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Patrizia Pepe e la rivolta su Facebook

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La pubblicazione di un’immagine su Facebook può scatenare la rivolta dei tuoi fan?

L'immagine incriminata della campagna pubblicitaria di Patrizia Pepe

Ciò che una volta pensavamo e basta, passando davanti a certi cartelloni pubblicitari, ora lo scriviamo, e quelli che la pensano come noi arrivano e ne portano altri ancora. Possiamo essere maleducati, e un po’ troppo incazzati, ma le persone hanno subito la comunicazione passiva per 50 anni, e ora si prendono la loro rivincita, senza troppe finezze stilistiche. Quelli che pensavano che la loro pagina Facebook sarebbe stata una passeggiata pubblicitaria, solo meno costosa, sono avvisati.

Così la pensa Gianluca in merito al caso Patrizia Pepe, balzato agli onori delle cronache sul web proprio in questi giorni.

Più che una questione di rivincita, penso che sia una possibilità che le aziende offrono e quindi le persone utilizzano. Entrambe senza pensarci troppo 🙂 D’altro canto la gestione delle community, e più in generale di ogni zona dove c’è interazione pubblica con le persone, dev’essere considerata un’attività strategica per qualsiasi azienda. Ancora di più se l’azienda è presente con forza sul web o addirittura gestisce un negozio online.

Crisis management: un problema di tutti

I Ninja ricordano un altro caso simile, quello di Loft: stesso mercato, migliore gestione. Ma ci sono anche altri esempi come Sistemi di Luce o il più recente Terranova.

Quello che è successo a Patrizia Pepe succede da sempre nelle community online: prima sui newsgroup, poi sui forum e mailing list, ancora sui blog e adesso su Facebook. Negli ultimi anni, grazie ai social network e all’incremento delle persone online, questo aspetto riceve una maggiore eco e in conseguenza diventa una logica importante da (comprendere e) gestire.

La memoria del web

La presenza online e l’attività di un’azienda non può più prescindere dal gestire una comunicazione multi-direzionale. I piccoli errori sono presenti nelle attività quotidiane di ognuno di noi (come anche l’essere un po’ permalosi), ma quanti sono poi in grado di gestire al meglio una critica pubblica? Come abbiamo visto c’è chi lo fa bene, riuscendo anche a trarne vantaggio, e chi invece diventa un caso studio.

Sfortunatamente il web ha un’incredibile memoria storica e tiene traccia di tutto quello che succede. Sul caso Patrizia Pepe, ad esempio, ci sono già centinaia di articoli ovunque e a nulla servirebbe la cancellazione del thread originale su Facebook. Ecco perché è importante che le aziende gestiscano al meglio piccole crisi di questo tipo. Occhi aperti, anzi, orecchie. 😉

Aggiornamento: Patrizia Pepe pubblica sul suo blog un interessante approfondimento sulla vicenda, comprensivo dell’analisi delle reazioni degli utenti sui social network. Well done!

24hrsCamp: hai mai lavorato di notte?

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Ventiquattrore CampCuriosa iniziativa di Mario e soci: un Barcamp della durata di 24 ore continuative, appunto il 24hrsCamp. All’interno di questo evento si proverà, unendo le forze e le professionalità di tutti i presenti, a completare l’intero iter di un vero progetto web.

Tutti possono partecipare: analisti, programmatori, grafici, seo, project manager e così via, ognuno con il suo prezioso contributo e la sua specializzazione. Il progetto su cui lavorare sarà una piattaforma online di sensibilizzazione, collaborazione e confronto dedicata alla problematica della mortalità materno-infantile per Fondazione PangeaOnlus e Terre des hommes, quindi un lavoro a scopo umanitario (insomma l’idea non è certo quella di sfruttare gratuitamente il contributo di altri).

Il 24hrsCamp si terrà a Milano a cavallo tra il 15 e il 16 novembre 2008.

Sul sito uffiiale tutte le informazioni necessarie per l’iscrizione, spero proprio di riuscire a fare un salto.
Buon lavoro!

