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E.B.A. Forum: il workshop

Di Daniele Vietri | Twitter Twitter @marlenek | Facebook Facebook danielevietri
08/06/2006 - in Blogosfera - Commenti (5)
Questo post è stato letto 12181 volte in 2169 giorni.
 

Eccomi di ritorno dall'E.B.A. Forum. Il workshop a cui ero interessato, "network", doveva iniziare alle ore 14, ma tra una cosa e l'altra è slittato di circa tre quarti d'ora... a saperlo mi sarei organizzato per un pranzo umano : - D A parte questo, e il fatto che non ci fosse una rete wi-fi, spero che l'iniziativa abbia un seguito perché è stato un pomeriggio interessante e ricco di spunti. Ho tenuto traccia di quasi tutti i dialoghi della sessione, li riassumo di seguito per chi non ha potuto partecipare, ma credo verrà pubblicata anche una registrazione audio, da qualche parte.

Inizia Mafe chiedendo alla platea chi ha un blog (siamo in pochi tra il pubblico, solo 5-6 persone), continua chiedendo chi non conosce la definizione di blog (fortunatamente nessuno) e, prima di presentare i relatori, propone una sessione di dialogo col pubblico piuttosto che noiosi discorsi monodirezionali. Molti dei relatori sono giornalisti. Mafe continua spiegando che il blog della rivista Grazia, che ha curato in termini di organizzazione e sviluppo, è composto da "veri" blogger, persone comuni che già scrivevano ni rete, non da giornalisti.

Prima domanda dal pubblico: cosa spinge ad aprire un blog e come mai in passato i diari erano assolutamente privati, mentre ora la gente preferisce renderli pubblici.

Altra domanda, contemporanea: come cambia il modo di scrivere quando non esiste un editore, rispetto ai blog aziendali e di brand.

Risponde Marco Mazzei: è un giornalista e non ha blog personale (perché per lui è difficile scrivere in modo diverso da quando lo fa sulla carta). Per fare un blog bisogna essere bravi a scrivere ed avere talento. Tramite la rete e Google, si trova tutta la sua vita negli ultimi 5 anni, anche se non ha un blog. Secondo Marco si entra in comunicazione con altri mettendosi in gioco e raccontando di sè, e il blog aiuta le relazioni/comunicazioni che di persona risultano più difficili da avviare. Il blog è quindi anche un'ottima possibilità per imparare, confrontarsi, crescere. Nonostante questo alcuni sui colleghi giornalisti accolgono ancora con diffidenza lo strumento.

Continua Grossi: ha un blog tematico sul vino, grazie alla passione per il vino esprime la sua opinione con questo strumento. Chi apre un blog ha delle cose da dire e nella sua esperienza ha notato che i blogger sono ricettivi verso i nuovi "colleghi", insomma non ostacolano i nuovi arrivi, anzi. La differenza gli utenti che scrivono sui blog ed i giornalisti è che i primi scrivono solo ed esclusivamente se l'oggetto dell'articolo ha qualcosa che lo sorprende o che è importante o interessante per lui, mentre il giornalista, quando viene invitato ad un evento (ad esempio Vinitaly) si trova "costretto" a dover scrivere dell'evento stesso per lavoro. Indica come esempio una recente polemica sul fatto che Vinitaly quest'anno non abbia avuto buona copertura mediatica sui blog, mentre al contrario l'ha avuta sulla stampa: secondo Grossi il motivo è proprio questo: non c'era nulla di particolare nell'evento di quest'anno. In sostanza il blogger è "l'editore di sè stesso".

Continua Sergio Maistrello: il blog ricorda un diario, ma non è solo un diario o comunque non tutti lo riconoscono come tale nel senso stretto del termine, è più un "diario delle idee" e si plasma a seconda di come lo usa il singolo blogger. Il blog è un sistema di pubblicazione più semplice di quelli disponibili in precedenza. Secondo lui tra i blogger chi parla di cose strettamente personali è solo un gruppo ristretto e lo fa per il gusto di farlo. Ha seguito i primi blog ed i relativi eventi per lavoro (scriveva sulla rivista Internet News), poi ha deciso di aprirne uno. L'editore di una rivista funge da mediatore, mentre il blog è un modo di pubbilcazione diretta, senza vincoli. I blog sono la sintesi dei precenti strumenti di community: forum, BBS, etc.

