Archivio per mese: ottobre 2003

Errorino su Google

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Errore Javascript su Google.it e Google.comWow non ci posso credere… e infatti sicuramente mi sbaglio, ma intanto: su Google.it e Google.com alle ore 17:15 del 23 ottobre 2003 c’è un problema con Javascript.

Per riprodurre l’errore è sufficiente disabilitare in Microsoft Internet Explorer il debug degli script dal menu Strumenti – Opzioni – Avanzate – Disattiva il debug degli script (questa opzione non dev’essere abilitata) e cercare su Google una frase che contenga il carattere apice, ad esempio “test d’ingresso”.

L’errore si presenta sicuramente su Windows 2000 Professional con Internet Explorer versione 6.0.2800.1106 (test su 2 macchine diverse in ufficio), probabilmente anche con altre versioni, qualcuno ha voglia di verificare? Ho provato ad effettuare la stessa ricerca su altri motori e non riscontro nessun tipo di errore. Se volete visualizzare lo screen-shot dell’errore completo basta cliccare sull’immagine.

Intanto invio una mail ai ragazzi di Google, vediamo che dicono, vi tengo aggiornati sul tipo di figuraccia che sicuramente farò con questo mega granchio 😀

Update: un amico su Windows XP con la stessa versione di IExplorer mi segnala che da lui è tutto ok, controllo però le opzioni abilitate e scopro che per generare l’errore dev’essere attivo anche “Visualizza la notifica di tutti gli errori di script”, quindi l’errore viene generato anche con Windows XP.

Update 25 ottobre: mi hanno risposto da Google, ovviamente quello americano e non quello italiano, dicendomi tradotto testualmente “Grazie per averci avvisato dell’errore che hai riscontrato utilizzando la nostra ricerca con delle parole contenenti un apostrofo. Abbiamo appena apportato alcune modifiche che dovrebbero aver risolto il tuo problema. Cortesemente facci sapere se l’errore permane.” Azz… hai capito quelli di Google? Il mio problema?! 🙂

Libri online e carta di credito

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Poco tempo fa ho comprato su IBS. Ho scelto loro perché offrivano per tutto il mese spedizioni gratuite (oltre una certa cifra) ed avevano alcuni pezzi che non riuscivo a trovare in libreria. Detto fatto e in due minuti sono al checkout, se non ché mi chiedono di inserire la carta di credito sul loro sito, non su quello di una banca!
Nonostante acquisti online da parecchio tempo, anche se non frequentemente, mi sono trovato spaesato davanti a questa situazione ed in pochi secondi ho desistito: l’immagine è tutto in questi casi. Subito faccio un giro su BOL che giustamente richiede le spese di spedizione per l’invio della merce, inoltre grazie ad un paio di ricerche sul newsgroup scopro che BOL ha spesso tempi di consegna un po’ più lunghi (aaah il passaparola online!) di quelli previsti.
A questo punto mi sento di rischiare su IBS, visto comunque chi c’è dietro al sito, e mio malgrado proseguo con l’ordine. Tutto fila liscio come l’olio: ordine, conferma, tempi di reperibilità del materiale, spedizione, consegna e addebito, i miei complimenti a IBS per il servizio offerto.


Considerazione personale: altro che “heavy-user”, caz!! Inconsciamente mi sono comportato come gli utenti descritti nei manuali di e-Commerce, e proprio per questo caro IBS, quante altre persone avranno abbandonato l’acquisto proprio all’ultimo passaggio? Non è questo un rischio inutile per un servizio così preciso?

I maestri dell’e-Commerce

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Purtroppo non riesco proprio a capire il perché di certe operazioni commerciali: Banca Sella, leader nel mercato italiano dei pagamenti online con carta di credito, offre un nuovo contratto chiamato “Verified by Visa“. Fin qui niente di male, il problema è che a conti fatti costa più del precedente, anzi, a dirla tutta non è proprio così, quindi riformulo: conviene solo a chi gestisce sistemi di Commercio Elettronico sufficientemente rodati.


Dare un vantaggio a chi è già tuo cliente ti permette di solidificare il rapporto, specie in un periodo in cui tutte le banche stanno proponendo soluzioni di e-Commerce. Fin qui tutto ok, ma non converebbe anche e sopratutto lavorare per l’acquisizione di nuovi clienti?


