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A che orario c’è maggiore interesse per i contenuti online in Italia?

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Il grafico mostra la percentuale media oraria del numero di clic veicolati dai contenuti in Italia e li confronta con gli stessi dati in USA. Sembra che nel Belpaese da una certa ora salga vertiginosamente l’interesse per la fruizione di contenuti online. Un comportamento che è bene tenere da conto quando si gestisce un e-Commerce, in particolare se lo shop è (come spesso dovrebbe) supportato da un piano editoriale strategico.

Qual è quindi l’orario migliore per pubblicare contenuti online in Italia? Outbrain suggerisce le 16, in base ai risultati della ricerca, Tagliaerbe riprende e pubblica una parte di questi dati e ne da’ una chiave di lettura. Vi risulta?

Google Analytics in 30 secondi

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Il buon Tambu, al secolo Marco Cilia, ha inaugurato verso fine maggio un blog monotematico su Google Analytics, il sistema di statistiche gratuito offerto da Google.

Marco è un autodidatta in tema di web analytics, web marketing e SEO, collabora attivamente con il forum di Giorgio Tave (una delle community italiane più attive su questi argomenti) ed ha tenuto corsi sull’utilizzo dei software di analisi statistica per siti web. Insomma, uno che sa il fatto suo! 🙂

In questo nuovo blog raccoglie le sue esperienze ed i risultati degli esperimenti con Google Analytics, con l’obiettivo di creare un punto d’incontro sul tema, che in Italia mancava.

Il nome, “Google Analytics in 30 secondi“, deriva ovviamente dal suo blog personale, dal quale ha preferito separare questo tipo di argomenti. I suoi post spaziano dal livello informativo fino a scendere nel dettaglio tecnico con script e report di ogni tipo, insomma davvero uno strumento utile per chi lavora in questo campo.

URL http://www.goanalytics.info

Live blogging @ Web 2.0 upload to business 6/8

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Dal download all’upload: ricerca, accesso, produzione e distribuzione dell’informazione
Stefano Hesse (Corporate Communications & Pubblic Affairs Google Italia)

nel 2007 ci sono 1,3 miliardi di persone online, tanta gente e ce ne sara’ sempre di piu’: ed avranno bisogno di tante cose. la banda larga aumenta, il costo di storage (tenere i dati in un determinato posto, vedi l’ipod e’ passato da 5gb a 40gb diminuendo il costo) e’ diminuito drammaticamente, democratizzazione dei mezzi di produzione edistribuzione (solo pochi anni fa produrre un video era costosissimo). oggi godiamo di piu’ contenuti e possiamo anche produrne. spendiamo molto piu’ tempo online e molto di questo su applicazioni (mail, news, social networking, im, streaming, blogging). il tempo dedicato ai media tradizionali sta diminuendo ma questo non significa che le persone non siano interessati ai loro contenuti: vedi l’esempio del sole 24 ore che sta portando parte del contenuto online in modalita’ web 2.0. passiamo dalla comunicazione di massa con fruizione passiva al one to one con un alto tasso di interazione (from push to pull). mostra la copertina del time della persona dell’anno 2007, quella che mette “you” al centro del monitor del pc.

i 4 punti chiave della comunicazione: integrazione tra online e offline (i media si devono parlare ed avere contatti, la strategia online deve essere pensata in relazione con quella offline, da tutta l’azienda), misurabilita’ e focus su roi, nuova organizzazione interna (per integrare le competenze) branding (cnsumer engagement). se io parlo e non ascolto do’ un’immagine fissa dell’azienda, se invece mostro all’utente che accolgo il suo feedback e lavoro su queto do’ un’immagine nuova e vitale dell’azienda.

comunicare 2.0: mettersi in gioco, ecco come fare: corporate blog (l’italiano e’ il primo ad aprire i commenti, non tutte le aziende hanno bisogno di questo strumento, bisogna valutarlo. per google e’ servito avere feedback dall’utente, gratuito ed efficace), nuovi strumenti per la comunicazione del brand (es. google earth, come ha fatto british airways creando un layer con informazioni simpatiche sul prezzo all’interno del cielo delle citta’), strategia di integrazione (es. come ha fatto la produzione del film 007 con le mappe geografiche ed i video delle location del film, interviste, effetti speciali: interesse in tutto quello che non e’ solo il prodotto finale), integrazione offline-online (es. come ha fatto pontiac con uno spot televisivo breve che terminava con uno screenshot di google che invitava l’utente a verificare digitando la parola “pontiac” per vedere come ne parla bene la gente. chiaramente c’e’ una logica perche’ i rischi sono grandi e la gente online puo’ parlarne male, ma in questo caso l’online e’ parte integrante della strategia), rinnovarsi per raggiungere il proprio target (es. come ha fatto rai.tv con un canale brandizzato con you tube).