Continua Paolo Valdemarin: il numero di blog raddoppia ogni 6 mesi. La maggior parte dei blogger ha pochissimi lettori (ipotesi di 10), quindi per la maggior parte dei blogger il blog è lo strumento per parlare con gli amici. Per questo motivo la gran parte dei blog non è interessante in senso oggettivo, lo è invece per i conoscenti del blogger, e lo strumento viene usato quindi per mantenere delle relazioni. Il 30% dei blog è privato, cioé invece di permettere l'accesso in lettura a tutti i navigatori sceglie di concedere la lettura solo agli utenti conosciuti dall'autore. Il motore principale per l'apertura di un blog è la relazione di tipo sociale.

Continua Annese: lavora per la Gazzetta dello sport, ha un blog personale che usa come raccolta di idee ed emozioni dove non parla assolutmente di sport. Ha aperto da qualche mese un blog istituzionale della Gazzetta (chiamato "quasi rete") e ne racconta brevemente la storia: internamente al giornale il blog è stato accolto con poco interesse, i suoi colleghi giornalisti alla domanda di partecipazione hanno chiesto "cos'è un blog?", il blog istituzionale non viene usato né visitato dai suoi colleghi giornalisti, ed allo stesso modo il blog interno, che ha aperto per far prendere conoscenza col mezzo, non ha ricevuto nemmeno un commento dai suoi colleghi giornalisti.

Continua De Biase: la linea editoriale c'è anche nei blog personali: l'autore decide cosa raccontare, come farlo, etc. L'autore "vuole fare un blog per partecipare", perché quello che genera interesse non è il singolo blog ma l'insieme di tutti i blog. Il singolo insomma è irrilevante, ma se ogni blog con 10 lettori è connesso con altri gruppi di 10 lettori si crea un sistema orizzontale di nodi che sono tutti sia fruitori di contenuti che produttori di contenuti (li definisce "antenne di trasmissione"). Questo medium passa velocemente, con una dotazione di fiducia particolarmente alta. De Biase fa l'esempio del rapporto Callipari, il PDF che Macchianera è riuscito a sproteggere, e divide i giornalisti tra quelli che appoggiano la possibilità di scrivere grazie alla scoperta di un tizio (citando quindi la fonte) e quelli che hanno descritto la cosa senza citare la fonte. Secondo De Biase si sta avviando un lento processo di dialogo tra blogger e giornalisti anche se ancora molti, in entrambi i gruppi, non sopportano l'altro.

Dal pubblico una domanda a Luca De Biase: come procede "quel libro di economia" di cui ho letto sul tuo blog e puoi dare qualche informazione sull'esperimento? Luca ha pubblicato sul suo blog un link (non particolarmente in evidenza) per scaricare un libro che sta scrivendo (lo descrivere come "appunti"). Questo libro tratta un particolare fenomeno: la ricerca in campo economico è orientata allo sviluppo dell' "economia del dono" nel senso di beni che non hanno prezzo, ad esempio le relazioni con le persone considerate come bene economico gratuito (perché altrimenti non potrebbe essere), in base alle segnalazioni di altri siti e blog il download del libro subisce picchi di alto traffico nel tempo alternati a periodi di stanca. Questo progetto è stato notato anche da un editore che vorrebbe metterlo su carta. Il pubblico contribuisce attivamente a far crescere questo libro con commenti, contributi, segnalazioni.

Annese prosegue: non scrive per amici e racconta un aneddoto. Attraverso il blog ha costruito un nuovo sitema di amici e relazioni, cosa rivelatasi fondamentale quando è partita l'idea del blog della Gazzetta perché ha ricevuto molti feedback dai blogger che conosceva ed a sua volta ha chiesto loro un parere sul progetto. Non sempre i blog producono notizie, a volte le ricevono direttamente dai loro lettori, ad esempio nel caso in cui desiderano diffondere un evento.

Mafe sintetizza: la parte delle relazioni nei blog è quella più rilevante, ad esempio la maggior parte dei suoi clienti arriva da contatti tramite il blog e prevede che nel 2006 quasi il 100% dei suoi clienti arriverà dal blog. Il piacere di scrivere sui blog è per lei la possibliiltà di scrivere quello che le pare e come le pare: anche con errori volontari, non facendo capire alcuni richiami sottili, descrivendo quello che preferisce, etc non si parla solo di cose professionali ma è anche un piacere umano. Fa l'esempio di Valentina (del blog "Mamma per sbaglio") che è una sua amica alla quale ha consigliato di aprire un blog: Mafe approfondisce la relazione con Valentina anche grazie alla lettura dei suoi post.

