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e-Commerce best pratices: il modello di business (7 di 7)

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Modello di business

Il modello di business di un e-Commerce è per definizione la vendita, ma c’è modo e modo. Al solito, il limite è la fantasia: vendita a catalogo (es. Monclick), vendite flash (es. Woot.com), acquisti di gruppo (es. il primo Groupon), vendite private (es. Privalia), abbonamenti (es. GlossyBox), marketplace (es. GeoMercato/Cortilia), store su dispositivi (es. iTunes Store) e chi più ne ha più ne metta.

Ogni modello mette in campo strategie profondamente diverse, ma la chiave di tutto è nella sostenibilità. E’ necessario tenere da conto concetti importanti come il costo di acquisizione cliente (primo ordine) e il valore del cliente nel tempo. Bisogna sempre lavorare per abbassare il primo e alzare il secondo.

Supponiamo di vendere fedi per matrimonio, un prodotto che si acquista solo una volta nella vita. Come merchant compriamo dal fornitore a 60 euro e rivendiamo a 100 euro online, marginando 40 euro. In questo caso, se il costo di acquisizione di un ordine fosse di 25 euro rimarrebbero solo 15 euro a copertura di tutti gli altri costi e dell’utile che vogliamo ricavarne. Probabilmente troppo poco per sostenere l’attività, anche in virtù del fatto che non possiamo ammortizzare i costi di acquisizione del cliente (per esempio attraverso una newsletter con le nuove offerte).

Il discorso sarebbe molto diverso se vendessimo vino o stampanti. In questo caso nella stessa linea di prodotti ci sarebbero diverse fasce di prezzo/qualità e si potrebbe lavorare con la tecnica dell’up-selling. Allo stesso modo esisterebbero prodotti complementari (decanter) e consumabili (cartucce), pertanto si potrebbero mettere in atto anche tecniche di cross-selling. O, ancora, dopo un certo numero di settimane avrebbe senso contattare i clienti per proporre una nuova fornitura (o un abbonamento!) e addirittura automatizzare l’intero processo di contatto/vendita.

Glossybox utilizza un modello di vendita piuttosto nuovo per l'Italia: la subscription (abbonamento)

Dai nuovi modelli come l’abbonamento fino ai marketplace specializzati, passando per strategie tradizionali di up/cross-selling.

 

Al successo del modello contribuiscono anche gli automatismi che permettono di risparmiare tempo e indirizzare gli sforzi “di valore” verso attività che necessitano dell’intervento umano. Il tempo, infatti, è probabilmente la risorsa più scarsa e sotto-stimata di cui un merchant dispone per la sua attività, indipendentemente dal suo modello di business.

Alcuni shop da analizzare e che applicano uno dei modelli descritti: GlossyBox.it, Cortilia.it e Bottegaverde.it.

e-Commerce best pratices: stimolare il desiderio (6 di 7)

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Desiderio

Apple insegna che, ancor prima del prodotto, si vende l’esperienza (e lo status). Anche per questo si fa un gran parlare di storytelling, una strategia che il marketing tradizionale applica già da un po’. Online, dove i cinque sensi vengono brutalmente ridotti a due, un eco-sistema in grado di coinvolgere e sedurre è uno degli ingredienti per il successo (se c’è un pubblico). Anche perché, su questo punto, molti negozi online offrono solo il minimo sindacale e quindi la concorrenza è… poca e impreparata.

Dal copywriting alle fotografie, dai video allo stile, dalle schede prodotto alle newsletter: ogni elemento dovrebbe parlare la lingua della persuasione. Inoltre, una comunicazione curata nel minimo dettaglio trasmette inconsciamente anche il (necessario) senso di affidabilità e professionalità che tanto manca online. In poche parole: garanzia di sicurezza. Ragionando per estremi, comprereste mai qualcosa dal sito www.Arngren.net? 🙂

Gilt Taste, un perfetto esempio di sito che stimola il desiderio attraverso le immagini

La comunicazione ai 5 sensi, il dettaglio “immersivo”, il remarketing… ogni mezzo contribuisce a stimolare il desiderio nei visitatori.
Una buona pratica è quella delle immagini che “accellerano la salivazione”, della stimolazione del desiderio, dei video dell’unpacking, dei testi diretti, coinvolgenti e persuasivi, delle fotografie che sottolineano i dettagli, della spinta all’acquisto d’impulso (dove possibile), del remarketing etico e così via. Se è opinione comune che un venditore si presenti sempre col vestito buono, perché il prodotto dovrebbe essere da meno?

