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Buy local: le 5 previsioni di IBM per il 2019

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In the next five years, buying local will beat online. Merging the tactility and immediacy of physical retail with the richness and personalization of online, local shops will make online-only stores seem downright quaint.

Every year IBM makes predictions about 5 technology innovations that stand to change the way we live within the next 5 years. This set of predictions, narrated by Mo Rocca, is all about personalization.

http://www.research.ibm.com/cognitive-computing/machine-learning-applications/retail-stores.shtml#fbid=c0SDeRSJqfH

Geocaching: indizi online per giocare in città

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GeocachingLo scorso weekend, durante una passeggiata in bicicletta nel centro di Treviso, noto un paio di ragazzi che rovistano con foga sotto un cespuglio della piazzetta. Butto lì una battuta: “Caccia al tesoro? Qual è l’indizio?”. Ed ecco il primo impatto con la (dura) realtà: gli adolescenti mi danno del “lei”. Maledetti.

La caccia al tesoro

Ingoiato il boccone amaro, ritorno in me. 😀 I ragazzi si avvicinano e mi spiegano affannati che stanno cercando un oggetto che qualcuno – per la precisione “dei tedeschi, sono venuti apposta!!” – ha nascosto in quella piazza. Mi mostrano sull’iPhone la fotografia online di una bionda sorridente, ritratta proprio in quel luogo, con in mano una barretta ricoperta di scotch nero. Come dire “E ora trovatelo, se ci riuscite…”. Tutto molto Amelie.

Tre stelle e mezzo

I ragazzi continuano dicendo che la ricerca è particolarmente difficile “Devono averlo nascosto bene perché vale 3 stelle e mezzo, quindi sarà imboscatissimo!“. E mi spiegano che si tratta di Geo-Cache, cioè una specie di caccia al tesoro su scala mondiale alla quale chiunque può partecipare collegandosi al sito internet. Altro che 4square o Gowalla: gli adolescenti sono già sul pezzo! Ci sono anche siti in italiano sul GeoCaching con tutte le informazioni di approfondimento.

Io dico che l’hanno nascosto proprio sull’opera d’arte. Educatissimi ringraziano e mi salutano con un “Ma lei non è di Treviso, vero?“. Chi, mì? No no! Son venesiàn… baùscia!! 😛

La fine dei libri come li abbiamo sempre conosciuti

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Da anni usiamo ed apprezziamo la multimedialità nei contenuti, perché li rende più ricchi, completi e gradevoli, ma fino ad oggi – internet a parte – l’abbiamo trovata solo sui classici CD-Rom. Per ovvi limiti del supporto la fruizione è sempre stata relegata alle mura di un ufficio, di una casa o di una scuola, principalmente a causa della necessità di un computer, nel senso stretto del termine (mai visto qualcuno che consulta un CD-Rom multimediale in strada con il portatile :-D).

Forse la rivoluzione sta proprio nella mobilità. Oggi si parla di un dispositivo ultra portatile – che sia un e-Book reader, uno smartphone o altro – che possa contenere e riprodurre libri in formato elettronico, offrendo un’esperienza d’uso immersiva e di alta qualità. Parliamo di qualcosa simile a:

Pareri eh, per carità. Ma non ci vedo così lontani dal sorpasso, specie con queste premesse. Senza considerare che poi c’è chi, pur apprezzando il supporto cartaceo, si concentra molto di più i contenuti e sulla loro fruizione, chiedendosi se e quanto i nuovi formati saranno in grado di abbattere i costi. Insomma, per poter leggere di più.

E la scuola? Se il concetto di eBook dovesse arrivare tra i banchi sarebbe davvero l’inizio della rivoluzione (sia culturale che economica). Ho avuto modo di parlare con alcuni docenti delle scuole dell’obbligo e sono i primi a dire che, nel caso, lo scoglio più grande sarebbero loro. Per gli studenti, a parer mio, nessuna barriera di ingresso e solo vantaggi. Come non dimostrare curiosità, interesse, memoria e comprensione per l’argomento dopo aver studiato su un libro di questo genere:

Considerata la nuova generazione, che nasce insieme a questa realtà, mi sono lanciato in un pronostico controcorrente : 10 anni per il sorpasso. E qualcuno, ironicamente, me l’ha segnato sul Google Calendar per il 14 aprile 2020.