Considerazione del pubblico: fare un parallelo tra scrittura e musica, la prima ha molto cotenuto ed è facilmente distribuibile mentre per la seconda c'è il problema della distribuzione. I blog anche se parlano a poche persone trovano contenuti, esplorano un modo divrso di mettere insieme i contenuti scrtti, con la scrittura sul blog non disperdi come invece succede nella vita reale.

Domanda del pubblico: quali sono gli elementi di successo di un blog?

Altra domanda del pubblico: Mauro Lupi (Admaiora) chiede sul tema dell' "influenza" e della "credibilità" (ricorda un suo post "Power to the keyword"), i blogger possono ambire ad una certa audience anche se limitata in termini di qualità. In francia i blogger impattano su alcune situazioni della politica e delle aziende.

Risponde Paolo Valdemarin: gli strumenti di comunicazione tradizionali funzionano sempre meno e ci rendiamo conto che le pubblicità mentono. Ad esempio le brochure degli hotel dove la stanza è sempre molto bella e poi quando ti trovi ni loco è assolutamente normale e diversa da quella della foto, tuttavia non ti lamenti perché per te è normale che la pubblicità menta. Invece le persone, mettendoci la faccia, non mentono e quando leggi su un blog qualcosa normalmente ci credi: perché lo segui da tanto e perché non trovi motivo per cui il blogger possa mentire, insomma ti fidi. Fa l'esempio di un suo post sulle tariffe di Vodafone che compare tra le prime pagine di Google cercando informazioni su questo argomento, sta di fatto che la Vodafone lo ha trovato su Google e lo ha chiamato per chiedere spiegazioni ed accordarsi per una soluzione. Le relazioni tra persone vengono ritenute pià credibili rispetto quelle del marketing o della stampa tradizionale.

Mafe: il blogger parla di qualcosa solo se è interessante o se è negativa, mentre i giornali devono riempire di contenuto le pagine e gli spazi del loro formato, questo non succede nelle forme di informazione spontanee quali sono i blog.

Grossi riprende l'argomento dell'influenza dei blog sul mercato o su un prodotto: le aziende si stanno accorgendo del veloce passaparola e delle importanti opinioni dei blogger. Quello che scrivi rimane ricercabile su Google nel tempo mentre un giornale dura un giorno, una settimana o poco più. Le aziende s imuovono per fare parlare di sè e porta l'esempio di un'azienda vinicola sudafricana che inviò bottiglie di vino in omaggio ai blogger importanti, questi ultimi ne parlarono (positivamente e negativamente) es in poco tempo l'azienda ha registrato un incremento delle vendite del 300%: un successo di marketing utilizzando i blogger. In Italia abbiamo due esempi simili: San Lorenzo con l'iniziativa "Pesto ai blogger" e l'azienda vinicola Castellana qualcosa : - )

Domanda del pubblico: si presenta come dipendente bancario, in sala per obiettivi professionali dato che la sua banca sta valutando se organizzare un canale di ascolto verso i clienti, nell'ottica blog e chiede un parere.

Valdemarin risponde: l'idea chiave è quella di presentare l'azienda come un gruppo di persone piuttosto che come un ente anonimo, il punto di svolta è prendere delle persone dentro la banca e raccontare "la banca da dentro la banca". Il signore che ha fatto la domanda, molto attivo durante tutta la sessione,  ribatte ridendo "Adesso non esageriamo!".

De Biase unifica le ulime tre domande (p2p e musica, influenza dei blog, richiesta della banca) e parte con un esempio: quando ti trovi con tanti amici davanti alla tv, come per una partita di calcio, e il cronista ti parla il suo livello di influenza nei tuoi confronti è più basso di quando sei da solo; questo perché la gente che si trova insieme a te avvia una prima parte di comunicazione orizzontale (cioé una rete di comunicazione tra pari) e in questa direzione si stanno muovendo alcune major della musica. Ritorna poi sul sistema mediatico orizzontale dei blog con un pubblico attivo. Per la banca il primo canale dev'essere quello dell'ascolto, a causa del sistema bancario che è chiaramente lento da riformare, ma dal primo passo dell'ascolto potrebbe ottenere dei feedback interessanti (ascoltare invece di comunicare e basta).

