Archivio per mese: febbraio 2010

Mail obbligatoria? Prima ci provo senza!

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Del perché si creda che gli utilizzatori di un servizio siano stupidi non c’è memoria storica. E’ da sempre così: chi progetta o sviluppa tende ad etichettare le persone come “utonti” (sì, la “o” è voluta) salvo poi commettere errori banali che complicano l’esperienza d’uso e riducono il tasso di conversione. La considerazione del titolo di questo post, sicuramente superficiale, è nata proprio dall’analisi di una mia dimenticanza.

Il fatto

Succede che pubblico la nuova versione di un sito che raccoglie diverse migliaia di iscritti al giorno, ma durante alcuni test mi segnalano che il form di registrazione non funziona correttamente su Google Chrome. Nello specifico il form è stato realizzato in Flash (per motivi storici che ora non sto a spiegare) e sembra che con il browser citato non sia possibile digitare il carattere “@” nel campo della mail. Piuttosto controproducente, no? 😉
Non c’è tempo di cercare soluzioni o di rifare i form in Flash, questo per via della necessità di un rilascio immediato e anticipato rispetto la scadenza (ricordate il discorso sullo stress della pubblicazione?). Con il gruppo di lavoro optiamo quindi per il workaround più veloce, cioè l’utilizzo della versione alternativa del form in HTML/CSS. Realizzato, testato, pubblicato.

Qualcosa non torna

Analizzando le statistiche del sito nelle ventiquattr’ore seguenti e confrontando i numeri con le nuove anagrafiche in DataBase si evince che ci sono più tentativi di registrazione per ogni utente registrato con successo. Indagando meglio scopriamo che non abbiamo inserito alcun controllo sui dati “lato client”, ma solo “lato server” (dannata fretta!). Cosa significa? Semplice: il form in questione conteneva una serie di campi pre-compilati tramite tendine select ad eccezione di uno, la mail, che le persone non riempivano con il loro indirizzo. Cliccando per procedere il sistema inviava i dati allo script il quale avvisava l’utente della dimenticanza, questo tornava indietro, riempiva il campo mail e procedeva, completando di fatto la registrazione.

Imparare dagli errori

Mea culpa: ho dimenticato di far sviluppare un controllo preventivo sui dati inseriti nel form, cosa che invece era presente nella versione in Flash. Detto questo cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno – e svincolarmi con classe dalla dimenticanza 🙂 – aggiungendo che abbiamo inavvertitamente sottolineato un comportamento tipico: l’avversione nei confronti dei form da compilare e soprattutto del fatidico campo mail (l’oro del web).
Su circa 10.000 conferme/errori abbiamo circa 3.000 registrazioni a buon fine, significa che come minimo il 30% di chi ha compilato il form ha provato a proseguire senza inserire la propria mail. Insomma quando l’obbligatorietà del campo mail è poco chiara, nel dubbio, l’utente prova a non metterla. Allo stesso modo quando l’obbligatorietà di un dato non viene esplicitamente indicata, l’utente preferisce non riempire tale campo.

Da questo si deducono tre importanti insegnamenti:
1- quando l’inserimento di un dato è facoltativo conviene proprio non metterlo nel form (migliore esperienza utente, maggiore conversione, l’infinitesima percentuale di persone generose non offrirebbe alcun vantaggio)
2- se proprio bisogna inserire anche i campi facoltativi conviene indicare sempre e con estrema chiarezza quali sono invece obbligatori
3- in base all’obiettivo del form è bene inserire anche dei controlli sui dati “lato client”

Google acquisisce Fineco

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Ok ok è uno scherzo, non vorrei che pensaste a nuovi servizi di online banking generosamente offerti da big G all’utenza italiana. 😀

Il titolo nasce da una semplice constatazione: quando l’altra sera ho ricevuto l’avviso della funzionalità di Google Buzz ho pensato subito all’istituto emiliano (potenza del marketing). Infatti la campagna acquisizione clienti 2010 della famosa banca ha come nome Fineco Buzz ed è stata lanciata nello stesso periodo in cui è stato ufficializzato il nuovo servizio di Google. Curioso, no?

