comunicazione

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Il ruolo della mobilità allargata nello sviluppo del Web 2.0
Massimo Martini (General Manager YAHOO! ITALIA)

il bello della rete non sono le tecnologie, ma le persone che stanno dietro ai monitor. significato originale di comunicare: mettere in comune. il web si e’ trasformato da “il” web, “il mio” web fino a “il nostro” web. l’utente e’ protagonista ed esige personalizzazione, vuole condividere e vuole la rete ovunque. cellulare: il medium personale, non si esce mai da casa senza. chiede quanti cellulari in aula, tutti alzano la mano, quanti hanno 2 cellulari, alcuni alzano la mano: piu’ cellulari che persone. fa lo stesso per il pc, alcuni alzano la mano, chiede quanti pc accesi: solo io 🙂 mi chiede se faccio live blogging: scrivo post ma non in diretta perche’ manca il wifi, damn! si parla di banda dei cellulari. anche le aziende amano utilizzare i cellulari nelle loro attivita’ rivolte ai clienti: sms, concorsi, etc. cosa non vogliono i consumatori? non vogliono spendere tanto (ad esempio la fatturazione per traffico in mb), non vogliono un’esperienza diversa da quella che conoscono al pc, ma chiedono risposte rapide e consultabili, risultati rilevanti rispetto a dove si trovano.

presenta y!go for mobile 2.0 e’ un applicativo da installare sui telefonini compatibili (circa 400 modelli sul mercato possono utilizzarla grazie a partnership con nokia, motorola, samsung, rim, apple), e’ come un piccolo browser con N widget che possono collegarsi a contenuti come: mete, mail, search, flickr, finanza sport, spettagolo, news e si possono aggregare anche altri rss diversi da quelli di yahoo. con mappe geografiche (integrabili con gps). fa il confronto con google cercando “new york” restituisce 44 milioni di risultato mentre il software che sta mostrando filtra i contenuti per tema: meteo, foto, eventi, etc perche’ in quanto legato ad un utilizzo dal cellulare le necessita’ sono diverse (e comunque personalizzabili). ai concerti rock ora non ci sono piu’ gli accendini, ma i cellulari che registrano e scattano.

si parla di flickr e della possibilita’ di integrarlo con il cellulare per la pubblicazione istantanea (mentre spiega massimo scatta una foto alla platea con il suo cellulare e la carica subito online), fa partire un simulatore e vediamo in diretta come funziona il software. la navigazione tramite menu e’ molto veloce, come anche il caricamento dei contenuti, la piattaforma e’ aperta e si possono caricare anche altre applicazioni.

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Dal download all’upload: ricerca, accesso, produzione e distribuzione dell’informazione
Stefano Hesse (Corporate Communications & Pubblic Affairs Google Italia)

nel 2007 ci sono 1,3 miliardi di persone online, tanta gente e ce ne sara’ sempre di piu’: ed avranno bisogno di tante cose. la banda larga aumenta, il costo di storage (tenere i dati in un determinato posto, vedi l’ipod e’ passato da 5gb a 40gb diminuendo il costo) e’ diminuito drammaticamente, democratizzazione dei mezzi di produzione edistribuzione (solo pochi anni fa produrre un video era costosissimo). oggi godiamo di piu’ contenuti e possiamo anche produrne. spendiamo molto piu’ tempo online e molto di questo su applicazioni (mail, news, social networking, im, streaming, blogging). il tempo dedicato ai media tradizionali sta diminuendo ma questo non significa che le persone non siano interessati ai loro contenuti: vedi l’esempio del sole 24 ore che sta portando parte del contenuto online in modalita’ web 2.0. passiamo dalla comunicazione di massa con fruizione passiva al one to one con un alto tasso di interazione (from push to pull). mostra la copertina del time della persona dell’anno 2007, quella che mette “you” al centro del monitor del pc.