Valdemarin continua: il target pubblicitario sta lasciando sempre più velocemente il suo ruolo passivo per arrivare invece ad un ruolo attivo e come tale vuole partecipare, interagire: "i mercati sono conversazioni" e il mercato parla anche di voi, quindi le aziende possono far finta di niente oppure partecipare alle conversazioni. La prima soluzione è molto rischiosa e percorribile solo se il pubblico è ridotto, ma con i grandi numeri di Internet questo non conviene assolutamente.

Mafe domanda al pubblico e ai relatori: in questo momento in Italia ci sono 6 ministri con un blog, di cui 2 ministri sono "veri blogger", tuttavia il Ministro delle comunicazioni ha dichiarato, dopo la nomina, che non sa se potrà ancora tenere il suo blog. Insomma continuiamo a lamentarci di come le aziende comunicano, ma come vorreste che le aziende parlassero con voi (tenendo conto del mondo reale, cioé considerando che devono vendere, fare profitti, etc)?

Mazzei: l'utente fornisce tutti i suoi dati solo se gli danno un servizio utile e personalizzato per lui, ma una cosa pericolosa per le aziende con l'ansia da ingresso nella conversazione è che si rischia di produrre effetti spiacevoli, come ad esempio un filtro solo sui giudizi positivi.

Grossi: ha fatto ricerca sul sistema di risposta tramite mail delle aziende del suo settore con una tecnica molto semplice: ha mandato una mail ai siti che si occupano di vini ed ha riscontrato che il 60% non ha risposto in un arco di 7 giorni. Una cosa decisamente assurda e quindi si chiede come queste aziende possano muoversi in maniera agile nel mondo dei blog e della comunicazione, considerando che manca totalmente la filosofia di vicinanza all'utente (one to one), come quella dei blog. Fa l'esempio di un'azienda che aveva ricevuto un parere molto negativo su un blog personale e che invece di rispondere sul blog stesso ha avviato un'azione legale nei confronti del blogger, col risultato che tutti gli altri blog ne hanno parlato male, di fatto sputtanando l'azienda.

Dal pubblico: bisogna però fare attenzione al discorso opinione vs diffamazione

Grossi: se il produttore avesse avviato una comunicazione più tranquilla e posata avrebbe fatto una bella figura, di azienda attenta, ma non c'è la cultura di muoversi in questo modo a parte rare eccezioni (dove c'è comunque il rischio della spudorata pubblicità dei propri prodtti).

Maistrello: vorrei che le aziende comunicassero in modo più responsabile, le grandi aziende hanno seri problemi di comunicazione (ad esempio alcune aziende telefoniche con cui si trova in contatto). Le continue telefonate di un gestore ADSL che vuole vendergli la linea: dopo tante chiamate ha finalmente accettato, ma sono passati tre mesi e ancora non riescono ad attivagliela. Oppure altri casi in cui il problema si protrae all'infinito e non si riesce ad installare la linea o risolvere un problema: queste grandi aziende non hanno traccia della storia del cliente perché non guardano il quadro completo, ma solo il problema contingente. Il cliente invece vuole essere preso in considerazione in modo responsabile in quanto pagante di un servizio. Poi ci sono le micro-marche: piccole aziende che riescono a far parlare di sè attraverso degli escamotage o geniali idee (vedi il discorso del vino e del pesto), ma sopratutto attraverso il racconto di sè. Un altro esempio di azienda del Molise che con circa 50 adesioni ha garantito la creazione di un grosso orto comune e tramite il blog l'azienda racconta ogni giorno la crescita dell'orto, quali problemi riscontrano, cosa succede di preciso, quali implicazioni potranno esserci nel loro modo di fare affari. Questa cosa è facile per le piccole realtà mentre e più complessa per le grandi. In ogni caso nel medio lungo termine la strada è questa.

