Archivio per mese: marzo 2009

Design vs Cliente

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Quante volte capita, nella realizzazione di un progetto web, di dover mediare tra la nostra esperienza (cioè quello che crediamo sia buono e giusto) e le richieste di un cliente? Aah, il dubbio amletico. Certo il cliente ideale è quello che si affida e, una volta stabilito insieme l’obiettivo e le specifiche, lascia volentieri a terzi il compito di realizzarlo al meglio. Sfortunatamente non ne esistono molti. 🙁

Il layout è di solito quello che soffre maggiormente il confronto dato che si tratta della parte del lavoro più in vista, comprensibile ed estremamente soggettiva. Capita che interi ragionamenti sull’interfaccia, sull’usabilità e motivate scelte sulla posizione di alcuni elementi si sgretolino davanti ad un poco interesse in favore della semplice estetica o del gusto personale. Curiosamente capita anche l’esatto contrario. Ecco la situazione nella quale bisogna mediare tra colleghi designer inferociti e clienti più o meno esperti.

Di esempi sono pieni forum e gruppi di discussione, ma anche il quotidiano di chi lavora in questo campo: meglio il giusto (teorico) o il gusto del cliente? Conviene lasciare 10 spazi ADWords sulla home page di un sito di vendita oppure invitare alla ragione? E’ un bene acconsentire ad un doppio form di ricerca nella stessa pagina? E cosi’ via…

Il teamCome comportarsi?

Mettere in produzione tutte le richieste del cliente, in quanto pagante, ci trasforma in semplici esecutori mentre possiamo e vogliamo offrire molto di più. Anche in questo caso la verità si trova (quasi) nel mezzo: personalmente mi trovo spesso a ragionare con i clienti consigliando con vigore alcune scelte, portando case history e motivazioni a corredo, ma penso sia giusto e sacrosanto lasciare la decisione finale a chi, di fatto, si troverà ad essere rappresentato da quel risultato. Quindi proposte a confronto, elenco vantaggi/svantaggi, decisione. Qualche volta bisogna metterci una pietra sopra, altre volte invece l’interlocutore dimostra di apprezzare la consulenza e il nostro impegno.

Piccole delusioni

Purtroppo questo non è sempre facile da comprendere per tutto il team, specie per tecnici e creativi che giustamente “firmano” in qualche modo un lavoro che non li rappresenta al 100%. Infatti dopo aver messo tutto l’impegno e l’esperienza, dopo aver operato scelte su ogni dettaglio ed aver dato fondo alla precisione più paranoica, il cliente – spesso meno competente da questo punto di vista – decide di cambiare qualcosa “solo” per un gusto estetico o un piacere personale. Insomma in ogni progetto c’è molto di chi lo ha realizzato ed è quindi comprensibile il piccolo dispiacere che si può provare in queste situazioni.

Sono curioso di conoscere la vostra esperienza: se capita anche a voi come vi comportate?

Utilizzo dei motori di ricerca: keyword composte

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Durante il Search Marketing Expo di Santa Clara i ragazzi di Hitwise hanno aggregato e reso pubblici alcuni dati interessanti sulla modalità con cui le persone effettuano ricerche sui motori:

Parole per ricerca 2007 2008 2009
1 parola 24.5% 21.1% 20.4%
2 parole 25.7% 24.9% 23.6%
3 parole 20.7% 21.9% 21.8%
4 parole 13.3% 14.5% 14.9%
5 parole 7.5% 8.2% 8.7%

 

Si nota chiaramente che le ricerche per chiavi composte da una o due parole sono in discesa, mentre quelle più articolate stanno aumentando: insomma sembra che stiamo imparando ad utilizzare meglio i motori di ricerca. Sarebbe interessante capire se poi le ricerche con 3, 4, 5 parole nella query riescono a soddisfare l’utente aiutandolo a trovare più velocemente quello di cui aveva bisogno.

Via motoricerca.

La posta elettronica è morta

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Lo dice una ricerca di Nielsen e la cosa, tra l’altro verificabile quotidianamente, mi fa un po’ tremare. Più di una volta mi è capitato di scrivere una mail privata ad un amico e ricevere la risposta su Facebook, a volte anche in bacheca!