i 4 punti chiave della comunicazione: integrazione tra online e offline (i media si devono parlare ed avere contatti, la strategia online deve essere pensata in relazione con quella offline, da tutta l’azienda), misurabilita’ e focus su roi, nuova organizzazione interna (per integrare le competenze) branding (cnsumer engagement). se io parlo e non ascolto do’ un’immagine fissa dell’azienda, se invece mostro all’utente che accolgo il suo feedback e lavoro su queto do’ un’immagine nuova e vitale dell’azienda.

comunicare 2.0: mettersi in gioco, ecco come fare: corporate blog (l’italiano e’ il primo ad aprire i commenti, non tutte le aziende hanno bisogno di questo strumento, bisogna valutarlo. per google e’ servito avere feedback dall’utente, gratuito ed efficace), nuovi strumenti per la comunicazione del brand (es. google earth, come ha fatto british airways creando un layer con informazioni simpatiche sul prezzo all’interno del cielo delle citta’), strategia di integrazione (es. come ha fatto la produzione del film 007 con le mappe geografiche ed i video delle location del film, interviste, effetti speciali: interesse in tutto quello che non e’ solo il prodotto finale), integrazione offline-online (es. come ha fatto pontiac con uno spot televisivo breve che terminava con uno screenshot di google che invitava l’utente a verificare digitando la parola “pontiac” per vedere come ne parla bene la gente. chiaramente c’e’ una logica perche’ i rischi sono grandi e la gente online puo’ parlarne male, ma in questo caso l’online e’ parte integrante della strategia), rinnovarsi per raggiungere il proprio target (es. come ha fatto rai.tv con un canale brandizzato con you tube).

la community crea i contenuti (es. red hot chili peppers con un fan che ha vinto 10.000 dollari e la possibilita’ di fare il tour con la band in cambio di un bel video che ora il gruppo sta utilizzando sui canali televisivi). express yourself (video su you tube di due ragazzi coreani che prendevano in giro i back street boys, hanno avuto cosi’ tante visite che motorola gli ha chiesto di partecipare ad uno spot per il mercato orientale). lascia che siano loro a commentare (es. come ha fatto il milan sul proprio sito permettendo di commentare e di caricare video in risposta ai commenti). domanda dal pubblico sulla presenza di immagini protette da diritti nei video prodotti dagli utenti, stefano risponde che normalmente il proprietario del canale prende la distanza dai contenuti degli utenti con un disclaimer e i contenuti non adatti vengono segnalati dagli utenti o da terzi al team di you tube che elimina il video. istituzioni 2.0 (es. blair che dice che non c’e’ mezzo come you tube dove comunicare e dove capire cosa i tuoi elettori vogliono e pensano).

le chiavi del web 2.0: gli utenti creano contenuti, bisogna mettersi in gioco, i messaggi viaggiano molto piu’ velocemente, il target non e’ piu’ lo stesso, ascoltare i feedback degli utenti. buone le slide di stefano e la sua capacita’ comunicativa, le informazioni fornite sono state di livello base, ma gli esempi reali proposti per ogni situazione molto interessanti. stefano fornisce anche la sua mail privata per opinioni, richieste, insulti e contenuti da condividere con lui: grande!

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Come migliorare il sistema di comunicazione interno ed esterno delle aziende con il Web 2.0
Andrea Toigo (Business Solution Manager Intel Corporation Italia)

mail: una persona. scrivo e non so se l’altro e’ di la’ che legge. chat: due persone, 1 a 1. in tempo reale entrambi comunicano. conferenze: video o audio, uno a molti. blog, wiki e mashup: molti a molti, senza partire da zero ogni volta. vediamo la penetrazione dei servizi web 2.0 nelle aziende (ricerca di CIO research): strumenti di team collaboration, servizi di posizionamento, blog, rss, podcast, social networking e wiki. il 50% circa delle azienda gia’ utilizza strumenti di team collaboration, mentre gli altri partono da un minimo del 13%, non male e alcune aziende si stanno interrogando su come sviluppare internamente alcuni di questi strumenti.