Valdemarin prosegue con gli esempi: Microsoft ha 2.400 dipendenti che scrivono sui blog, sono quasi tutti sviluppatori che parlano agli sviluppatori. L'uscita del nuovo sistema operativo Microsoft Vista è già stato rimandato due volte, ma questa cosa è stata presa tranquillamente dalle aziende e dagli sviluppatori perché già se lo aspettavano in quanto avevano trovato indizi sui vari blog ed hanno quindi reagito ed affrontato la cosa in modo diverso, più soft. Le aziende negli ultimi 50 anni hanno creato un sistema di comunicazione unidirezionale, le persone dentro l'azienda non parlano col pubblico, ma è solo l'azienda che parla col pubblico tramite agenzie e canali pubblicitari. Ora però una parte dei target è diventato attivo e quindi vuole avere a che fare con qualcuno dentro l'azienda, in particolare con persone competenti. Cambieranno gli uffici di comunicazione che insegneranno a tutta l'azienda come si comunica col mondo, cosa molto difficile perché non si ritiene ancora che sia sufficientemente importante comunicare. Le aziende verranno trascinate nella comunicazione dal pubblico, ad esempio se Grossi scrivesse sul suo blog la lista di quel 60% che non ha risposto alla sua mail di verifica può darsi che tali aziende inizieranno a prendere coscienza e valutare i propri errori (e cosa si dice di loro).

Maistrello: vorrei che le aziende mi spiegassero nel dettaglio i problemi che ci sono attorno alla mia singola richiesta, perché così sarei in grado di relazionarmi diversamente con i referenti delle aziende.

Annese: porta esempio l'esempio della Juventus, che si vanta di essere diventata una media company, ma non ha colto la necessità di riapparire al pubblico attraverso un rapporto più diretto e personale col pubblico (dopo il recente scandalo), per rilanciare un'immagine differente e per riuscire a capire cosa sperano, si aspettano e sognano i "fruitori" della media company Juventus. Elkann potrebbe aprire un blog, seguendo l'esempio dell'amministratore delegato della Ducati, il quale ha aperto un blog ed ha deciso di creare una nuova linea di produzione seguendo il parere del pubblico, cambiando dei pezzi e delle strutture come consigliato dagli stessi clienti. L'amministratore delegato della Ducati ha ringraziato pubblicamente ed ha spiegato il modello che uscirà il giorno X e che avrà le caratteristiche che sono state richieste dai navigatori della rete. Invece Mark Cuban, che è il proprietario dei Dallas Mavericks (una squadra dell'NBA), ha un blog dove spiega la strategia che sta dietro alle sue aziende ed alle sue acquisizioni, ha creato un "laboratorio" su Internet per spiegare come gestisce i giocatori, come entra in rapporto con loro, etc.

De Biase si chiede: quanto è "avanti" questo pubblico attivo? Bisogna valutare se gli italiani sono già così sviluppati da costringere le aiende a darsi una mossa o se il pubblico deve ancora crescere e maturare. Bisogna crescere, perché anche se si parla male di qualcosa non sempre si raggiungono i primi posti su Google o comunque l'audience necessaria. Il pubblico attivo italiano forse ha un senso di sè meno "attivo" del pubblico francese: sempra che gli italiani si facciano più i fatti loro ed hanno meno senso del gruppo "pubblico", sono meno seri e meno critici con l'obiettivo di dedicare qualche cosa agli altri. Se questo non succederà le aziende potreanno continuare così, ma se il pubblico attivo crescerà e diventerà sempre più influente le aziende dovranno prendere in considerazione l'idea di modificare il loro metodo di comunicare. De Biase riporta il suo caso specifico dove il "giornale di carta" non può non aprirsi al pubblico, si riferisce all'esempio di Nòva (primo esperimento di conversazione col giornale) dove per via dei temi trattati il pubblico attivo è... particolarmente attivo.

Dal pubblico Elena Antognazza (MList) riprende il discorso di come vorrebbe che le aziende comunicassero: è responsabile marketing di Paypal, internamente hanno pensato al blog come strumento, ma il problema dal punto di vista aziendale è quello delle limitazioni, delle problematiche legali, dei controlli che devono essere fatti sul singolo post e che di fatto rendono il blog uno strumento inutilizzabile. Insomma piacerebbe, ma ci sono delle limitazioni strutturali che dal lato del lettore finale non sono sempre comprensibili. Ad esempio ci sono delle restrizioni oggettive a cui le aziende quotate al Nasdaq devono sottostare (ad esempio Google. non può pubblicare i dati precisi, ma solo quelli aggregati e poi non può, ma in generale non possono tutte le aziende così grosse, pubblicare novità che non siano già state precedentemente comunicate alla stampa).