Live blogging @ Web 2.0 upload to business 6/8

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Dal download all’upload: ricerca, accesso, produzione e distribuzione dell’informazione
Stefano Hesse (Corporate Communications & Pubblic Affairs Google Italia)

nel 2007 ci sono 1,3 miliardi di persone online, tanta gente e ce ne sara’ sempre di piu’: ed avranno bisogno di tante cose. la banda larga aumenta, il costo di storage (tenere i dati in un determinato posto, vedi l’ipod e’ passato da 5gb a 40gb diminuendo il costo) e’ diminuito drammaticamente, democratizzazione dei mezzi di produzione edistribuzione (solo pochi anni fa produrre un video era costosissimo). oggi godiamo di piu’ contenuti e possiamo anche produrne. spendiamo molto piu’ tempo online e molto di questo su applicazioni (mail, news, social networking, im, streaming, blogging). il tempo dedicato ai media tradizionali sta diminuendo ma questo non significa che le persone non siano interessati ai loro contenuti: vedi l’esempio del sole 24 ore che sta portando parte del contenuto online in modalita’ web 2.0. passiamo dalla comunicazione di massa con fruizione passiva al one to one con un alto tasso di interazione (from push to pull). mostra la copertina del time della persona dell’anno 2007, quella che mette “you” al centro del monitor del pc.

i 4 punti chiave della comunicazione: integrazione tra online e offline (i media si devono parlare ed avere contatti, la strategia online deve essere pensata in relazione con quella offline, da tutta l’azienda), misurabilita’ e focus su roi, nuova organizzazione interna (per integrare le competenze) branding (cnsumer engagement). se io parlo e non ascolto do’ un’immagine fissa dell’azienda, se invece mostro all’utente che accolgo il suo feedback e lavoro su queto do’ un’immagine nuova e vitale dell’azienda.

comunicare 2.0: mettersi in gioco, ecco come fare: corporate blog (l’italiano e’ il primo ad aprire i commenti, non tutte le aziende hanno bisogno di questo strumento, bisogna valutarlo. per google e’ servito avere feedback dall’utente, gratuito ed efficace), nuovi strumenti per la comunicazione del brand (es. google earth, come ha fatto british airways creando un layer con informazioni simpatiche sul prezzo all’interno del cielo delle citta’), strategia di integrazione (es. come ha fatto la produzione del film 007 con le mappe geografiche ed i video delle location del film, interviste, effetti speciali: interesse in tutto quello che non e’ solo il prodotto finale), integrazione offline-online (es. come ha fatto pontiac con uno spot televisivo breve che terminava con uno screenshot di google che invitava l’utente a verificare digitando la parola “pontiac” per vedere come ne parla bene la gente. chiaramente c’e’ una logica perche’ i rischi sono grandi e la gente online puo’ parlarne male, ma in questo caso l’online e’ parte integrante della strategia), rinnovarsi per raggiungere il proprio target (es. come ha fatto rai.tv con un canale brandizzato con you tube).

la community crea i contenuti (es. red hot chili peppers con un fan che ha vinto 10.000 dollari e la possibilita’ di fare il tour con la band in cambio di un bel video che ora il gruppo sta utilizzando sui canali televisivi). express yourself (video su you tube di due ragazzi coreani che prendevano in giro i back street boys, hanno avuto cosi’ tante visite che motorola gli ha chiesto di partecipare ad uno spot per il mercato orientale). lascia che siano loro a commentare (es. come ha fatto il milan sul proprio sito permettendo di commentare e di caricare video in risposta ai commenti). domanda dal pubblico sulla presenza di immagini protette da diritti nei video prodotti dagli utenti, stefano risponde che normalmente il proprietario del canale prende la distanza dai contenuti degli utenti con un disclaimer e i contenuti non adatti vengono segnalati dagli utenti o da terzi al team di you tube che elimina il video. istituzioni 2.0 (es. blair che dice che non c’e’ mezzo come you tube dove comunicare e dove capire cosa i tuoi elettori vogliono e pensano).

le chiavi del web 2.0: gli utenti creano contenuti, bisogna mettersi in gioco, i messaggi viaggiano molto piu’ velocemente, il target non e’ piu’ lo stesso, ascoltare i feedback degli utenti. buone le slide di stefano e la sua capacita’ comunicativa, le informazioni fornite sono state di livello base, ma gli esempi reali proposti per ogni situazione molto interessanti. stefano fornisce anche la sua mail privata per opinioni, richieste, insulti e contenuti da condividere con lui: grande!

