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e-Commerce: Google Shopping è attivo in Italia

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Ieri, 3 maggio 2011, è stato ufficialmente rilasciato il nuovo servizio Google Shopping (non molto tempo fa ne avevo parlato qui), un sistema di comparazione prezzi che cataloga e confronta i prodotti in vendita nei negozi italiani online.

Si tratta di un servizio molto utile per gli utenti, in particolare perché ha la caratteristica di essere integrato con la ricerca di big G. Ad esempio, digitando “TV lcd” su Google troviamo il nuovo elemento “Shopping” nel menu laterale, e con un clic si accede alle offerte:

Google Shopping (Merchant Center)

Ma Google Shopping è interessante anche per i merchant. Rispetto ad altri comparatori, come TrovaPrezzi e Kelkoo, non ha costi di setup o di mantenimento, tantomeno costi per clic: è completamente gratuito. Inoltre, l’integrazione con Google AdWords attraverso le “estensioni di prodotto” (maggiori info nel post ufficiale), promette un maggior appeal per l’annuncio.

Molti merchant utilizzano già i comparatori con risultati apprezzabili e potrebbero trovare in Google un partner ulteriore o alternativo. Anche perché di fatto non esistono barriere tecniche d’ingresso: questi e-Commerce hanno già un feed e dovrebbero solo fare lo sforzo di adattarlo.

Ancora da valutare il traffico che Google Shopping può portare, sia in termini di volume che di qualità. Con la speranza che in futuro l’integrazione con i risultati naturali sia maggiore, come succede ora per le mappe.

Intanto ecco qualche link per approfondire:

Inserirai anche il tuo catalogo?

I prezzi di MediaWorld

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In questi giorni devo comprare una cartuccia per il fax Samsung SF-340 e procedo come al solito: comparazione dei prezzi online e, nello specifico, valutazione dell’acquisto di una cartuccia originale, compatibile o rigenerata. Alla fine mi focalizzo su un paio di offerte: inchiostri.it a 28,20 + 1,20 euro di spedizione per la rigenerata e youbuy.it 21,99 + 8,50 euro per la compatibile.

A causa delle spese di spedizione i prezzi si allineano a quelli di mercato, penso quindi di chiedere anche alle catene più famose, tra cui MediaWorld. Gli operatori che rispondono dal punto vendita spiegano però che non possono fornire il prezzo del prodotto al telefono, ma eventualmente solo la sua disponibilità. Secondo questo ragionamento mi toccherebbe fare una decina di chilometri e perdere del tempo prezioso solo per ottenere l’informazione sul prezzo, ma fortuna vuole che oggi fossi di strada, quindi… vado a vedere.

Tra gli scaffali di MediaWorld trovo il prodotto che mi serve al prezzo di 39,90 euro, grugnisco qualche secondo e mi avvio all’uscita tra lo scocciato per l’inutile viaggio e il soddisfatto per la solita morale: “la soluzione è sul web“. Però però: oramai sono qui e voglio togliermi questa insana curiosità. Vado al banco del reparto telefonia (i fax si trovano lì) e chiedo alla ragazza motivazioni sul fatto che non forniscano prezzi al telefono. E’ un po’ stupita dalla mia domanda, ma gentilmente mi spiega che il motivo sostanziale è l’anonimato della persona dall’altra parte del cavo, quindi la possibilità che altre catene si informino del prezzo di MediaWolrd per adeguarsi. Provo a ribattere che viste le risorse delle varie catene probabilmente non farebbero 3-400 chiamate al giorno per conoscere i loro prezzi, manderebbero invece una persona a rilevare il tutto direttamente in un punto vendita. Senza contare poi che il privato chiede un prezzo, due al massimo, non una lista e quindi il rischio che corrono negando questa informazione al telefono potrebbe essere maggiore della spesa procurata alla concorrenza per ottenere gli stessi dati. Ma niente da fare, non cede! Mi spiega invece che quantomeno l’emissario della catena concorrente dovrebbe “farsi lo sbattimento” di prendere la macchina e spostarsi fino al negozio. Sarà… Continua spiegandomi che la loro politica è quella del prezzo più basso e che è il motivo per cui temono questo tipo di chiamate. Ma le faccio notare che con questa politica, e con le spalle ben coperte, la diffusione dei loro prezzi potrebbe essere anche un vantaggio (vorrei tanto farle leggere questo post). Dice che si trova d’accordo con me, ma si tratta di una scelta aziendale e come tale va (giustamente) rispettata, anche se durante i suoi primi giorni di lavoro ha commesso proprio questo piccolo errore. La ringrazio per la chiacchierata e questa volta faccio sul serio: per la gioia di tutti i commessi me ne vado! 😀

Ma che posso farci se proprio vicino all’uscita c’è il punto informazioni?! Pensando a questo post mi metto in coda per chiedere di nuovo, magari ad un responsabile. Dopo 10 minuti che aspetto imperterrito mi accorgo che le tre ragazze del desk lavorano di buona lena e mi rendo conto che in questo momento sarei solo un altro elemento di disturbo. Provo quindi a chiedere ad un commesso se nel punto vendita c’è un responsabile a cui porre una domanda generica (non sui prodotti), ma dice che tra gli scaffali sicuramente non lo trovo e mi rimanda al punto informazioni, così questa volta esco davvero. 🙂

A casa poi provo a fare uno squillo ai signori di Trony ed Euronics per chiedere candidamente il prezzo di un prodotto al telefono. Il primo non mi risponde (erano oramai passate le 20), mentre al secondo una signorina del numero verde mi spiega che loro non danno restrizioni, ma il singolo punto vendita può decidere se fornire o no i prezzi al telefono. Insomma, bisogna essere fortunati nel chiamare il negozio giusto!

Tangenzialmente in relazione con questo post ma comunque interessante: durante le ricerche che ho fatto sui motori per scrivere queste righe ho trovato un’inchiesta di Altroconsumo sull’esposizione dei prezzi nei punti vendita, sarebbe interessante capire se la richiesta di un prezzo tramite telefono rientra tra i diritti del consumatore.

Se c’è qualche luminare all’ascolto…

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