Dal pubblico Cristiano Callegari chiede: qualche opinione su aziende in Italia che già hanno un corporate blog e se ci sono dei modelli prevalenti (ad esempio farlo scrivere all'amministratore delegato, etc).

Risponde Mazzei: c'è un convegno "Alle aziende piace blog" proprio in questi giorni, organizzato da Telecom a Roma. Nel caso di Ducati il compito è stato più facile perché il suo pubblico è molto legato al marchio, allo stile ed hanno quindi una passione comune. Il pubblico non è pronto a blog simili per aziende molto grosse e/o relazionate con la politica, come ad esempio Mondadori. I corporate blog funzionano meglio quando il tema è fatto di passioni comuni, ad esempio l'amministratore delegato di Mondadori potrebbe aprire un blog che parla di libri.

Paolo Valdemarin lancia un provocatorio sondaggio: a quanti di voi interesserebbe leggere il blog dell'amministratore delegato di Mondadori che parla dei problemi dell'azienda, di come vuole risolverli, di quello che faranno nel prossimo periodo, etc? Un pezzo di grosso di AOL (America On Line) ha un blog personale dove scrive attraverso l'ufficio delle p.r., in pratica scrive il post e successivamente le pubbliche relazioni valutano se pubblicarlo o meno (per ora hanno censurato un solo post), Ted è il vice president, quindi uno di alto livello, ed il suo blog è molto apprezzato perché la comunicazione è diretta, ma sopratutto perché è una persona e quindi credibile.

Mafe De Baggis: ma la persona ha qualcosa da dire? La difficoltà nel blog aziendale è trovare qualcuno che abbia qualcosa da dire, che possa parlare liberamente. Bisogna quindi trovare in azienda una persona con autorità e che sia capacità di comunicare. Poi l'interesse dipenderà da quanto questa persona sarà capace di comunicare per iscritto sul blog, magari è un grande oratore ma non è in grado di scrivere sul web. Mafe porta il suo esempio concreto: riceve richieste di fare da "ghost writer" (ovvero il "fai finta di essere") per altri blog aziendali, ma rifiuta questo tipo di incarichi perché dice che ci vuole uno stile di comunicazione ed altre caratteristiche che si trovano solo dentro l'azienda stessa. Il blog è uno strumento dove la persona si mette in gioco, quindi la persona o c'è o non c'è.

Il pubblico rafforza l'idea: bisogna trovare qualcuno con la forma mentis, gli aspetti direttivi e le capacità, l'esperienza di comunicazione e quella personale, solo allora può fare il blogger aziendale.

Valdemarin: un'esperienza interessante per singoli eventi (non per cose continuative) è quella di SWG e Libero che hanno invitato dei blogger in ufficio, durante le ultime elezioni, fornendo loro tutte le informazioni disponibili sugli exit poll ed hanno lasciato che facessero quello che volevano senza pressioni. I cinque blogger hanno poi raccontato in modo diverso l'esperienza dei flop degli exit poll e dell'evento stesso, una situazione riproposta in un modo diverso rispetto al solito. L'azienda può assumere un blogger e valutare come questo blogger racconta le singole storie. Che culturamente oggi una grossa azienda o una banca non siano pronte non c'è dubbio, ma si tratta di un problema di apertura e necessità impellente ovvero la pressione del pubblico.

Mafe: Fineco ad esempio ha indirettamente fatto cambiare alle altre banche il modo di gestire i clienti, questo perché la concorrenza adegua le aziende alle condizioni migliori. Se la pressione da parte dei blog sarà così forte da spingere le aziende a creare queste relazioni allora la comunicazione si farà. Insomma nel momento in cui comunicare bene diventa una questione di di sopravvivenza tutti i dichiarati problemi tecnici, legali, etc spariranno per magia.

Dal pubblico Stefano Vitta di FON dice: sta tutto in come viene proposto il corporate blog alle aziende, il primo passo è diventare persone e non più marchio. Non voglio tirare dentro al blog tutte le competenze dell'azienda, ma una sola persona. Di solito nel corporate blogging non si parla solo dell'azienda in senso stretto, bisogna trovare il modo di fare conversazione senza uno staff di 40 avvocati che moderano gli intereventi. Credo che un CEO che scrive un blog dove non parla mai della sua azienda avrebbe comunque un certo tipo di pubblico e quindi un certo tipo di ritorno.