la community crea i contenuti (es. red hot chili peppers con un fan che ha vinto 10.000 dollari e la possibilita’ di fare il tour con la band in cambio di un bel video che ora il gruppo sta utilizzando sui canali televisivi). express yourself (video su you tube di due ragazzi coreani che prendevano in giro i back street boys, hanno avuto cosi’ tante visite che motorola gli ha chiesto di partecipare ad uno spot per il mercato orientale). lascia che siano loro a commentare (es. come ha fatto il milan sul proprio sito permettendo di commentare e di caricare video in risposta ai commenti). domanda dal pubblico sulla presenza di immagini protette da diritti nei video prodotti dagli utenti, stefano risponde che normalmente il proprietario del canale prende la distanza dai contenuti degli utenti con un disclaimer e i contenuti non adatti vengono segnalati dagli utenti o da terzi al team di you tube che elimina il video. istituzioni 2.0 (es. blair che dice che non c’e’ mezzo come you tube dove comunicare e dove capire cosa i tuoi elettori vogliono e pensano).

le chiavi del web 2.0: gli utenti creano contenuti, bisogna mettersi in gioco, i messaggi viaggiano molto piu’ velocemente, il target non e’ piu’ lo stesso, ascoltare i feedback degli utenti. buone le slide di stefano e la sua capacita’ comunicativa, le informazioni fornite sono state di livello base, ma gli esempi reali proposti per ogni situazione molto interessanti. stefano fornisce anche la sua mail privata per opinioni, richieste, insulti e contenuti da condividere con lui: grande!

Promuovi i tuoi post

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Se curi il tuo blog con lo stesso amore che dedichi alla mamma, saprai bene quanto questi piccoli siti siano apprezzati dagli spider. Ciò nonostante puoi fare ancora di più per indicizzare al meglio i tuoi post sui motori di ricerca ad esempio partendo dalla semplice segnalazione del tuo blog (e feed) ad alcuni servizi all’uopo. Eccone alcuni:

  • Googleblog link
    Per entrare nell’elenco dei blog indicizzati occorre pubblicare un feed e pingare un qualsiasi servizio di aggiornamento come KingPing che riporto in fondo a quest’elenco.
  • Blogbabel link
    Si tratta di una classifica di blog italiani, ma è ben posizionata sui motori e offre servizi di analisi interessanti, per iscriversi occorre pubblicare un feed e compilare questo modulo di richiesta.
  • Technorati link
    Il servizio a tema più famoso al mondo. L’iscrizione non necessita la pubblicazione di un feed, ma per sfruttare al meglio le caratteristiche di categorizzazione bisogna associare dei tag ad ogni post, secondo una sintassi specifica.
  • OKNotizie link
    Un servizio tutto itailano per la segnalazione delle notizie più interessanti pubblicate sul proprio blog, i lettori del sito provvederanno poi ad esprimere il loro gradimento che aumenterà o diminuirà il livello di interesse, e quindi visibilità del post. Occorre registrarsi e segnalare manualmente ogni post.
  • Wikio link
    Molto simile alla logica di OKNotizie, anche in questo caso occorre registrarsi.
  • KingPing link
    Uno dei tanti servizi gratuiti che si occupano, su specifica richiesta, di segnalare l’aggiornamento del proprio feed ad un numero più o meno ampio di siti di archiviazione e indicizzazione per la blogosfera. La segnalazione di un blog in questi network comporta in automatico l’indicizzazione da parte di Googleblog.

Io li uso da tempo e a questo punto il consiglio è di iscriverti subito ed utilizzare i siti indicati (in particolare i primi due): si tratta di procedure semplici e gratuite, ma che ti permettono di ottenere buoni risultati in breve tempo. Qualche altro link simile da suggerire?

Che il marchio parli!

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In questi giorni si legge molto di Edelman e della sua classifica dei blog più influenti d’Italia: molti blogger hanno detto qualcosa a riguardo, perlopiù in comprensibili termini negativi, e fin qui nessun problema. Non capisco però il pensiero di Gaspar (che spero di aver bene interpretato), perché escludere a priori i “marchi” dalla conversazione? Io preferirei avere la possibilità di scegliere piuttosto che trovarmi davanti ad una situazione; il mio dubbio riguarda il momento, insomma la stessa domanda che si pone Totanus: perché ora si e prima no?

Io penso che questo iniziale, impalpabile, interesse delle aziende alla conversazione sia solo un bene. Il motivo che le spinge a relazionarsi con il pubblico parlante è secondario: c’è chi si accorge della reale necessità e chi, giocoforza, si deve adattare ad un mercato in mutamento di cui noi siamo gli artefici. E allora non mi stupisco se diventa vitale per l’azienda accorgersi e rinnovarsi. Se dimostrerà di essere in grado di avviare un processo di comunicazione adeguato al suo ambiente ed ai suoi “consumatori” allora saremo tutti contenti, viceversa si avvierà probabilmente una nuova piccola rivoluzione.

Miseria che pappone, non lo capisco nemmeno io! 😀 Tutto per dire che venerdì alle 11:30 farò un salto alla conferenza “Top of the blogs” presso Le biciclette in via Torti 1 a Milano per sentire cosa si dice in merito all’influenza (etciùm!) della blogosfera italiana ed al rapporto tra blog ed aziende.

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