Gli strumenti per la posta elettronica disponibili sui social network sono (ancora) molto primitivi e il problema della riservatezza dei dati – e del backup – è sempre più pressante. Specie con la diffusione di un modus operandi piuttosto superficiale che spero non esca dall’eccezione per diventare la regola.

Preparatevi: toccherà dismettere il vostro client preferito. 🙂
Cosa ne pensate?

Usabilità dei form

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In questi giorni mi è capitato di assistere ad un paio di curiose situazioni sull’utilizzo dei moduli (form) online, la prima riguarda un errore di comprensione mentre la seconda un errore di famigliarità.

Primo caso – Errore di comprensione

Qualche settimana fa ho aiutato un’amica a registrarsi su Facebook dato che il sito non voleva saperne di portare a termine con successo la procedura. Ora, dopo averle mostrato le funzionalità principali, mi richiama perché, a suo dire, Facebook non le permette più di entrare.

Al telefono facciamo qualche prova – con scarsi risultati – mentre dal mio computer riesco senza problemi ad entrare in Facebok utilizzando i dati del suo account. Insomma, tutto normale. Incuriosito decido di passare da lei per una verifica e…

Ci sediamo davanti al suo PC, chiudo tutte le applicazioni e le chiedo di effettuare passo per passo le stesse operazioni che compiva al telefono mentre io, al suo fianco, la osservo. Urca, effettivamente non riesce a collegarsi, anzi non ci riuscirà mai! Il motivo? Inserisce il nome utente e la password nello stesso form con il quale si è registrata.

Morale: il social network più famoso ed utilizzato al mondo ha ben 2 form sulla prima pagina e poco altro, così qualche utente alle prime armi (chissà quanti!) non comprende istintivamente che un modulo serve solo per la registrazione e l’altro solo per effettuare il login.

Secondo caso – Errore di famigliarità

Con un cliente ci troviamo davanti ad un sito di terzi, sul quale dobbiamo compilare un form per la richiesta di informazioni. Si tratta di una dozzina di campi che il cliente riempie piuttosto velocemente. Una volta inserito il valore nell’ultimo campo fa per cliccare sul pulsante di invio del form. I pulsanti presenti sotto il modulo sono due, ma l’utente non legge e nella fretta clicca sul primo ipotizzando che fosse quello per confermare ed inviare i dati.

Purtroppo invece si tratta del pulsante di “reset”, così tutte le informazioni introdotte fino a quel momento vengono perse. Bene, questa persona riprende a scrivere tutto e… nella fretta clicca ancora sul primo pulsante. Punto e a capo.

Morale: probabilmente alcuni utenti alle prime armi (chissà quanti!) non leggono le etichette dei pulsanti, quindi suppongono che il primo sia quello utile al loro scopo e cliccano. Inoltre, se posso permettermi una personalissima opinione alla Fantozzi, utilizzare il pulsante reset è davvero… “una cagata pazzesca“. 🙂

Lo spammer investe poco in comunicazione

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SpamSono sicuro che gli spammer, cioé coloro che inviano mail indesiderate più o meno truffaldine, investono moltissime risorse per acquisire illegalmente il maggior numero di indirizzi e-Mail. A questo punto mi chiedo perché li utilizzino così male, voglio dire: hai fatto 30… fai 31!

Le mail spam e quelle di phising sono spesso scorrette dal punto di vista grammaticale, maltradotte ed anche poco attraenti. Perché? Quando a livello professionale si mette in progetto l’invio di una comunicazione ad un gran numero di utenti vengono previsti anche diversi controlli e varie revisioni.

Potrebbero ad esempio pagare un traduttore e pensare meglio al layout delle mail. Sai che impennata sul tasso di conversione della truffa? E invece no. Giuro che non riesco a spiegarmelo. E’ un po’ come assumere Dante per scrivere un documento sotto dettatura. Ok, va bene, scusate la metafora. 😀

Oggi un parente mi chiama preoccupato dopo aver ricevuto una mail da eBay in cui gli si intima un pagamento e una transazione, pena un giudizio negativo. Ovviamente lui non ha mai utilizzato eBay in vita sua ed a stento sa’ di cosa si tratta, ma il timore del feedback pubblico raggiunge anche i meno esperti. Ovviamente la mail è scritta in un italiano che nemmeno Dan Peterson. Eppure.

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