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Crisi nell’e-Commerce: quante imprese chiuse da gennaio 2014?

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L’Osservatorio Confesercenti esce con un titolo sensazionalistico a cui siamo ormai abituati: “Commercio, intermediazione e turismo: nei primi due mesi del 2014 saldo negativo per oltre 17mila imprese“. La cosa per noi interessante e di certo contro-tendenza riguarda l’occhiello: “In rosso anche ambulanti e, per la prima volta, e-commerce. Confesercenti: mercato interno ancora in crisi, la ripresa della domanda è indispensabile per far ripartire l’Italia”.

L’articolo parla infatti di perdite anche nel settore e-Commerce, nello specifico dice “così come registra per la prima volta gravi perdite (-389 imprese) il comparto dell’e-commerce“. Non riesco tuttavia a trovare riscontro del dato nelle tabelle, ma questa rimane eloquente e mostra il saldo aperture/chiusure di imprese nel primo bimestre 2014:

Osservatorio Confesercenti tabella chiusure aziende e-Commerce

Tempo fa avevo preparato una slide terroristica che diceva qualcosa tipo: il 70% degli e-Commerce fallisce… credo necessiti di un aggiornamento! 😀 Secondo la stessa fonte, infatti, solo un anno fa, la situazione era molto molto diversa. Che ne pensate?

Come usare i Social Network

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Leggo da Stefano che il New York Times ha stilato una serie di regole e consigli per i propri collaboratori, nel tentativo di aiutarli ad utilizzare correttamente le reti sociali (es. Facebook). Eccone qualcuna, non tradotta letteralmente:

  • non scrivere nulla che non scriveresti nel tuo profilo pubblico professionale o sul tuo blog
  • fai attenzione a chi è tuo “amico”, i suoi contenuti potrebbero causarti imbarazzo di vario tipo
  • comunica con le persone di cui trovi l’indirizzo mail sulla rete sociale, ma fallo con educazione e discrezione

A prescindere dall’aspetto professionale sembrano i consigli della nonna: tutte chiacchiere, indicazioni scontate e comunemente accettate? Falso! Purtroppo molte persone – spero non la maggior parte – utilizzano male i social network, dove con “male” intendo semplicemente in un modo che potrebbe causare loro piccoli e grandi problemi in un futuro più o meno prossimo. E in un certo senso sono contento di sentire, ogni tanto, le stesse cose in TV.

Parlo della superficialità con la quale diversi utenti rendono pubbliche informazioni personali: dal dove vivi al cosa fai, dalla vita sentimentale agli amici ed alle relazioni, dall’organizzazione della serata fino a qualsiasi attività privata. Credo che esista uno strumento opportuno per comunicare/relazionarsi con i propri contatti, in base a quello che hai da dire (newsgroup, mail, chat, reti sociali, etc), ed è importante imparare a scegliere quello giusto per ogni occasione.

Anche in questo caso lo strumento è fantastico e indubbiamente ricco di vantaggi, per capirci io sono “pro”: ognuno deve però trovare il modo di usarlo al massimo delle sue potenzialità con il minimo rischio per sè stesso e per i propri contatti.

My two cents.

Facebook e le aziende

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Negli ultimi giorni mi è capitato più volte di parlare con aziende che sono presenti su Facebook oppure che stanno pensando di entrarci ufficialmente:

  • C’è chi si chiede se ha senso aprire un gruppo a tema, molto verticale, ragionando su quale tipo di ritorno potrà avere e sopratutto quanto tempo dovrà dedicare alla gestione ed alla cura di questo nuovo canale. Per poi scoprire che qualcuno, da privato, l’ha già fatto aggregando un discreto gruppo di partecipanti.
  • C’è chi è già entrato nella grande famiglia di Facebook buttandosi velocemente nella mischia, senza obiettivi specifici, raccogliendo di conseguenza pochissimi interessati. Ora si interroga su cosa può fare con questo strumento e su come mai non abbia generato in poco tempo introiti milionari.
  • C’è chi sperimenta, verifica, curiosa, analizza, generando iscritti e contatti, provando ad acquistare clic a pagamento sullo stesso canale (ora che i prezzi sono ancora molto bassi e le conversioni piuttosto alte) cercando di capire e studiare come funziona tutto l’ecosistema.

Sotto alcuni punti di vista si tratta decisamente di un buon segno, dall’altra parte invece è l’ennesima dimostrazione che un fenomeno viene preso in seria considerazione solo quando arriva sul mainstream. Insomma c’è fermento, avete esperienze simili?

Facebook e Myspace: relazioni

Il sito aziendale è morto? Risorgerà!

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Reti socialiOggi ho letto un post su [mini]marketing dove Gianluca si pone questa domanda “Il dubbio è: fino a quando servirà un sito scollegato dalla conversazione in corso? E perché continuare a usare i social media per portare traffico al proprio sito quando le persone vogliono rimanere nelle zone sociali della rete?“.

Io penso che i siti aziendali rimarranno per molto tempo delle isole a parte, però questo non vuol dire che siano scollegate dal resto. Secondo me l’evoluzione permetterà semplicemente una migliore e più alta integrazione dello strumento sito con gli strumenti sociali: per l’azienda la sorgente sarà sempre il proprio sito, ma la destinazione diventerà irrilevante.