Alcuni esempi di siti che stimolano il desiderio attraverso copy e immagini: Gilttaste.com, Gucci.com e Hotelchocolat.co.uk.

e-Commerce best pratices: la multicanalità (5 di 7)

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Multicanalità

“Multicanale” è un termine che deriva dal commercio tradizionale, ma chi vende online e segue blog/forum di settore si è certamente imbattuto più volte in questo concetto. Affrontare la vendita online con un approccio multicanale significa utilizzare/unire/coordinare le forze di tutti i canali presidiati dall’azienda con l’obbiettivo comune di generare un maggior numero di vendite. Nelle grandi aziende si sperimenta spesso una forte competizione tra i canali (ogni responsabile ha il suo budget e i suoi obbiettivi), ma ogni settore dovrebbe lavorare per il bene dell’azienda e non per il bene del canale stesso.

Zalando è un'azienda che presidia almeno due canali: web e mobile.

I pure player puntano sul mobile per raggiungere più utenza, ma chi dispone di negozi sul territorio sfrutta ogni canale disponibile.

In un buon e-Commerce c’è coordinamento e cooperazione tra canali. Per esempio tra online (sito), commercio tradizionale (negozio), mobilità (smartphone), stampa (affissioni o volantini), telefono (outbound) ecc. Anche perché, diciamoci la verità, il concetto di “canale” esiste solo nelle logiche commerciali, per il cliente ci sono due cose: il venditore e il prodotto. La multicanalità deve quindi essere gestita in maniera trasparente. L’info-commerce ne è un esempio: alcuni si informano online e acquistano in negozio, altri provano il prodotto in negozio e poi cercano online il prezzo migliore, altri ancora ancora approfondiscono caratteristiche e opinioni sul prodotto utilizzando lo smartphone dentro il negozio.

Diventa quindi fondamentale farsi trovare pronti e presidiare correttamente ogni canale, o almeno quelli a portata di tutti: telefono, web, mobile e – dove possibile – negozio tradizionale. Ma per quanto il negozio online sia tecnicamente pronto a gestire le varie richieste, è bene ricordare che un discreto commesso (a eccezione di quelli che “tutto quello c’è è sullo scaffale”) vende sempre meglio di un’ottima pagina web. Anche al telefono.

Alcuni esempi di shop che hanno sviluppato una strategia multicanale: Zalando.it, Euronics.it e Pixmania.com

e-Commerce best pratices: generalisti o specializzati (4 di 7)

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Specializzazione

Gli amanti delle bollicine anni ’80 avrebbero detto “per molti ma non per tutti” (alzi la mano chi non se lo ricorda!). In sostanza significa abbandonare il generico per abbracciare lo specifico. Questa è, secondo me, una buona pratica per chi si avvicina al mondo dell’e-Commerce: lasciare la massa per curare l’elite. Si tratta di un aspetto difficile da far digerire al commerciante, il quale ha spesso l’impressione che riempiendo la bancarella si abbiano maggiori possibilità di rispondere all’esigenza (cerchi X, ma poi compri Y). Avrete di certo sentito parlare di “nicchia”, un consiglio condiviso un po’ da tutti nell’online, di fatto parliamo ancora di “specializzazione”.

Oybo, uno shop specializzato in calzini... spaiati!

I siti specializzati vendono uno o pochi prodotti, magari in più varianti, rivolgendosi esclusivamente a un segmento di pubblico limitato.

 

Specializzarsi è un’arte: un mix di sensazioni dettate dall’esperienza e dai numeri raccolti in maniera più o meno scientifica (strumenti online, report acquistabili, numeri e dati provenienti da e-Commerce simili ecc.). Nel dubbio? Un test: pagina + campagna. Attraverso una landing page creata su misura e una campagna di base low cost (es. PPC) è possibile valutare l’effettiva reazione degli utenti di riferimento e al contempo raccogliere un po’ di dati veritieri.

Insomma, nessuno ci ha ordinato di iniziare a vendere online con un catalogo da centinaia di prodotti (bisogna anche avere la forza economica per farlo!). Potrebbe bastarne uno solo, magari ad alto margine: alcune aziende italiane raccolgono online più di 200 ordini al giorno con una singola offerta. O, ancora, si potrebbe lavorare per essere l’unica azienda a vendere online, in Italia, un determinato prodotto (es. per licenza, per importazione o produzione in proprio).

