comportamento

Facebook e le aziende

0.00 avg. rating (0% score) - 0 votes

Negli ultimi giorni mi è capitato più volte di parlare con aziende che sono presenti su Facebook oppure che stanno pensando di entrarci ufficialmente:

  • C’è chi si chiede se ha senso aprire un gruppo a tema, molto verticale, ragionando su quale tipo di ritorno potrà avere e sopratutto quanto tempo dovrà dedicare alla gestione ed alla cura di questo nuovo canale. Per poi scoprire che qualcuno, da privato, l’ha già fatto aggregando un discreto gruppo di partecipanti.
  • C’è chi è già entrato nella grande famiglia di Facebook buttandosi velocemente nella mischia, senza obiettivi specifici, raccogliendo di conseguenza pochissimi interessati. Ora si interroga su cosa può fare con questo strumento e su come mai non abbia generato in poco tempo introiti milionari.
  • C’è chi sperimenta, verifica, curiosa, analizza, generando iscritti e contatti, provando ad acquistare clic a pagamento sullo stesso canale (ora che i prezzi sono ancora molto bassi e le conversioni piuttosto alte) cercando di capire e studiare come funziona tutto l’ecosistema.

Sotto alcuni punti di vista si tratta decisamente di un buon segno, dall’altra parte invece è l’ennesima dimostrazione che un fenomeno viene preso in seria considerazione solo quando arriva sul mainstream. Insomma c’è fermento, avete esperienze simili?

Facebook e Myspace: relazioni

Terremoto: cip cip cip

0.00 avg. rating (0% score) - 0 votes

ConnessioniOggi verso le 16:25 sento muoversi un po’ l’ufficio e penso che un collega abbia spinto qualcosa contro il muro. Lo stesso ha pensato lui di me, ridiamo. Poi sposto lo sguardo verso il monitor e vedo la chat di un’amica su MSN che scrive “terremoto!“. Lancio un twit e dopo pochissimo tre messaggi: jtheo (Milano), tambu (Genova), gluca (Bologna). Sicché la terra ha tremato: è ufficiale e, per me, più che autorevole.

Potenza di internet.

Il sito aziendale è morto? Risorgerà!

0.00 avg. rating (0% score) - 0 votes

Reti socialiOggi ho letto un post su [mini]marketing dove Gianluca si pone questa domanda “Il dubbio è: fino a quando servirà un sito scollegato dalla conversazione in corso? E perché continuare a usare i social media per portare traffico al proprio sito quando le persone vogliono rimanere nelle zone sociali della rete?“.

Io penso che i siti aziendali rimarranno per molto tempo delle isole a parte, però questo non vuol dire che siano scollegate dal resto. Secondo me l’evoluzione permetterà semplicemente una migliore e più alta integrazione dello strumento sito con gli strumenti sociali: per l’azienda la sorgente sarà sempre il proprio sito, ma la destinazione diventerà irrilevante.

Da questo punto di vista anche le aziende più evolute dispongono di un sito e questo è per loro il centro nevralgico delle attività online o quantomeno la versione ufficiale dell’immagine che l’azienda deve avere sulla rete. L’orticello privato, indipendente e personalizzabile al massimo secondo le proprie necessità. Probabilmente invece nasceranno nuove e più sofisticate possibilità per la distribuzione di contenuti (magari uno standard di comunicazione tra piattaforme), questo permetterà una relazione trasparente tra sistemi/tecnologie diverse permettendo il dialogo cross-platform tra utenti.

Lo scenario potrebbere essere qualcosa di simile a questo: l’azienda apre la selezione per la ricerca di una figura professionale e pubblica un articolo a tema sul proprio sito, automaticamente viene effettuato un broadcast su tutti i sistemi a cui partecipa (es. Facebook e LinkedIN). Le persone in relazione con l’azienda trovano il nuovo contributo sui servizi social di riferimento a cui sono iscritti e decidono di commentare oppure di proporre la propria candidatura sfruttando le funzionalità dei siti sociali stessi. Quindi scriveranno un commento direttamente su Facebook ed invieranno il proprio curriculum tramite LinkedIN. L’azienda riceverà queste informazioni direttamente nello strumento che utilizza come principale, cioé il proprio sito, e potrà decidere cosa rendere pubblico e cosa no, oltre ovviamente a continuare la conversazione con le persone in questione. Insomma, lato azienda, un solo posto dove produrre/fruire contenuti e relazioni..

I sistemi sociali si moltiplicano a vista d’occhio e nonostante si possano identificare dei leader ci sono comunque grosse fette di utenza irraggiungibili a causa della difficoltà a seguire tutto. Il problema principale sarà quindi il tempo (e i costi): è già così adesso per i privati e gli addetti ai lavori, a maggior ragione potrebbe esserlo per le aziende in futuro.

