e-Commerce del futuro, oggetti inesistenti e stampanti 3D

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Qualche settimana fa ho comprato (online, certo ;-)) il Lego Mindstorm NXT 2.0. Praticamente un set di mattoncini della vecchia serie Technics gestibili attraverso una centralina programmabile e sensori di vario tipo. Ubeer geek!

Poi, cercando di scoprire fin dove si può spingere questo “gioco da grandi” e alimentato dai link condivisi sulle community a tema, sono finito su Youtube. E mi si è aperto un mondo. Per capire cosa intendo devi guardare questo video:

Rimane tutto nel cassetto fino all’arrivo di Startup Wikli (il numero del 09/03/12), dove si parla di stampanti 3D e della loro applicazione nel futuro prossimo:

Sono a casa sfinito dal lavoro e mi accorgo che proprio domani è il compleanno della mia ragazza ma non ho ancora pensato a nulla. Vado sul sito di Tiffany, scorro il catalogo e in due secondi trovo un anello che mi piace. Clicco su compra, scelgo di scaricare online il modello e qualche minuto dopo lo mando in pasto alla mia stampante 3D. Sono passati solo cinque minuti: ho un anello Tiffany nelle mie mani e nessun incubo da spedizioniere che tarderà la consegna. L’unico problema è che devo costruire la preziosa scatolina azzurra. Passano pochi giorni e ai miei bambini vengono consegnate le pagelle, per una volta sono buone e si meritano un premio. Vado sul sito della LEGO e scarico il file tridimensionale del nuovo castello di Harry Potter. Mezz’ora dopo la stampante 3D ha prodotto i 200 mattoncini colorati. Li impacchetto, stampo le istruzioni di montaggio e sono pronto per far felici i figli.

In fondo lo facciamo già con i biglietti acquistati online, le prenotazioni e i coupon. Ma si tratta di servizi. Sul bene “materiale” c’è da impegnarsi un po’ di più. 🙂

Così, quando i costi delle stampanti 3D si abbasseranno fino a garantirne la diffusione popolare, lo scenario descritto da Magnocavallo potrebbe davvero presentarsi. All’inizio si parlerà solo di prodotti composti da un corpo unico senza parti meccaniche (es. semplici utensili, stoviglie, chiavi ecc.), poi si aggiungeranno i prodotti facilmente componibili (es. modellini, piccolo arredamento ecc.), si inizieranno a differenziare i materiali e chissà, forse arriveremo ad avere in casa una fabbrica miniaturizzata… come è già successo per l’edilizia (ne parlava un Wired cartaceo dell’estate scorsa).

E ancora, ecco la copia di un violino Stradivari realizzato con una stampante 3D particolarmente avanzata. Per quanto ne posso capire suona molto bene:

Insomma, da alcuni punti di vista i vantaggi sembrano interessanti:
ecologico, si producono solo i pezzi necessari, cioè quelli realmente acquistati (meno materie prime, meno inquinamento, meno impatto ambientale, meno energia ecc.)
economico, progettazione senza produzione (meno magazzino, meno costi, meno spedizioni, meno intermediari)
marketing, prodotti personalizzabili alla fonte (meno tempo, meno omologazione)

E i problemi? Per gli utenti il costo della materia prima da plasmare, come già succede adesso per l’inchiostro, e la difficoltà nell’identificare un “falso” (se ancora esisterà questo concetto). Per le aziende il diritto d’autore e – citando la newsletter – l’hacking selvaggio, nonché il cambiamento radicale nell’approccio alla produzione di oggetti.

Il valoe offerto da IKEA

Qualcuno dica a IKEA di prepararsi a pensionare il suo cavallo di battaglia! 😀

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