approccio

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In riunione: 9 caz*o, 4 minch*a, 2 pistola, 1 scassano, 1 abboccano, 0 f*ga (wow). Non scommetterei 1 cent sul successo di questo #ecommerce

Voglio essere in prima pagina su Google!

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Riflettevo da un po’ su questa cosa: ormai non c’è cliente che non concluda l’incontro con un “dobbiamo essere in prima pagina su Google” o un surrogato a piacere.

ClassificaIn pochi pensano agli obiettivi del sito, a quello che vorrebbero ottenere con i visitatori o alla qualità dei contatti. Credo che questo sia indice di un approccio superficiale, poco orientato ai risultati e più votato allo sterile apparire migliori degli altri. Non si tratta di scegliere tra brand, vendita, presenza… bensì di un banale disguido la cui chiave di volta è lì, in bella vista, ancorata a quella semplice parola: “primo”.

Posizionarsi in prima pagina non può essere lo scopo, ma al massimo il mezzo (uno dei tanti, peraltro). La richiesta di un buon imprenditore, secondo me, dovrebbe essere simile a “voglio ottenere 1.000.000 di visite in un mese” oppure “voglio ricevere 5.000 mail all’anno di persone interessate a” o ancora “voglio raddoppiare le vendite online di”. Il resto vien da se’.

Probabilmente alla base di tutto ci sono anche le mirabolanti promesse delle agenzie, ma dopo l’iniziale offuscamento una mente pensante può e deve uscire da questa logica. O no?

Lavorare sul codice di terzi

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Sicuramente vi sarà capitato di mettere mano ad un lavoro iniziato da altre persone. Vengono i brividi al solo pensiero, eh? Comprensibile: di solito è una delle attività più noiose e complesse che possano capitare, specie se di mezzo ci sono problemi da risolvere e manutenzioni da effettuare.

In questi casi succede spesso che l’azienda che ha curato il progetto fino a questo momento abbia deciso di trasferire la sua sede alle Cayman o che il referente risulti in qualche modo irraggiungibile. Bisogna mettersi il cuore in pace ed iniziare i lavori senza alcuna documentazione e senza il minimo supporto. Insomma un bel problema, dato che il sito fa’ parte delle attività core, almeno nel nostro esempio.

A questo punto si aprono più strade:

  1. sviluppare il tutto ex-novo offrendo al cliente garanzie e documentazione per il futuro (costo a progetto e tempi lunghi)
  2. studiare superficialmente quanto disponibile e risolvere solo i problemi contingenti (costo a ore e tempi brevi)
  3. studiare il materiale in maniera approfondita e apportare anche revisioni profonde, dove necessario (costo mix e tempi medi)

Di norma preferisco fare un minimo di analisi e proporre tutti gli scenari mettendo in rilievo costi/benefici di ognuno, provo a vestire i panni del cliente e gli spiego cosa sceglierei al posto suo e perché, infine gli chiedo di prendersi il giusto tempo per pensare/scegliere e fisso un incontro.

Voi come agite: spingete verso una scelta (quella oggettivamente migliore per la vostra esperienza o quella migliore per il contesto) oppure fornite al cliente tutti gli strumenti per scegliere e poi aspettate? E che riscontri avete?

Le aziende e… il tempo per internet

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Da diverso tempo oramai faccio parte di quelle strane persone che usano internet per (quasi) tutto: compro biglietti, confronto servizi/prodotti, prenoto vacanze, acquisto oggetti di seconda mano, faccio home banking, mi riservo una poltrona al cinema, segnalo sinistri all’assicurazione, scrivo all’amministratore di condominio che si è dimenticato del mio telecomando per il cancello, mando SMS e telefono, ma sopratutto mi informo. Mi documento e cerco feedback, per qualsiasi cosa. Con la prima attività cerco di farmi una idea soggettiva, con la seconda la confronto con le posizioni degli altri e in questo modo l’arricchisco. Penso di non essere l’unico ad agire così. Con questa premessa mi chiedo come sia possibile che, all’alba del 2008, ci siano ancora delle aziende che guardano alla loro presenza sul web come un’inutile perdita di tempo.

Qualche settimana fa sono stato in un ristorante alle porte di Milano, gran bel posto ed ottima cucina. Ci ero già stato due volte, ma avevo bisogno degli orari e dei giorni di apertura poiché volevo prenotare e sapere se ci fossero nuove pietanze nel menu. Istintivamente ho cercato su Google, ma di un sito nemmeno l’ombra. Alla fine ho dovuto utilizzare le Pagine Bianche, recuperare il telefono e chiamare a voce per ottenere queste informazioni (pochi giorni fa l’ho consigliato ad un’amica ed ho dovuto dirgli di leggersi le opinioni della gente online invece di dargli un link dove guardare qualche foto e le prelibatezze che avrebbe potuto assaggiare.).

L’ultima sera che ho cenato in questo ristorante ho parlato con il proprietario per domandare il motivo di questa mancanza, in un posto così curato. Mi spiega che l’ha avuto per un paio d’anni e… che non ha tempo di seguire il sito. Non ha tempo di seguire il sito. No dico, ho sentito bene? Non ha tempo per seguire il sito. Ora, seriamente, anche dandogli il giusto peso quanto tempo serve per seguire un sito? O magari poniamoci la domanda più adatta a un ristoratore: il tempo che impiego per gestire le mie 5 pagine online quanto incidono sul successo della mia azienda? L’impegno è davvero superiore al beneficio che ne ricavo? Forse ha già un giro di clienti che lo soddisfa, ma gli attuali potrebbero essere molto grati per questo piccolo sforzo aggiuntivo.

Ad esempio io sono arrivato al punto in cui scarto a priori gli hotel senza un sito (a meno che non mi vengano consigliati esplicitamente da amici & co), mi sembra impossibile dover prenotare una camera che non posso vedere in anticipo. Ma voglio sperare di non dover arrivare a tanto per un ristorante: potrei morire di dispiacere e… di fame!

ING Direct batte Fineco 1 – 0

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Ultimamente ho avuto a che fare con tutte le mie aziende preferite a causa di modifiche alle utenze, agli indirizzi, etc. Ho notato però una cosa curiosa che potrei riassumere scherzosamente così: se ING Direct è 2.0 Fineco è decisamente 1.0! 😛 Eh sì, posso proprio dirlo.

Battute a parte, in questo veloce quanto superficiale confronto tra banche online basato sulla mia esperienza, posso dire che Fineco pur essendo molto avanti rispetto a tutti gli altri istituti, soffre ancora di quella burocrazia cartacea tipica del suo settore. Ad esempio per chiudere un conto, spostare un’utenza, richiedere l’estinzione di un investimento e così via ha sempre bisogno di un fax (+ telefonate) e di tempi assurdi come 30/45 giorni.
A questo punto mi domando con quale incredibile tecnologia la stessa Fineco riesca, senza problemi, ad attivare un qualsiasi servizio-investimento del suo catalogo in maniera veloce e rigorosamente online. Ecco, io odio le avversità in uscita!

D’altro canto ING Direct risponde in molto meno di 24 ore alla mia mail di richiesta informazioni indicando una procedura passo passo per completare totalmente online la mia richiesta di modifica conto, inoltre mi offre supporto telefonico gratuito anche se chiamo da cellulare (mentre Fineco mi fa pagare la tariffa urbana se sono un cliente già acquisito che chiama dal telefonino, ovviamente la chiamata è gratuita per i possibili clienti).

Uff… se penso a quante volte ancora mi capiterà di essere vittima della burocrazia mi viene un brivido. E intanto il tempo passa e io pago! 🙁
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