Fineco Buzz

A conferma di questa coincidenza scopro da Andrea che non sono l’unico a notare certe cose, anzi lui aggiunge “Qualche tempo fa, quando tutti cercavano disperatamente di entrare in Google Wave, hanno lanciato la campagna FinecoWave“. Non ho potuto fare a meno di verificare per scoprire che le date coincidono.

Fineco Wave

Caro reparto marketing…

Ammesso che non si tratti di coincidenze mi permetto di suggerire alcune nuove funzionalità e servizi:

FinecoAnalytics

Uno strumento in grado di generare report statistici sulla storia bancaria del correntista.

FinecoDocument

L’archivio di tutta la documentazione storica legata al correntista: estratto conto, bollettini, comunicazioni in/out…

FinecoAlert

Uno strumento che avvisa tramite mail quando un determinato titolo sale o scende rispetto al valore prefissato.

FinecoLabs

Le beta di tutti i servizi e le funzionalità in sviluppo per i vostri utenti.

FinecoCalendar

Il calendario degli eventi legati al conto: l’acquisto di titoli, le entrate e le uscite, i RID…

FinecoEarth

La raccolta dei Point Of Interest per navigatori GPS con tutte le banche affiliate e la rete di agenti (ovviamente navigabile in 3D).

FinecoGruppi

Una zona social – che diamine oramai ce l’hanno tutti! – nella quale i correntisti possano scambiare pareri e relazionarsi.

FinecoTalk

Una live chat con il supporto clienti perché l’attuale servizio telefonico è un po’ scomodo.

E chissà cos’altro… 😛

Google Buzz: l’attacco dei cloni

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Google BuzzSe disponi di una casella GMail probabilmente sai già di cosa sto parlando. Qualche sera fa, nel tentativo di controllare la posta, mi sono imbattuto in una schermata di avviso della nuova funzionalità social di Google, Buzz. Forse un modo un po’ invasivo di presentare la nuova caratteristica, tanto che di primo acchito m’è preso un colpo, ma come per ogni nuovo progetto che salta fuori dal cappello di big G… ne parlano già un po’ tutti. Non aggiungo quindi recensioni o tutorial, bensì una semplice considerazione.

Cos’è Google Buzz?

Google Buzz è un aggregatore di contenuti personali da condividere con i propri contatti (o pubblicamente) i quali possono commentare ed avviare discussioni a riguardo. Insomma una sorta di FriendFeed con la comodità dell’integrazione nella casella di posta (damn, addio paranoia del “mark as read”) ed un bacino di utenza consolidato. Per farla corta riporto un video che illustra la nuova funzionalità:

Google Buzz screenshotUn altro clone

Ed ecco il mio personalissimo parere, espresso oggi con un twit: “maledice Buzz: un’altra cosa da seguire… uhmpf il futuro è la centralizzazione, mannaggia 🙂“. Insomma in un’era dove il tempo è la risorsa più scarsa abbiamo un altro clone di servizi perfettamente rodati e funzionanti, qualcosa che potrebbe creare un ulteriore canale di informazioni, nuovi flussi da seguire ed ancora tanta segmentazione. Secondo me si poteva fare di più.

Qualcuno in risposta mi ha fatto notare che c’è sempre la possibilità di “non seguire. C’è turn off Buzz nel footer di GM. Hai il coraggio di cliccarci sopra?“. Il punto è proprio questo: se una buona percentuale dei contatti utilizzerà Google Buzz invece di FriendFeed (che secondo me è una delle migliori idee di sempre) o di Twitter o di Facebook… beh nessuno potrà permettersi di non esserci. Con questo non voglio dire che la concorrenza sia controproducente, fossi matto, semplicemente aspiro alla comodità ed al risparmio del tempo.

Il mulino che vorrei

Ecco, io sogno un servizio che centralizzi in maniera definitiva i flussi di contenuti di tutti i miei contatti, nessuno escluso (quantomeno non escluso per limiti tecnici o per utilizzo di tecnologie/piattaforme differenti). Ne parlavo anche nelle conclusioni di questo post. Spero che a tendere si trovi il modo di razionalizzare tutto questo stream e che la cosa diventi solo più semplice da seguire. Chiedo troppo o il rumore ci seppellirà?

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