Dal pubblico: qual è la vostra opinione sulla possibilità di usare i blog nella pubblica amministrazione, potrebbe essere uno sturmento per parlare in modo diverso col cittadino?

Risponde Maistrello: non ho presente esempi di questa cosa, già le aziende hanno difficoltà e la pubblica amministrazione probabilmente ne avrebbe ancora di più perché le responsabilità del singolo funzionario sono elevate, quindi nessuno si prenderebbe la libertà di creare un blog, ad eccezione degli U.R.P.

Valdemarin: in Francia ci sono diversi blog di sindaci. Un cittadino-giornalista di un comune vicino Parigi criticasse con frequenza ogni cosa fatta dalla sua amministrazione comunale, quest'ultima gli ha fatto causa... la cosa è stata ripresa da tutti i quotidiani ed è successo che in varie piccole città francesi i sindaci hanno cominciato a rispondere, descivere, parlare, raccogliere commenti con l'aiuto di altre perone che seguivano queste conversazioni.

Mafe: ho lavorato con la Regione Lombardia e c'è molta curiosità su questa cosa, ma i problemi sono ancora maggiori rispetto alle aziende: nessuno ha la possibilità di parlare liberamente. Il blog funziona se è vivo e quando ti viene in mente qualcosa la pubblichi, quindi se devi passare da un filtro...

Dal pubblico Elegna Antognazza: le aziende quotate possono parlare eccome, la differenza sta nella comunicazione di dati che possono influenzare le quotazioni di borsa, i problema è quindi il confine su quello che puo essere considerato sensibile o quello che non lo è. Si tratta di un problema economico e di reponsabilità legale, civile e penale. Finchè non stabiliamo insieme (accettato e riconosciuto da tutti) che una certa informazione è dato sensibile o non lo è ci sarà sempre il problema di potere scrivere o no, a cui seguirebbe l'interesse o il disinteresse per la cosa.

Il pubblico: sul blog di Skype si risponde alla domanda degli utenti Mac che vogliono sapere quando sarà pubblicata la versione 2.0 con il video per il loro sistema operativo, nello specifico da Skype dicono che non possono dire la data precisa del rilascio perché quando si esce con un comunicato ci sono delle aspettative e quindi bisogna progettare la comunicazione.

Sempre dal pubblico: il comunicato passa dai legali e dall'ufficio stampa, il blog non passa da nessun filtro.

Mafe: col blog aziendale bisogna far vedere che dietro all'azienda ci sono delle persone indipendentemente da quello di cui si parla, questo perché le informazioni interessanti riconfigurano i rapporti del cliente con l'azienda. La costruione di un brand è fatta di tanti elementi e personalmente ho antipatia per le aziende che nascondono le persone che ci lavorano. Più posso sapere e più mi sento vicina all'azienda.

Il pubblico chiede alle aziende di: pensare il blog solo come un insieme di informazioni è sbagliato, le informazioni cambiano in base alle prospettive: il CEO mi può anche raccontare come vede la realtà più in generale, questo mi farà ragionare e cambiare idea sulla sua azienda. Mi basta guardare come fa/dice le cose su argomenti generali e già mi avrà detto il suo pensiero su varie cose, il suo modo di vedere. Non c'è bisogno di avvocati, hai solo bisogno di persone che ti raccontano come vedono il mondo, se vuoi le informazioni classiche puoi leggere i giornali.

Mazzei propone: cominciamo dal basso: che tutte le aziende abbiano un sito e che rispondano alle mail in tempi ragionevoli, poi ben venga il blog.

Mafe: prima di far parlare le persone bisogna far parlare i prodotti che vendiamo, come fosse una conversazione vera e propria; da qui poi si arriva alla voce delle singole persone in azienda, per questo non vedo problemi legali, ma solo la capacità di farlo o no.

Il pubblico domanda: ci sono altri casi virtuosi di rapporti tra azienda e strumento blog inteso come voce dell'azienda all'esterno (ma anche come uso interno)? Qualche esperienza ed opnione...