Che ne dici, meglio Nostradamus?

Google Buzz: l’attacco dei cloni

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Google BuzzSe disponi di una casella GMail probabilmente sai già di cosa sto parlando. Qualche sera fa, nel tentativo di controllare la posta, mi sono imbattuto in una schermata di avviso della nuova funzionalità social di Google, Buzz. Forse un modo un po’ invasivo di presentare la nuova caratteristica, tanto che di primo acchito m’è preso un colpo, ma come per ogni nuovo progetto che salta fuori dal cappello di big G… ne parlano già un po’ tutti. Non aggiungo quindi recensioni o tutorial, bensì una semplice considerazione.

Cos’è Google Buzz?

Google Buzz è un aggregatore di contenuti personali da condividere con i propri contatti (o pubblicamente) i quali possono commentare ed avviare discussioni a riguardo. Insomma una sorta di FriendFeed con la comodità dell’integrazione nella casella di posta (damn, addio paranoia del “mark as read”) ed un bacino di utenza consolidato. Per farla corta riporto un video che illustra la nuova funzionalità:

Google Buzz screenshotUn altro clone

Ed ecco il mio personalissimo parere, espresso oggi con un twit: “maledice Buzz: un’altra cosa da seguire… uhmpf il futuro è la centralizzazione, mannaggia 🙂“. Insomma in un’era dove il tempo è la risorsa più scarsa abbiamo un altro clone di servizi perfettamente rodati e funzionanti, qualcosa che potrebbe creare un ulteriore canale di informazioni, nuovi flussi da seguire ed ancora tanta segmentazione. Secondo me si poteva fare di più.

Qualcuno in risposta mi ha fatto notare che c’è sempre la possibilità di “non seguire. C’è turn off Buzz nel footer di GM. Hai il coraggio di cliccarci sopra?“. Il punto è proprio questo: se una buona percentuale dei contatti utilizzerà Google Buzz invece di FriendFeed (che secondo me è una delle migliori idee di sempre) o di Twitter o di Facebook… beh nessuno potrà permettersi di non esserci. Con questo non voglio dire che la concorrenza sia controproducente, fossi matto, semplicemente aspiro alla comodità ed al risparmio del tempo.

Il mulino che vorrei

Ecco, io sogno un servizio che centralizzi in maniera definitiva i flussi di contenuti di tutti i miei contatti, nessuno escluso (quantomeno non escluso per limiti tecnici o per utilizzo di tecnologie/piattaforme differenti). Ne parlavo anche nelle conclusioni di questo post. Spero che a tendere si trovi il modo di razionalizzare tutto questo stream e che la cosa diventi solo più semplice da seguire. Chiedo troppo o il rumore ci seppellirà?

Twitter soppianta la mail

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Twitter - Life streamingPer alcune cose, almeno.

Insomma ultimamente mi è capitato più volte di preferire Twitter alla classica e-mail, intendo per veloci comunicazioni personali. E’ davvero immediato: la giusta via di mezzo tra un messaggio e la chat.

Vantaggi

Ideale per comunicazioni stringate e veloci, pochissimo SPAM per via delle “amicizie”, se decidi di comunicare pubblicamente possono intervenire anche le persone che ti seguono. Altro?

Svantaggi

Non hai un archivio/backup (fisico intendo), scomodo se non sei al tuo PC (per via degli alert) o con il tuo dispositivo mobile, se usi plug-in è meno visibile della posta. Altro?

A tal proposito sembra che, secondo Nielsen e il The Wall Street Journal, nell’ultimo anno ci sia stato un forte aumento nell’utilizzo della mail (+21%), ma anche un maggior utilizzo dei network sociali (+31%). Sono proprio curioso di sapere quale sarà la tendenza e se “perderemo” il concetto di mail che conosciamo oggi.

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