Ecco alcuni esempi di siti che puntano sulla specializzazione: GoSphero.com, Gopro.com e ConvegnoGT.it

e-Commerce: come aumentare lo scontrino medio con una frase (caso studio italiano)

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Leggiamo spesso casi studio d’oltreoceano nei quali si condividono risultati incredibili a fronte di (quelle che sembrano) piccole modifiche sull’interfaccia di un e-Commerce: il cambio di colore di un pulsante, la nuova headline, la posizione del form ecc. Oggi vi racconto i numeri di un caso tutto italiano, senza fare nomi. 😉

La situazione di partenza

Parliamo di uno shop che vende prodotti alimentari di qualità, con una buona percezione del brand. Una paio di volte al mese, senza scadenze prefissate, viene inviata una mail per notificare le nuove offerte commerciali (prodotti, sconti temporanei, coupon ecc.). L’invio ha come target due database di proprietà: il primo – più piccolo – contenente i già clienti mentre il secondo – molto più ampio – raccoglie i prospect che hanno in qualche modo dimostrato interesse per i prodotti senza mai acquistare.

L’offerta comunicata via mail

L’offerta di Halloween 2012 prevede lo stesso sconto su tre prodotti: uno molto più interessante e gli altri due a corredo, fascia di prezzo 30-50 euro. In più vengono omaggiate le spese di spedizione su tutti gli ordini raccolti nei tre giorni successivi, evidenziando la cosa il più possibile (consci del fatto che questo vantaggio, da solo, già porterebbe i suoi risultati). Il messaggio viene inviato a tutti in forma grafica, praticamente una DEM.

Come reagiscono gli utenti

Succede che l’offerta viene ritenuta interessante: le persone sollecitate iniziano ad arrivare sul sito e fare acquisti. Dopo un paio d’ore e con alcune decine di ordini inoltrati, è possibile fare le prime analisi: lo scontrino medio degli ordini generati da questa mail è più basso della media del sito. Un dato ragionevole, considerato che si tratta di acquisti indotti dalla mail, non certo di esigenze spontanee o azioni di ricerca attiva. Ma analizzando singolarmente tutti questi ordini si scopre che contengono quasi sempre 1 solo prodotto (il più interessante dei tre presenti nella mail promozionale), la media storica dello shop invece parla di un numero di pezzi per ordine molto più alto.

Tutto parte da un… perché?

Per ottenere il massimo da questo invio si è pensato di provare ad aumentare lo scontrino medio, partendo da una semplice considerazione: sembra che le persone non stiano sfruttando al meglio la consegna gratuita! E’ molto strano… perché acquistano solo un prodotto?

E’ davvero strano oppure il massimo beneficio che possono ottenere non è stato ben evidenziato? In effetti la differenza è sottile: con le spese di spedizione gratuite non pago la consegna e posso ordinare il prodotto in offerta, ma con le spese di spedizione gratuite posso ordinare anche altro, aggiungendo pezzi o addirittura scegliendo prodotti diversi da quelli in promozione. Ecco un classico errore di chi fa e-Commerce: dare per scontato cose che per le persone normali (mica quelle come noi!) non lo sono. E infatti ho sbagliato :-P, ora devo rimediare.

Come aumentare il P.M.O. (Prezzo Medio Ordine o Scontrino Medio)

Effettuata l’ipotesi bisogna verificarla, quale miglior modo se non un test? Purtroppo però l’invio è in corso, non si può modificare la mail e gli utenti sono già a centinaia sul sito. Si modifica “live”!

L’idea è quella di accendere la scintilla nella mente dei visitatori, stimolando un ragionamento di convenienza senza indicare in maniera diretta e aggressiva l’azione da compiere. In questo modo la sensazione dovrebbe essere qualcosa tipo “ah giusto, davvero geniale, come ho fatto a non pensarci!” invece di “beh, certo, mi fai spendere di più!“. Così, solo per i 3 giorni della promozione, è stata inserita una frase in tutte le schede prodotto dell’e-Commerce, esattamente questa:

Frase utilizzata per aumentare il PMO

La reazione dei visitatori è stata immediata. La frase ha stimolato le persone a pensare come sfruttare meglio un vantaggio (che già avevano) e i risultati si sono visti subito. Potenza del copy. Di seguito uno spaccato dell’andamento degli ordini in forma grafica:

Grafico andamento del PMO prima e dopo la pubblicazione della frase

Il valore del singolo scontrino è in azzurro, mentre il cerchietto rosso indica il momento di pubblicazione della frase sul sito. Le due righe rosse, infine, rappresentano lo scontrino medio prima e dopo la modifica (da notare che normalizzando i dati il P.M.O. risulta comunque più alto). Alla fine della campagna, questa frase ha fruttato al merchant alcune migliaia di euro in più.

Che ne pensate? Conoscete altri casi studio o esperimenti italiani di questo tipo?

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