Mafe: un caso interessante è quello di Vichy, un blog in francese, dove prima hanno iniziato con un copia incolla dei prodotti, ma accorgendosi dell'errore hanno iniziato a scrivere quello che pensavano invece di quello che dovevano dire per vendere i prodotti. Insomma l'azienda ha detto "fermi tutti, abbiamo sbagliato, cambiamo strada" ed è stato un successo.

Maistrello: c'è stato il caso dei biglietti da visita Ediprint. Una persona era rimasta poco soddisfatta del lavoro di questa tipografia e lo scrisse sul suo blog, ma la tipografia minacciò una denuncia. Da qui partì la classica contrapposizione, i vari commenti, il supporto dei blogger amici etc, ed ecco l'inaspettato: questa tipografia dopo il primo ruvido impatto ha iniziato a dialogare con la gente, gli è stato consigliato di aprire un blog e usarlo per offrire la sua opinione e... l'hanno aperto. Grazie a questa mossa la tipografia Ediprint è riuscita a rivoltare la situazione sfavorevole portandola a suo favore, ha ringraziato il blogger e tutti quelli che l'hanno portata attraverso questo errore a risolvere la cosa ed a migliorare la percezione dell'azienda. E' stato interessante perché si è trattato di una conversazione in pubblico tra cliente ed azienda, un problema che è diventato un'opportunità.

Mazzei: a breve partirà un blog interno in Mondadori, non visibile dagli esterni all'aziende, e solo l'idea di farlo ha generato sconcerto perché bisogna parlare con l'ufficio personale, l'ufficio legale, etc. L'obiettivo però è quello di far parlare tutti perché come tutte le grandia ziende ci sono problemi di comuicazione interna. E' un punto di partenza provocatorio, non si tratterà di un bacheca anonima, ma tutti i dipendenti dal neoassunto ai boss parteciperanno attivamente alla stessa arena: tutti ptoranno commentare, postare, etc.

Valdemarin: iniziare dall'interno è una buona idea, perché così identifichi chi sa comunicare meglio. I blog interni rispondono anche ad un'altra domanda delle grandi aziende: "cosa fa quello in fondo al corridoio? Cosa c'entra quello che faccio io con la mission aziendale?" Il blog permette di sviluppare questa percezione: alcuni raccontano un pò di quello che fanno nell'azienda e questo permette agli altri di capire qualcosa in più del grosso meccanismo di cui sei parte. Non serve che scrivano o partecipino tutti, ma si inizia così: prima il 100% non sa nulla, poi il 100% sa cosa pensa il 30% dell'azienda ed è un bel passo avanti in termini di trasparenza. Questo poi risolve un altro problema: fa arrivare le cattive notizie ai manager, i quali di solito non ricevono le brutte news da quelli che stanno sotto perché questi ultimi rispondono al "come va" con un classico "tutto bene". Io ho scoperto gente che lavora con me da anni, grazie ai blog: abbiamo diverse sedi e quindi gli sviluppatori della sede di padova hanno scritto sul loro blog cose che trovavo interessanti perché avevano fonti diverse dalle mie, ma processavano comunque la realtà dal punto di vista dell'azienda e questo, per me che amministro, è ottimo: ho informazioni importanti che prima non avevo.

Publico: qual è la differenza tra blog e forum?

Valdemarin: il forum è organizzato in temi, si parla di argomenti precisi ed in certi luoghi. Il forum è comunque un luogo pubblico, mentre nel blog il tema è la persona e contiene cose che interessano l'autore, poi gli altri possono partecipare.

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Commenti

1
Urca. Forse questo è ancora meglio del podcasting dei maestrini. Grazie per questa cronaca fedele e dettagliata. Ci sono pure le mie generalità e le mie domande. Caspita.
A rileggerci presto.


Di Zio Burp il 12/06/2006 @ 17:05:12

2
fischia, peggio di un giornalista, scrivevi davvero come un matto ora capisco perché - grande! :)


Di hexholden il 12/06/2006 @ 18:17:43

3
Zio Burp: al prossimo workshop allora!

Hexholden: mi alleno facendo cyclette con le dita : - D


Di Marlenek il 12/06/2006 @ 18:44:52

4
Ho letto in qua e in là: interessante.
Maria Luisa.


Di Maria Luisa. il 17/06/2006 @ 09:33:33

5
Complimenti per il resoconto, ma mi sembra che i soliti noti del cyberfighettismo se la cantino tra di loro... Bah.


Di Fabio il 23/06/2006 @ 15:31:52



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