Live blogging @ Web 2.0 upload to business 3/8

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Il bisogno di socialità e la partecipazione democratica degli utenti
Francesco Monico (Ricercatore di forme culturali e mediazioni tecnologiche, coordinatore dip. di Media Design NABA)

sono andato a chiedere per il wifi: le 3 reti sono a pagamento e l’organizzazione questa volta ha pensato alla connessione solo per il desk dei relatori, gran peccato: niente live blogging vero. mi dicono che anche un’altro blogger ha fatto questa richiesta, chi sara’? 🙂

francesco si presenta e parlera’ del bisogno di socializzazione e della partecipazione democratica. fino ad ora politiva alfabetica, poi televisiva, adesso e’ basata sui processori e l’hyperlink. figuraccia: mi suona il telefono in sala, ma giurin giuretta avevo messo il vibra-call, probabilmente non ho cliccato per benino sull’icona, sorry. e dire che ho sempre odiato quelli a cui succedeva, la legge della sopportazione 🙂

la forma orale prevede un rapporto attivo e partecipativo (l’uomo era attivo e si muoveva in gruppo), con la fase del libro s’e’ creato l’io e il punto di vista della critica, infine la forma elettronica che prevede una forma passiva, quella del telespettatore, senza punti di vista critici. francesco utilizza delle slide modello pagina di word, bisogna scegliere se leggere le slide o seguire il relatore: schematizzare e stupire (marco montemagno insegna)! fa un paragone tra media tradizionale e web 2.0 indicando i vantaggi e gli svantaggi di entrambi. ci sono delle teorie sul motivo per il quale sentiamo sempre il bisogno di connettere tutto e tutti. ora si parla dell’utenza internet in italia: circa il 30% della popolazione italiana utilizza la rete e dal 1997 gli utenti sono in continua crescita. la mail aziendale e’ piena di spam, mentre gmal funziona benissimo, i server delle universita’ sono lenti e chiusi mentre su youtube si possono caricare video facilmente: niente password e tutti possono accedere ai contenuti. in italia internet non e’ diffuso come tv, cellulari, videoregistratore, lettore dvd, pc. all’accademia hanno difficolta’ ad insegnare storia della televisione perche’ molti studenti non la guardano piu’ e non comprendono di cosa si parli. picco massimo di utilizzo internet 15-24 anni (oltre 67%) e in questa fascia di eta’ non c’e’ differenza significativa di genere, che invece aumenta con il salire delle fasce d’eta’ (piu’ uomini).

concetti chiave: intelligenza colletiva (se in un gruppo di 10 persone abbiamo un’opinione contraria rispetto, ad esempio, ad 8 persone tendiamo ad uniformarci piuttosto che discutere. c’e’ un programma che ci permette di fare insieme qualcosa che non possiamo fare separatamente), cultura partecipativa (es. wikipedia, criticata perche’ non c’e’ l’autorita’. io scrivo una voce sul wiki e qualcun altro me la legge, corregge, etc), cultura della convergenza (l’autore non deve piu’ costruire un sistema “dato”, ma un qualcosa dove lo spettatore-lettore deve partecipare in qualche modo). arriva la prima domanda: sul web l’unica modalita’ per cui le aziende possono comunicare e’ quella che sta usando apple, cioe’ farsi dire che sono belli, fighi, etc… o si riesce a dare un messaggio unilaterale, senza far parlare necessariamente gli altri di se’? francesco risponde che e’ possibile, come fa lifegate. un sito americano di contenuti contro il clero e’ stato velocemente oscurato (48 ore) dal governo italiano, tempistica record, ma dall’america in 9 ore hanno risposto che il reato non sussiste, ed anche nel caso: dov’e’ il reato? si puo’ oscurare e chi deve farlo? segnala che le sorgenti di contenuti stanno cambiando e bypassano velocemente i vincoli. al jaziraa manda i video su youtube.

