Archivio per mese: novembre 2008

Il sito aziendale è morto? Risorgerà!

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Reti socialiOggi ho letto un post su [mini]marketing dove Gianluca si pone questa domanda “Il dubbio è: fino a quando servirà un sito scollegato dalla conversazione in corso? E perché continuare a usare i social media per portare traffico al proprio sito quando le persone vogliono rimanere nelle zone sociali della rete?“.

Io penso che i siti aziendali rimarranno per molto tempo delle isole a parte, però questo non vuol dire che siano scollegate dal resto. Secondo me l’evoluzione permetterà semplicemente una migliore e più alta integrazione dello strumento sito con gli strumenti sociali: per l’azienda la sorgente sarà sempre il proprio sito, ma la destinazione diventerà irrilevante.

Da questo punto di vista anche le aziende più evolute dispongono di un sito e questo è per loro il centro nevralgico delle attività online o quantomeno la versione ufficiale dell’immagine che l’azienda deve avere sulla rete. L’orticello privato, indipendente e personalizzabile al massimo secondo le proprie necessità. Probabilmente invece nasceranno nuove e più sofisticate possibilità per la distribuzione di contenuti (magari uno standard di comunicazione tra piattaforme), questo permetterà una relazione trasparente tra sistemi/tecnologie diverse permettendo il dialogo cross-platform tra utenti.

Lo scenario potrebbere essere qualcosa di simile a questo: l’azienda apre la selezione per la ricerca di una figura professionale e pubblica un articolo a tema sul proprio sito, automaticamente viene effettuato un broadcast su tutti i sistemi a cui partecipa (es. Facebook e LinkedIN). Le persone in relazione con l’azienda trovano il nuovo contributo sui servizi social di riferimento a cui sono iscritti e decidono di commentare oppure di proporre la propria candidatura sfruttando le funzionalità dei siti sociali stessi. Quindi scriveranno un commento direttamente su Facebook ed invieranno il proprio curriculum tramite LinkedIN. L’azienda riceverà queste informazioni direttamente nello strumento che utilizza come principale, cioé il proprio sito, e potrà decidere cosa rendere pubblico e cosa no, oltre ovviamente a continuare la conversazione con le persone in questione. Insomma, lato azienda, un solo posto dove produrre/fruire contenuti e relazioni..

I sistemi sociali si moltiplicano a vista d’occhio e nonostante si possano identificare dei leader ci sono comunque grosse fette di utenza irraggiungibili a causa della difficoltà a seguire tutto. Il problema principale sarà quindi il tempo (e i costi): è già così adesso per i privati e gli addetti ai lavori, a maggior ragione potrebbe esserlo per le aziende in futuro.

Probabilmente nasceranno soluzioni per agevolare la gestione delle identità sociali e delle conversazioni online, abbiamo visto gli esempi di Co.comment, Friendfeed, etc ma secondo me siamo ancora lontani dal coprire le reali necessità e c’è molto spazio di azione.

Voi cosa ne pensate: il sito morirà? Le aziende si sposteranno sui social network?

Foto da Wisetome.com

BuyVip: sconti e condizioni

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Oggi un amico mi ha fatto vedere un prodotto in vendita sul sito BuyVip.com ed ho deciso di iscrivermi. Il sito in questione permette di acquistare prodotti di marca con forti sconti, probabilmente grazie a stock e ad un elevato volume di vendita. Le offerte vengono pubblicate con frequenza, ma hanno una durata limitata nel tempo. Insomma davvero un mix perfetto infatti da qualche tempo servizi simili stanno spopolando sul web.

Inizio la fase di registrazione. Il modulo permette di indicare la persona che mi ha suggerito l’iscrizione al sito, allora informo il mio amico della presenza di un sistema referral e cerchiamo informazioni in merito. Il mio amico si collega a BuyVip ed entra nel sito fornendo il suo nome utente e password, subito trova nella colonna di sinistra un riquadro molto in evidenza che dice “Invita un amico e vi daremo 10€ ciascuno!“, appena sotto c’è il form per inserire la mail dell’amico (io) a cui mandare il suggerimento ed il pulsante per inviare.
Ecco l’immagine di come appare in questo momento il box per l’invito:

BuyVip: screenshot del riquadro per invitare un amico

Questa è una delle strategie più semplici, economiche e conosciute per l’acquisizione di nuovi utenti per un sito: chiedere l’aiuto delle persone già iscritte. In cambio di questa collaborazione viene normalmente offerto qualche vantaggio come uno sconto sull’acquisto, l’accesso a funzionalità premium, contenuti riservati e così via. Nulla di male, anzi un ottimo strumento per entrambe le parti.