Da questo punto di vista anche le aziende più evolute dispongono di un sito e questo è per loro il centro nevralgico delle attività online o quantomeno la versione ufficiale dell’immagine che l’azienda deve avere sulla rete. L’orticello privato, indipendente e personalizzabile al massimo secondo le proprie necessità. Probabilmente invece nasceranno nuove e più sofisticate possibilità per la distribuzione di contenuti (magari uno standard di comunicazione tra piattaforme), questo permetterà una relazione trasparente tra sistemi/tecnologie diverse permettendo il dialogo cross-platform tra utenti.

Lo scenario potrebbere essere qualcosa di simile a questo: l’azienda apre la selezione per la ricerca di una figura professionale e pubblica un articolo a tema sul proprio sito, automaticamente viene effettuato un broadcast su tutti i sistemi a cui partecipa (es. Facebook e LinkedIN). Le persone in relazione con l’azienda trovano il nuovo contributo sui servizi social di riferimento a cui sono iscritti e decidono di commentare oppure di proporre la propria candidatura sfruttando le funzionalità dei siti sociali stessi. Quindi scriveranno un commento direttamente su Facebook ed invieranno il proprio curriculum tramite LinkedIN. L’azienda riceverà queste informazioni direttamente nello strumento che utilizza come principale, cioé il proprio sito, e potrà decidere cosa rendere pubblico e cosa no, oltre ovviamente a continuare la conversazione con le persone in questione. Insomma, lato azienda, un solo posto dove produrre/fruire contenuti e relazioni..

I sistemi sociali si moltiplicano a vista d’occhio e nonostante si possano identificare dei leader ci sono comunque grosse fette di utenza irraggiungibili a causa della difficoltà a seguire tutto. Il problema principale sarà quindi il tempo (e i costi): è già così adesso per i privati e gli addetti ai lavori, a maggior ragione potrebbe esserlo per le aziende in futuro.

Probabilmente nasceranno soluzioni per agevolare la gestione delle identità sociali e delle conversazioni online, abbiamo visto gli esempi di Co.comment, Friendfeed, etc ma secondo me siamo ancora lontani dal coprire le reali necessità e c’è molto spazio di azione.

Voi cosa ne pensate: il sito morirà? Le aziende si sposteranno sui social network?

Foto da Wisetome.com

Le aziende e… il tempo per internet

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Da diverso tempo oramai faccio parte di quelle strane persone che usano internet per (quasi) tutto: compro biglietti, confronto servizi/prodotti, prenoto vacanze, acquisto oggetti di seconda mano, faccio home banking, mi riservo una poltrona al cinema, segnalo sinistri all’assicurazione, scrivo all’amministratore di condominio che si è dimenticato del mio telecomando per il cancello, mando SMS e telefono, ma sopratutto mi informo. Mi documento e cerco feedback, per qualsiasi cosa. Con la prima attività cerco di farmi una idea soggettiva, con la seconda la confronto con le posizioni degli altri e in questo modo l’arricchisco. Penso di non essere l’unico ad agire così. Con questa premessa mi chiedo come sia possibile che, all’alba del 2008, ci siano ancora delle aziende che guardano alla loro presenza sul web come un’inutile perdita di tempo.

Qualche settimana fa sono stato in un ristorante alle porte di Milano, gran bel posto ed ottima cucina. Ci ero già stato due volte, ma avevo bisogno degli orari e dei giorni di apertura poiché volevo prenotare e sapere se ci fossero nuove pietanze nel menu. Istintivamente ho cercato su Google, ma di un sito nemmeno l’ombra. Alla fine ho dovuto utilizzare le Pagine Bianche, recuperare il telefono e chiamare a voce per ottenere queste informazioni (pochi giorni fa l’ho consigliato ad un’amica ed ho dovuto dirgli di leggersi le opinioni della gente online invece di dargli un link dove guardare qualche foto e le prelibatezze che avrebbe potuto assaggiare.).

L’ultima sera che ho cenato in questo ristorante ho parlato con il proprietario per domandare il motivo di questa mancanza, in un posto così curato. Mi spiega che l’ha avuto per un paio d’anni e… che non ha tempo di seguire il sito. Non ha tempo di seguire il sito. No dico, ho sentito bene? Non ha tempo per seguire il sito. Ora, seriamente, anche dandogli il giusto peso quanto tempo serve per seguire un sito? O magari poniamoci la domanda più adatta a un ristoratore: il tempo che impiego per gestire le mie 5 pagine online quanto incidono sul successo della mia azienda? L’impegno è davvero superiore al beneficio che ne ricavo? Forse ha già un giro di clienti che lo soddisfa, ma gli attuali potrebbero essere molto grati per questo piccolo sforzo aggiuntivo.

Ad esempio io sono arrivato al punto in cui scarto a priori gli hotel senza un sito (a meno che non mi vengano consigliati esplicitamente da amici & co), mi sembra impossibile dover prenotare una camera che non posso vedere in anticipo. Ma voglio sperare di non dover arrivare a tanto per un ristorante: potrei morire di dispiacere e… di fame!

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