Archivio per mese: febbraio 2009

e-Commerce: poca chiarezza sulle spese accessorie

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e-Commerce: la chiarezza è importanteLa prima cosa che mi aspetto di trovare su un sito che vende online è un prezzo chiaro e dettagliato: prodotto + spedizione. Purtroppo questo non capita sempre e, anche se mi sono abituato a cercare asterischi e minuscole note nelle offerte, qualche volta… cado ancora nella trappola (nonostante il tipo di lavoro che faccio e le diverse esperienze di acquisto sul web!).

Mi è successo recentemente: cerco online un prodotto non disponibile nel negozio vicino casa, lo trovo sul sito Giochinscatola.it dove – che fortuna! – è anche in offerta, il prodotto costa solo 9,95 euro e lo aggiungo al carrello.

Vengo portato sulla pagina di riepilogo, ma qui non sono indicate le spese di spedizione (continuando verso la “Cassa” mi obbliga alla registrazione), quindi non conosco ancora il totale del mio scontrino. Così mi rimbocco le maniche e cerco nelle pagine del sito informazioni più precise sulle spese di spedizione, scopro che sono un forfait di 9 euro, consegna in 1 giorno lavorativo, tramite corriere. Bene, torno indietro, mi registro e continuo. Dopo il login il sito mi mostra il riepilogo comprensivo delle spese di spedizione; nella stessa pagina scopro anche la possibilità di rititrare gratuitamente il prodotto presso un “pick-up point” se non ho particolare fretta. Ottimo, io non ho fretta: cerco il punto di ritiro più vicino e opto questa strada azzerando le spese di spedizione (a saperlo prima, grr!). Procedo.

Ora il sistema mi invita a scegliere quale metodo di pagamento utilizzare tra vaglia, bonifico, carta di credito, etc. Desidero pagare con carta di credito, opzione che riporta esattamente la seguente nota:

Carta di Credito/PayPal/Postepay (commissioni +3%)
*** ATTENZIONE X PAGAMENTI PAYPAL VEDI NOTA QUI SOTTO ***

Al termine del pagamento su Paypal clicca su “torna al sito GiochinScatola” per la conferma finale dell’ordine. In ogni caso scriveteci se non ricevete conferma con il Vs numero d’ordine via email da GiochinScatola.it entro 24h

Quindi scopro ora che dovrei pagare il 3% in più sul prezzo del prodotto, cioé 0,30 euro aggiuntivi. Lo trovo ingiusto (ad esempio Banca Sella lo vieta nei suoi contratti, certo con altri scopi, ma tant’è), specie se comunicato a questo punto del processo di ordine, tuttavia decido di continuare lo stesso perché il mio totale è molto basso.

Ricapitolando dovrei spendere: 9,95 di prodotto + 0 di spedizione perché ritiro al pickup point + 0,30 di commissioni. Continuo e arrivo al pagamento vero e proprio, inserisco i dati della carta e concludo correttamente l’ordine come richiesto nella nota. Risultato? Il gateway di pagamento mi addebita 9,95 euro di prodotti + 0,65 di commissioni (non 0,30 come indicato), inoltre Paypal mi carica la carta di credito di 1 ulteriore dollaro per la transazione (anche questo non è menzionato sul sito).

Certo 1,35 euro in più non è nulla, per carità, e sono certo che non ci sia malizia da parte del merchant, ma si tratta comunque di un grosso grosso grosso difetto di comunicazione e di trasparenza. Infatti bisogna tener conto che queste piccole esperienze negative non danneggiano solo il sito in questione, ma l’intero settore, in quanto contribuiscono a creare un’idea sbagliata e negativa di quello che invece è la vendita online. Come se non bastassero la TV ed i giornali…

Come usare i Social Network

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Leggo da Stefano che il New York Times ha stilato una serie di regole e consigli per i propri collaboratori, nel tentativo di aiutarli ad utilizzare correttamente le reti sociali (es. Facebook). Eccone qualcuna, non tradotta letteralmente:

  • non scrivere nulla che non scriveresti nel tuo profilo pubblico professionale o sul tuo blog
  • fai attenzione a chi è tuo “amico”, i suoi contenuti potrebbero causarti imbarazzo di vario tipo
  • comunica con le persone di cui trovi l’indirizzo mail sulla rete sociale, ma fallo con educazione e discrezione

A prescindere dall’aspetto professionale sembrano i consigli della nonna: tutte chiacchiere, indicazioni scontate e comunemente accettate? Falso! Purtroppo molte persone – spero non la maggior parte – utilizzano male i social network, dove con “male” intendo semplicemente in un modo che potrebbe causare loro piccoli e grandi problemi in un futuro più o meno prossimo. E in un certo senso sono contento di sentire, ogni tanto, le stesse cose in TV.