il panopticon e’ un carcere ideale progettato alla fine del 1700: ci sono sistemi di intercettazione di cui non possiamo sapere, ad esempio come facciamo a sapere se qualcuno legge il nostro traffico di mail? l’unico modo per reagire al panopticon e’ farne parte, ad esempio portando il piu’ possibile in pubblico. carrellata: world of warcraft, habbo hotel, second life, etc. una giocatrice molto famosa di world of warcraft e’ morta (nella vita reale, di tumore) e i suoi amici virtuali, elfi, gnomi etc le hanno fatto un funerale all’interno del gioco, per renderle omaggio… la gilda opposta ha teso un’imboscata e li ha uccisi tutti (nel gioco). loro avevano dedicato molto tempo al personaggio-account del gioco e quindi si pone il dilemma etico: e’ giusto? dov’e’ il limite? ci sono diversi siti e documenti online su questo evento e la discussione e’ ancora aperta. la vita virtuale (il termine “virtuale” e’ presente anche nell’antico testamento), o ti muovi tu o non succede niente, la dimensione non esiste finche’ non gli diamo valore: non ci sono differenze tra l’amore epistolare o un amore nato su second life, la critica allo sdoppiamento di personalita’ e’ quindi priva di senso. siamo noi a dare valore alle situazionie ed alle cose.

per la partecipazine democratica degli utenti serve: livello minimo di alfabetizzazione, codici culturali medio alti, creare gruppi di interesse, personalita’ con piu’ identita’, capacita’ multitasking, economie di scambio virtuali o reali, creare comunicazione virtuale o reale, attuare una crasi tra realta’ e fiction. la tv 2.0 lo spettatore cerca nelle reti contenuti di suo interesse e si frammenta in comunita’ tematiche basandosi sull’intelligenza collettiva: finisce la fiction (intesa come un prodotto del cinema) e la realta’ diventa piu’ importante. ad esempio ci sono comunita’ di chi mette la videocamera sulla moto e va in giro per le autostrade del mondo ai limiti della legalita’, se non illegali, dai quali e’ nato anche un dvd. di pietro rilascia le intervista su you tube, cioe’ l’intervista realmente com’e’: l’utente e’ all’origine delle notizie. di pietro ha un’isoletta su second life, ma dal pubblico qualcuno fa notare che c’e’ solo la bandiera e che e’ totalmente vuota, il relatore dice che l’importante e’ il passo.

francesco si scusa per essere andato molto veloce e conclude. personalmente direi che tutta la seconda parte dell’intervento e’ stata molto interessante, ma bisogna migliorare le slide e parlare decisamente piu’ piano: magari meno contenuti, ma piu’ tranquillita’ e approfondimenti. sono le 11.20: coffee break.

Nòva – Condividi l’evento

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Il buon Luca Conti ha scritto su Nòva – l’inserto di tecnologia de Il sole 24 ore – un articolo che parla della condivisione di eventi in streaming. Nei giorni precedenti ci siamo scambiati qualche mail in cui ho raccontato alcune sfumature della mia esperienza con Stickam al BzaarCamp di Milano e… sono finito tra quelle righe.

Oggi ho letto che l’articolo è stato ripreso anche dall’ufficio stampa RAI nella rassegna (in PDF) del venerdì e che Antonio Sofi ne ha parlato all’interno del podcast Quinta di copertina (dal minuto 10:10 al 12:38), per Apogeo. Tra chiacchierate, scambi di mail, foto, tutorial ed ora l’articolo posso dire che quello che era partito come un’esperimento divertente sia stato invece un successo, replicato ieri da Vittorio Pasteris al congresso ANSO di Orvieto, di cui ho potuto seguire qualche minuto (grazie).

 

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