In ogni modo veniamo ai numeri (qui la tabella ufficiale di confronto).
Il “Verified by Visa” costa 400 euro di setup, lo “Standard” invece 103, ma quando il sistema più costoso offre dei vantaggi la differenza si può anche accettare.
La commissione, vero problema dell’e-Commerce e di Sella in particolare (per molti prodotti venduti online il margine è di poco superiore a quello richiesto come commissioni dalle carte di credito), passa dal 4% del contratto “Standard” al 2,9% del contratto “Verified by Visa”. Tuttavia quel “,9” finale mi sa tanto di astuta mossa di marketing: in soldoni infatti la commissione diminuisce dell’1% (1,1 per la precisione).
Nasce però una nuova commissione, pari ad 1 euro tondo, da associare ad ogni transazione andata a buon fine con “Verified by Visa”, alternativamente si può optare per un forfait annuale di 500 euro.
Il resto delle spese (storno, bollo, canone mensile) rimane identico al contratto “Standard”.
Questi sono i dati, ora facciamo qualche conto.


Supponendo di aprire un e-Commerce, di scegliere Banca Sella come gateway e “Verified by Visa” come contratto, le nostre spese fisse per il primo anno saranno: 400 euro di setup + un minimo di 121 euro di canone annuale (7,75 per il basic + iva * 12 a cui vanno aggiunti 10 euro di bollo per i conti correnti esterni a Sella), cioé  un totale di 521 euro. Adesso supponiamo che il nostro shop online riceva di media 1 ordine al giorno con carta di credito, ovvero 365 ordini l’anno. Le commissioni di “Verified by Visa” ci portano quindi ad incrementare la spesa totale di 365 euro (1 euro a transazione), ai quali va aggiunta una commissione del 2,9% sul totale. Supponiamo, rimanendo ovviamente su un livello molto basso, di ricevere ordini per una media di 10 euro l’uno si tratta di un totale 3650 euro il cui 2,9 % è pari a circa 105 euro. Per cui si tratta di sommare i 521 euro fissi di cui sopra, i 365 di commissione sulla transazione e i 105 di commissione sull’importo. Siamo alla (spaventosa) cifra di 991 euro per il primo anno! Se il nostro margine sul prodotto fosse pari al 6% fate un po’ i vostri conti.
NB: la stima e’ di 365 ordini da 10 euro ciascuno pagati tutti con carta di credito, di norma è improbabile che per il 100% degli ordini venga scelto questo metodo di pagamento.


Vediamo invece il contratto “Standard“: 103 euro di setup + 121 di canone annuale (7,75 per il basic + iva * 12 a cui vanno aggiunti 10 euro di bollo per i conti correnti esterni a Sella), quindi le spese fisse per il primo anno arrivano a 224 euro. Rimaniamo sull’esempio di prima di 365 ordini da 10 euro ciascuno tutti pagati con carta di credito: non ci sono commissioni sulla transazione ma “solo” sull’importo, pari al 4%, quindi 146 euro. Il totale è di 370 euro.


Per il secondo anno invece il totale del “Verified by Visa”, supponendo un tasso di crescita zero ovvero con gli stessi ordini e lo stesso importo, verrebbe a costare 591 euro, mentre il contratto “Standard” si attesta su 267 ovvero meno della metà.


Se invece il tasso di crescita si attesta su un valore più reale di questo esempio, ovvero un numero qualsiasi maggiore di 0, le cose cambiano notevolmente. Supponiamo che nel secondo anno gli ordini raddoppino, per cui 730 ordini da 10 euro ciascuno.


In questo caso “Verified by Visa” costerebbe: 121 di canone annuale + 500 euro di commissione transazione (il forfait, che immagino vada deciso a priori, supponiamo quindi di averlo fatto) + commissione sull’importo del 2,9% sul totale di 7300 euro, ovvero 211 euro. Per un totale di 832 euro, che è meno del primo anno, ma con il doppio degli ordini e nessuna spesa di setup.


Il contratto “Standard” si comporta diversamente: 121 di canone annuale + commissione sull’importo del 4% sul totale di 7300 euro, ovvero 292 euro. Per un totale di 413 euro, ovvero più del primo anno contanto gli ordini raddoppiati e nessuna spesa di setup.


Pertanto imho, ragionando sul discorso pochi/molti e sul totale alto/basso dei singoli ordini, per chi inizia conviene ancora il contratto “Standard”…


Update 17/10/03: a questo link alcuni messaggi di shop che l’hanno attivato e spiegano perché non conviene.

iTunes e territori inesplorati

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Questo post di Manuele su MList è davvero interessante:

Posso rivendere un brano acquistato presso il music store di Apple come se fosse un CD acquistato al negozio? Un tipo in USA ha messo un brano pagato 99cent su Ebay… l’asta è stata sospesa (dopo esser arrivata a circa $900.000), ma a tuttoggi Apple non ha preso decisioni in merito alla faccenda.
I dettagli qui: http://www.theregister.co.uk/content/7/32661.html
E i risvolti qui: http://www.theregister.co.uk/content/7/32674.html

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