Parlo della superficialità con la quale diversi utenti rendono pubbliche informazioni personali: dal dove vivi al cosa fai, dalla vita sentimentale agli amici ed alle relazioni, dall’organizzazione della serata fino a qualsiasi attività privata. Credo che esista uno strumento opportuno per comunicare/relazionarsi con i propri contatti, in base a quello che hai da dire (newsgroup, mail, chat, reti sociali, etc), ed è importante imparare a scegliere quello giusto per ogni occasione.

Anche in questo caso lo strumento è fantastico e indubbiamente ricco di vantaggi, per capirci io sono “pro”: ognuno deve però trovare il modo di usarlo al massimo delle sue potenzialità con il minimo rischio per sè stesso e per i propri contatti.

My two cents.

Servizio online: gratuito Vs pagamento

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Antirez ha reso pubblico, all’interno del suo blog personale, un ragionamento sul futuro di Lloogg, l’originale servizio di statistiche da lui ideato e sviluppato.

La situazione è la seguente: Lloogg è un servizio che ha riscosso un discreto successo, a prescindere da qualche problemino tecnico dovuto anche al buon numero di utilizzatori. E’ partito come un esercizio di stile che però ha iniziato a sottrarre tempo e risorse al lavoro principale, dunque è arrivato al bivio: semplificare il servizio, renderlo perfettamente funzionante ed a pagamento oppure disattivarlo. Gli utilizzatori si dividono. C’è chi sarebbe disposto a pagare e chi, invece, preferirebbe abbandonare il servizio.

Trovo che la discussione generata nei commenti sia molto interessante, in particolare una risposta di Salvatore Sanfilippo, cioé Antirez stesso:

Emanuele: perche’ e’ triste? Non sono d’accordo. E’ una follia quella a cui ci hanno abituati, che sul web tutto e’ gratis. E’ una manipolazione del mercato da parte dei big. E grazie a questa manipolazione ti ritrovi senza nessun concorrente di Gmail fatto da una piccola societa’ che ti proporrebbe *davvero* innovazione, tanto per farti un esempio. Il “tutto gratis” e’ una cosa che conviene solo in apparenza, in realta’ mette una serie di applicazioni chiave nelle mani di pochi monopolisti, a discapito dell’utente che non puo’ avere il meglio.
p.s. tra l’altro e’ gratis solo in apparenza. Quasi sempre ci va di mezzo qualcosa, ad esempio la tua privacy per prendere il caso di Gmail, che targhettizza gli adsense che vedi anche *altrove* grazie alla analisi (automatica, per fortuna) della tua posta.

Voi cosa ne pensate?

Facebook: la proprietà dei contenuti

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FacebookE’ importante far notare che il popolare social network abbia cambiato le condizioni d’uso dei suoi servizi, anche perché si tratta di testi noiosi, che quasi nessuno legge integralmente prima di iscriversi ad un sito.

Come spiega Giovy, la precedente versione concedeva a Mark e compagni il diritto di utilizzare i contenuti prodotti dagli utenti fino a quando questi non venivano cancellati da Facebook, quindi l’utente rimaneva di fatto proprietario di quello che pubblicava, nello specifico: “you retain full ownership of all your User Content“.

Le nuove condizioni invece non riportano più queste righe e di conseguenza l’utente cede a Facebook tutti i diritti di utilizzo di quanto carica sul sito: articoli, informazioni, fotografie, e così via. Nello specifico: “You hereby grant Facebook an irrevocable, perpetual, non-exclusive, transferable, fully paid, worldwide license (with the right to sublicense) to (a) use, copy, publish, stream, store, retain, publicly perform or display, transmit, scan, reformat, modify, edit, frame, translate, excerpt, adapt, create derivative works and distribute (through multiple tiers)…“.

La discussione nei commenti del post originale è accesa e vengono dettagliati alcuni punti interessanti.

Update: come dice Attivissimo, Facebook è tornata sui suoi passi, ma il fatto che possano modificare a piacimento, quando vogliono, le condizioni anche in maniera retroattiva… rimane una realtà.

Internet, un dono per l’umanità

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Così Papa Benedetto XVI ha definito la rete: uno strumento utile, anzi un dono. Tanto da consolidare la presenza in rete del Vaticano con un canale video su YouTube dedicato alle attività del pontefice.

Insomma internet è uno strumento e come tale, se utilizzato bene, porta benefici è positività. Per fortuna sul mainstream non passano solo notizie di frodi online e cronaca nera legata a Facebook: ogni tanto capita qualcosa che offre una percezione della rete come strumento di comunicazione nuovo, completo e aggregante. In questo caso si tratta anche di una citazione decisamente autorevole. 😉

La mia speranza è che si riduca l’allarmismo tipico dei servizi giornalistici e che, di conseguenza, anche i non “addetti ai lavori” inizino ad utilizzare internet senza paura, ma con la giusta e adeguata attenzione. La stessa che chiunque metterebbe in ogni situazione nel quotidiano.

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