analisi

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In riunione: 9 caz*o, 4 minch*a, 2 pistola, 1 scassano, 1 abboccano, 0 f*ga (wow). Non scommetterei 1 cent sul successo di questo #ecommerce

Cosa guardiamo/escludiamo visivamente durante un acquisto online?

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I vecchi trucchi non funzionano più. O forse non hanno mai funzionato. Sta di fatto che EyeQuant (azienda tedesca specializzata nell’analisi con la tecnica “eye tracking“) mette in discussione diverse credenze di chi fa web design o web marketing e lo fa con uno studio molto interessante.

Alcuni spunti per un mea culpa professionale:

  1. lo sguardo delle persone non è attirato dalle zone che i visi altrui sembrano indicare. E’ molto più interessante un titolo o una funzionalità utile;
  2. un testo molto grande non attira l’attenzione, ma anzi viene automaticamente escluso dal nostro cervello che lo associa a un’headline pubblicitaria. Molto meglio destinare informazioni importanti ai testi con dimensioni intermedie;
  3. il gratis non tira più come una volta 🙂 Le persone fanno esperienza e sembrano prediligere un serio approfondimento.

Via Linkiesta.

Vendere vino online: ne parla Filippo Ronco a 91esimominuto

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a 91esimominuto putnata #8 filippo ronco (Vinix, Vinoclic, Grassroots) un podcast su http://91esimominuto.com/

[audio:http://2c1db00f8f1a0e89c853-d29cd0dc99a55e36d2e02c10e0b1d9f3.r15.cf3.rackcdn.com/91esimo-8.mp3]

Con Filippo Ronco (su Twitter @filipporonco), appassionato di vino e tecnologia e instancabile creatore di piattaforme (Vinix, Vinoclic, Grassroots), abbiamo discusso dello stato dei vignaioli e delle enoteche nei confronti della rete, dei principali trend dell’ecommerce del vino e dei gruppi di acquisto dal basso, ma soprattutto i trucchi per fare finta di essere degli esperti nella scelta, con il famoso “abbinamento all’inglese”. E la regola per scegliere il vino dal prezzo dell’antipasto più costoso. E il tip definitivo per scegliere il vino, grazie Filippo!

e-Commerce best pratices: risorse e budget (3 di 7)

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Budget

Qualche anno fa uno spot TV recitava “La potenza è nulla senza controllo“. Dal mio punto di vista è assolutamente vero: disporre di un budget milionario, non è garanzia di successo. Purtroppo una cultura deformata da non so quale radice storica, porta la maggior parte degli aspiranti venditori online a focalizzare la propria attenzione su una e una sola cosa: la piattaforma tecnologica.

Vendere online non è così a buon mercato come si pensa, specie se l’obbiettivo è quello di raccogliere diverse decine, se non centinaia o migliaia, di ordini al mese. Per assenza di cultura e di esperienza diretta, i budget dedicati all’e-Commerce (il canale web dell’azienda!) sono a volte risicati. Forse per timore di un mezzo sconosciuto o per la necessità di verificare il volume di ordini che il mezzo può generare. A maggior ragione un motivo in più per spalmare questo investimento in maniera oculata e strategica.

Purtroppo non esiste un modello, perché ogni realtà necessita di un approccio ad hoc, ma in linea di massima – soprattutto per chi deve iniziare – può aver senso orientarsi verso un approccio con priorità di questo tipo:

  1. il marketing prima di tutto (creazione database utenti, acquisizione clienti al primo ordine, comunicazione del proprio valore, la messa in atto di una strategia a medio-lungo termine volta a ridurre i costi fissi per il mantenimento dell’advertising a pagamento a favore del naturale/organico/spontaneo ecc.)
  2. le competenze sono indispensabili (consulenze esterne, formazione ecc.)
  3. e in ultimo… la tecnologia (piattaforma, software, hosting ecc.).

La tecnologia e la piattaforma assumono importanza maggiore man mano che il business cresce. All’inizio, per la mia esperienza, si tratta di aspetti secondari. Come lo è il design fine a sé stesso o utile solo a soddisfare il gusto del merchant: un sito “accattivante” non sempre (quasi mai!) corrisponde a un sito “che vende”””, mentre l’obbiettivo principale dovrebbe rimanere sempre e solo questo: vendere.

Possono sembrare concetti banali e scontati, ma sono ancora molti i commercianti che non li fanno propri, rischiando di perdere grandi opportunità.

e-Commerce best pratices: la marginalità (1 di 7)

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Con buone probabilità, il metodo per realizzare un e-Commerce di successo è impossibile da formalizzare. Forse addirittura… non esiste. Infatti, quand’anche venisse teorizzato, non potrebbe funzionare per tutti i mercati e le molteplici realtà aziendali.

La crescita positiva di un negozio online è conseguenza – diretta e indiretta – di moltissime variabili, alcune delle quali non sono controllabili dal venditore. Di certo congetture, esperimenti, teorie, dati, esperienza e anche un pizzico di fortuna, sono tutti elementi che aiutano il merchant. Ma se è difficile trovare una formula che valga per ogni realtà, più semplice è la raccolta di alcune buone pratiche comuni a tutti, in particolare aziende medio-piccole che stanno per approcciarsi alla vendita online.

In questa breve serie di 7 post (sì, proprio come i peccati capitali ;-)) riporto, a mio parere, alcune delle millemila buone pratiche applicabili alla gran parte dei business online orientati alla vendita. Semplici strategie, la cui messa in atto può contribuire a decretare il successo di un e-Commerce.

Marginalità

Ricordate gli Aerosmith, con il sempreverde Steven Tyler che cantava “Livin’ on the edge“? Vivere al limite è la sorte che tocca a molti dei negozi online – quasi tutti a dire il vero – perché si parla di cifre tra il 60 e l’80% cioè negozi destinati a chiudere nel giro di poco tempo.

E’ vero, esistono realtà che possono permettersi di pianificare perdite per i primi anni di esercizio, ma sono casi più unici che rari, specie in un momento di crisi e con il tessuto aziendale tipico del nostro Paese. Insomma, fare e-Commerce è tanto gratificante quanto rischioso: nessuno è obbligato ad aprire uno shop online! Discorso diverso, secondo me, se esiste già un negozio tradizionale… ma questa è un’altra storia.

e-Commerce best practice: la marginalità dei prodotti è importante per il successo di uno shop online
Beni immateriali (es. corsi online, file MP3, info-prodotti) e consumabili/accessori, sono prodotti che godono di marginalità molto alta.

 

Cosa fare quindi? Se non proprio un business plan (che sarebbe auspicabile), almeno i conti della serva e qualche congettura: scelta del prodotto/mercato, ipotesi di traffico, stima degli ordini attesi e dello scontrino medio (magari avvalendosi dei dati del negozio su strada, online normalmente sono un po’ più alti). A questo andremo a sottrarre i costi su base annua: prodotti, sconto cliente, licenze, concessioni, imballi, spedizione, commissioni pagamento, struttura IT, consulenze, comparatori di prezzo, pubblicità, customer care, resi, magazzino, logistica, gestione, marketing ecc.. Ora, al netto della tassazione, c’è abbastanza margine per andare in pari? E per mantenere una famiglia?

Alcuni siti che vendono beni ad alta marginalità: Lindy.it, Ilnarratore.com, Inchiostri.it

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