Archivio per mese: aprile 2010

La fine dei libri come li abbiamo sempre conosciuti

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Da anni usiamo ed apprezziamo la multimedialità nei contenuti, perché li rende più ricchi, completi e gradevoli, ma fino ad oggi – internet a parte – l’abbiamo trovata solo sui classici CD-Rom. Per ovvi limiti del supporto la fruizione è sempre stata relegata alle mura di un ufficio, di una casa o di una scuola, principalmente a causa della necessità di un computer, nel senso stretto del termine (mai visto qualcuno che consulta un CD-Rom multimediale in strada con il portatile :-D).

Forse la rivoluzione sta proprio nella mobilità. Oggi si parla di un dispositivo ultra portatile – che sia un e-Book reader, uno smartphone o altro – che possa contenere e riprodurre libri in formato elettronico, offrendo un’esperienza d’uso immersiva e di alta qualità. Parliamo di qualcosa simile a:

Pareri eh, per carità. Ma non ci vedo così lontani dal sorpasso, specie con queste premesse. Senza considerare che poi c’è chi, pur apprezzando il supporto cartaceo, si concentra molto di più i contenuti e sulla loro fruizione, chiedendosi se e quanto i nuovi formati saranno in grado di abbattere i costi. Insomma, per poter leggere di più.

E la scuola? Se il concetto di eBook dovesse arrivare tra i banchi sarebbe davvero l’inizio della rivoluzione (sia culturale che economica). Ho avuto modo di parlare con alcuni docenti delle scuole dell’obbligo e sono i primi a dire che, nel caso, lo scoglio più grande sarebbero loro. Per gli studenti, a parer mio, nessuna barriera di ingresso e solo vantaggi. Come non dimostrare curiosità, interesse, memoria e comprensione per l’argomento dopo aver studiato su un libro di questo genere:

Considerata la nuova generazione, che nasce insieme a questa realtà, mi sono lanciato in un pronostico controcorrente : 10 anni per il sorpasso. E qualcuno, ironicamente, me l’ha segnato sul Google Calendar per il 14 aprile 2020.

Che ne dici, meglio Nostradamus?

e-Commerce: le piattaforme progettate dagli sviluppatori

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Qualche giorno fa mi sono scontrato con una situazione piuttosto diffusa – sembra – nell’eCommerce italiano. Stavo compilando una lista dei negozi online che rispondessero ad un paio di caratteristiche: la sede in una precisa zona geografica ed una comunicazione particolarmente “aggressiva”.

Gira che ti rigira archivio qualche decina di shop: alcuni dall’aspetto professionale altri più amatoriale, alcuni molto curati graficamente altri meno, alcuni generalisti modello “mall” altri super settoriali, comunque arrivando a coprire diverse categorie merceologiche.

No marketing no cammello

La cosa curiosa? Ho perso tempo. Quasi nessuno degli e-Commerce censiti conteneva uno spazio dedicato alla comunicazione, men che meno in home page. Nella quasi totalità dei negozi, invece, ho notato la struttura tipica delle piattaforme più conosciute, segno che ben pochi hanno avuto la premura di personalizzare qualcosa, oltre al layout.

Programmatore sviluppatore<br />
developer di piattaforma per e-Commerce

Supponendo che il merchant abbia scelto – discutibile, ok – di non investire nulla in marketing mi chiedo questo: se la piattaforma fosse davvero abilitante in tal senso, il venditore opterebbe comunque per evitare ogni forma di comunicazione? Viene da pensare che la piattaforma non preveda funzionalità orientate alla vendita oppure che non siano molto in vista o ancora non così facili da usare (avete mai provato a spiegare l’utilizzo di OpenX ad una persona che lavora in un altro settore?). Impossibile credere che tutti questi merchant abbiano consciamente deciso di vendere… meno!

Specializzazione

Di fatto le piattaforme vengono progettate e realizzate dagli sviluppatori e, per carità, sono perfette. Perfette dal punto di vista della sicurezza, delle funzionalità e dell’architettura. Integrabili, flessibili e scalabili. Ma sono in grado di offrire gli strumenti per vendere davvero?

Nei casi analizzati il software si limita ad essere un ottimo strumento tecnico piuttosto che diventare un valido alleato per il commercio. Probabilmente queste piattaforme vengono progettate da chi cura a puntino il motore, ma non pensa (per estrazione) all’usabilità, alla comunicazione e alla conversione, mancando di fatto l’obiettivo per il quale verranno poi adottate: la vendita online.

Hai mai avuto esperienze simili?

e-Commerce: telefono sì, telefono no

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Giovedì scorso ho partecipato alla “Tavola rotonda sull’e-Commerce” in provincia di Vicenza e mi sono segnato un paio di spunti da riportare qui.

Nella prima parte della mattinata c’è stata una breve discussione tra pubblico e relatori riguardo la presenza del telefono su un sito che vende online, pareri a favore (vendo di più) e pareri contrari (costi di gestione). Nella seconda parte uno dei relatori ha raccontato l’esperienza di un sito che segue come consulente: nel suo caso il 70% degli ordini arriva tramite telefono e quasi tutti sono indotti dal sito.

Insomma ci sono una serie di vantaggi nel mettere ben in evidenza il numero di telefono, su tutti di certo l’incremento della fiducia nel sito e quindi una maggior propensione all’acquisto online. Per alcune tipologie di prodotto (e di margini) un supporto telefonico può anche aiutare le persone che non riescono o non vogliono ordinare da sole online e – why not – mettere in atto strategie di cross-selling (propongo altri prodotti correlati) e up-selling (propongo più pezzi dello stesso prodotto).

Certo questo presuppone nuovi costi ed un’ottima organizzazione, ecco perché bisogna verificare preventivamente se c’è convenienza lato merchant. Come? Misurando. E’ possibile attivare un numero di telefono (magari virtuale) dedicato allo shop online – diverso da quello aziendale o da qualsiasi altro recapito esistente – e metterlo ben in vista su tutte le pagine del sito per un periodo che faccia statistica.
Conteggiando le chiamate ricevute in proporzione alle visite, le vendite effettuate o modificate al telefono, la tipologia di richieste, gli orari e la durata delle chiamate, i margini sui prodotti venduti, etc si può verificare la convenienza nell’offrire quest’altro mezzo di acquisto e relazione.

Probabilmente non esiste una risposta generica e la presenza del telefono ben in evidenza su un sito di e-Commerce deve essere valutata caso per caso. Invece, senza dubbio, è buona norma inserire il telefono nei contatti: relegato nella pagina delle informazioni aziendali offre quantomeno una parvenza di professionalità.

Cosa ne pensate? Sul vostro e-Commerce pubblicate un numero di telefono? Avete verificato dei vantaggi?

La guida: 150 verifiche prima di pubblicare un sito web

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Ricordate la checklist dei controlli da effettuare prima di pubblicare un sito web? Ho raccontato in maniera discorsiva ogni punto dell’elenco, così da farla diventare una sorta di guida, e HTML.it la pubblica in puntate.

Screenshot guida HTML.it

Questo il link http://webdesign.html.it/guide/leggi/186/guida-pubblicare-un-sito-web/ per seguirne l’uscita.

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