Probabilmente nasceranno soluzioni per agevolare la gestione delle identità sociali e delle conversazioni online, abbiamo visto gli esempi di Co.comment, Friendfeed, etc ma secondo me siamo ancora lontani dal coprire le reali necessità e c’è molto spazio di azione.

Voi cosa ne pensate: il sito morirà? Le aziende si sposteranno sui social network?

Foto da Wisetome.com

Sciopero generale? Calano gli ordini online!

0.00 avg. rating (0% score) - 0 votes

Giovedì 30 ottobre notiamo un drastico calo degli ordini su alcuni e-Commerce che seguiamo: stiamo parlando di un -25% circa rispetto all’andamento dei giorni e dei mesi precedenti. Abbiamo un trend storico piuttosto ampio con cui confrontarci ed ovviamente non è stato modificato nulla sul sito né sono state ritoccate le campagne pubblicitarie, quindi stesso budget e nessun problema tecnico segnalato. Insomma tutto corrisponde alla normale attività, tranne il numero di ordini.

A questo punto analizzando il traffico sul sito notiamo un calo delle visite che corrisponde grossomodo a quella percentuale (poco meno in realtà). Come mai? Un collega dal profondo pensiero laterale ipotizza e ricorda: oggi c’è lo sciopero generale! Vero. Manifestazione a Roma per il decreto Gelmini, scuole chiuse e così via.

Il profilo del principale cliente di questi shop (donna 30-50), effettivamente, si avvicina molto alle persone coinvolte direttamente o indirettamente da questo tipo di sciopero: ad esempio a causa delle scuole chiuse è probabile che molte mamme siano dovute rimanere a casa in compagnia dei bambini. E questo viene confermato dal fatto che, secondo i dati storici di cui disponiamo, il maggior numero degli acquisti avviene durante l’orario lavorativo.

Il giorno dopo, venerdì, il ritmo degli ordini rimane un pochino più basso del solito, probabilmente per via delle persone che hanno fatto “ponte”, ma i dati del weekend e del lunedì successivo sono tornati normali: seppur limitate queste informazioni confermano l’ipotesi.

Insomma in questo caso pare che uno sciopero offline incida (negativamente) sugli acquisti online. A questo punto però sarei curioso di sapere se avete esperienza di qualche servizio/sito/azienda che da uno sciopero invece ci… “guadagna”.

Web design: verifica delle ipotesi sulle interfacce

0.00 avg. rating (0% score) - 0 votes

Tra i miei compiti c’è quello di ottimizzare le conversioni di siti e-Commerce, si tratta cioé di fare in modo che il maggior numero di visitatori diventi poi cliente, acquistando uno o più prodotti tra quelli presenti sul sito.

In questi casi l’importanza delle statistiche, ma sopratutto del comportamento e delle sensazioni dei visitatori, è fondamentale. Per comprendere meglio quanto un’interfaccia sia funzionale (cfr questo articolo) e come le persone si muovono su un determinato sito ci sono diverse soluzioni: dai Test A/B alla registrazione dei clic, all’affiancamento e così via.

Heatmap per l'analisi dei clic (su CrazyEgg) Spesso infatti progettiamo il sito (o lo modifichiamo) secondo le nostre ipotesi e i nostri preconcetti che, seppur basati sul fattore esperienza, possono dimostrarsi infondati. Testi, immagini, titoli, link, offerte, prezzi… grazie ad opportuni strumenti possiamo verificare che le persone non si comportano sempre come noi immaginiamo durante le analisi. Questo è il lato divertente! 🙂

Allora possiamo apportare modifiche al sito partendo dalle cose più semplici, piccoli errori/dimenticanze di progettazione di cui non si sa’ nulla fino a che non si provano questi strumenti. Recentemente ad esempio mi è capitato di verificare, con solo due giorni di raccolta dati sui clic in home page, una serie di piccole mancanze nell’interfaccia di un sito:

  • immagini a corredo non linkate a nulla (mentre vengono cliccate praticamente da tutti i visitatori)
  • titoli grafici ad effetto che non portano da nessuna parte (che sono più cliccati dei pulsanti appena sotto)
  • testi in grassetto che per molti navigatori sembrano link (dato che raccolgono molti clic ora inutili)

e così via.

Ecco perché dobbiamo sempre più mettere in dubbio le nostre affermazioni e verificare ogni cosa sul campo: spostarci dalla parte di chi utilizzerà i servizi offerti dal sito è la giusta scelta progettuale, ma verificare la bontà di queste funzioni con le persone che davvero le stanno utilizzando è la scelta vincente.

1 2 3 4 5 6  Torna su