Purtroppo però in quel riquadro non ci sono indicazioni aggiuntive, così, sia io che il mio amico, pensiamo di ottenere uno sconto di 10 euro a testa sul prossimo ordine. La realtà si presenta non appena arriviamo a completare l’ordine. Prima di tutto occorre che io, l’invitato, porti a termine un ordine perché il mio amico, lo sponsor, riceva i 10 euro di sconto promessi. Poi l’ordine deve raggiungere un valore minimo di 50 euro, spese di spedizione escluse, per usufruire del famoso sconto. Insomma due condizioni piuttosto vincolanti.

Infatti cercando meglio sul sito scopriamo che dal menu in alto “Invita” si accede ad una pagina con un altro form per invitare gli amici, qui è presente un asterisco ed un link alle “Condizioni” legate a questo sconto.

Conclusioni

Per gli addetti ai lavori risulta subito evidente l’impossibilità di regalare uno sconto senza essere sicuri di aver acquisito un utente vero ed univoco, purtroppo l’unico modo per ottenere questa certezza online è la conclusione ed il pagamento di un ordine. Altrimenti nulla ci vieterebbe di truffare il sistema creando 100 indirizzi fasulli e registrando i relativi utenti per ottenere uno sconto più corposo. Tuttavia queste considerazioni non sono comuni a tutti coloro che utilizzano internet quotidianamente, per questo è importante aggiungere nel famoso riquadro un link ben visibile alle condizioni (dannati asterischi!!).

Sciopero generale? Calano gli ordini online!

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Giovedì 30 ottobre notiamo un drastico calo degli ordini su alcuni e-Commerce che seguiamo: stiamo parlando di un -25% circa rispetto all’andamento dei giorni e dei mesi precedenti. Abbiamo un trend storico piuttosto ampio con cui confrontarci ed ovviamente non è stato modificato nulla sul sito né sono state ritoccate le campagne pubblicitarie, quindi stesso budget e nessun problema tecnico segnalato. Insomma tutto corrisponde alla normale attività, tranne il numero di ordini.

A questo punto analizzando il traffico sul sito notiamo un calo delle visite che corrisponde grossomodo a quella percentuale (poco meno in realtà). Come mai? Un collega dal profondo pensiero laterale ipotizza e ricorda: oggi c’è lo sciopero generale! Vero. Manifestazione a Roma per il decreto Gelmini, scuole chiuse e così via.

Il profilo del principale cliente di questi shop (donna 30-50), effettivamente, si avvicina molto alle persone coinvolte direttamente o indirettamente da questo tipo di sciopero: ad esempio a causa delle scuole chiuse è probabile che molte mamme siano dovute rimanere a casa in compagnia dei bambini. E questo viene confermato dal fatto che, secondo i dati storici di cui disponiamo, il maggior numero degli acquisti avviene durante l’orario lavorativo.

Il giorno dopo, venerdì, il ritmo degli ordini rimane un pochino più basso del solito, probabilmente per via delle persone che hanno fatto “ponte”, ma i dati del weekend e del lunedì successivo sono tornati normali: seppur limitate queste informazioni confermano l’ipotesi.

Insomma in questo caso pare che uno sciopero offline incida (negativamente) sugli acquisti online. A questo punto però sarei curioso di sapere se avete esperienza di qualche servizio/sito/azienda che da uno sciopero invece ci… “guadagna”.

Lavorare sul codice di terzi

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Sicuramente vi sarà capitato di mettere mano ad un lavoro iniziato da altre persone. Vengono i brividi al solo pensiero, eh? Comprensibile: di solito è una delle attività più noiose e complesse che possano capitare, specie se di mezzo ci sono problemi da risolvere e manutenzioni da effettuare.

In questi casi succede spesso che l’azienda che ha curato il progetto fino a questo momento abbia deciso di trasferire la sua sede alle Cayman o che il referente risulti in qualche modo irraggiungibile. Bisogna mettersi il cuore in pace ed iniziare i lavori senza alcuna documentazione e senza il minimo supporto. Insomma un bel problema, dato che il sito fa’ parte delle attività core, almeno nel nostro esempio.

A questo punto si aprono più strade:

  1. sviluppare il tutto ex-novo offrendo al cliente garanzie e documentazione per il futuro (costo a progetto e tempi lunghi)
  2. studiare superficialmente quanto disponibile e risolvere solo i problemi contingenti (costo a ore e tempi brevi)
  3. studiare il materiale in maniera approfondita e apportare anche revisioni profonde, dove necessario (costo mix e tempi medi)

Di norma preferisco fare un minimo di analisi e proporre tutti gli scenari mettendo in rilievo costi/benefici di ognuno, provo a vestire i panni del cliente e gli spiego cosa sceglierei al posto suo e perché, infine gli chiedo di prendersi il giusto tempo per pensare/scegliere e fisso un incontro.

Voi come agite: spingete verso una scelta (quella oggettivamente migliore per la vostra esperienza o quella migliore per il contesto) oppure fornite al cliente tutti gli strumenti per scegliere e poi aspettate? E che riscontri avete?

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