come intel usa le possibilita’ del web 2.0: rss per contenuti della intranet, blog interni all’azienda (a partire dal ceo, sulla intranet con posto settimanali: comunica e riceve feedback, blog dei manager, degli executive e dei dipendenti), intel wiki (problema: tante informazioni e difficolta’ a trovarle: questo e’ un modo efficiente per condividere queste informazioni cioe’ gli esperti di un settore comunicano il loro know-how in questo luogo e tramite il motore di ricerca gli altri le trovano). verso l’esterno intel condivide link, distribuisce feed, etc. anche altre grosse aziende come sap, ibm, etc seguono questa strada, quindi intel ha investito (insieme ad altri big) sul progetto “suite two” che e’ un insieme di tool che possono aiutare le aziende ad andare verso l’utilizzo del web 2.0 all’interno della propria infrastruttura. e mostra la struttura logica della suite, adatta pero’ ad aziende medio-grandi.

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Il bisogno di socialità e la partecipazione democratica degli utenti
Francesco Monico (Ricercatore di forme culturali e mediazioni tecnologiche, coordinatore dip. di Media Design NABA)

sono andato a chiedere per il wifi: le 3 reti sono a pagamento e l’organizzazione questa volta ha pensato alla connessione solo per il desk dei relatori, gran peccato: niente live blogging vero. mi dicono che anche un’altro blogger ha fatto questa richiesta, chi sara’? 🙂

francesco si presenta e parlera’ del bisogno di socializzazione e della partecipazione democratica. fino ad ora politiva alfabetica, poi televisiva, adesso e’ basata sui processori e l’hyperlink. figuraccia: mi suona il telefono in sala, ma giurin giuretta avevo messo il vibra-call, probabilmente non ho cliccato per benino sull’icona, sorry. e dire che ho sempre odiato quelli a cui succedeva, la legge della sopportazione 🙂

la forma orale prevede un rapporto attivo e partecipativo (l’uomo era attivo e si muoveva in gruppo), con la fase del libro s’e’ creato l’io e il punto di vista della critica, infine la forma elettronica che prevede una forma passiva, quella del telespettatore, senza punti di vista critici. francesco utilizza delle slide modello pagina di word, bisogna scegliere se leggere le slide o seguire il relatore: schematizzare e stupire (marco montemagno insegna)! fa un paragone tra media tradizionale e web 2.0 indicando i vantaggi e gli svantaggi di entrambi. ci sono delle teorie sul motivo per il quale sentiamo sempre il bisogno di connettere tutto e tutti. ora si parla dell’utenza internet in italia: circa il 30% della popolazione italiana utilizza la rete e dal 1997 gli utenti sono in continua crescita. la mail aziendale e’ piena di spam, mentre gmal funziona benissimo, i server delle universita’ sono lenti e chiusi mentre su youtube si possono caricare video facilmente: niente password e tutti possono accedere ai contenuti. in italia internet non e’ diffuso come tv, cellulari, videoregistratore, lettore dvd, pc. all’accademia hanno difficolta’ ad insegnare storia della televisione perche’ molti studenti non la guardano piu’ e non comprendono di cosa si parli. picco massimo di utilizzo internet 15-24 anni (oltre 67%) e in questa fascia di eta’ non c’e’ differenza significativa di genere, che invece aumenta con il salire delle fasce d’eta’ (piu’ uomini).

concetti chiave: intelligenza colletiva (se in un gruppo di 10 persone abbiamo un’opinione contraria rispetto, ad esempio, ad 8 persone tendiamo ad uniformarci piuttosto che discutere. c’e’ un programma che ci permette di fare insieme qualcosa che non possiamo fare separatamente), cultura partecipativa (es. wikipedia, criticata perche’ non c’e’ l’autorita’. io scrivo una voce sul wiki e qualcun altro me la legge, corregge, etc), cultura della convergenza (l’autore non deve piu’ costruire un sistema “dato”, ma un qualcosa dove lo spettatore-lettore deve partecipare in qualche modo). arriva la prima domanda: sul web l’unica modalita’ per cui le aziende possono comunicare e’ quella che sta usando apple, cioe’ farsi dire che sono belli, fighi, etc… o si riesce a dare un messaggio unilaterale, senza far parlare necessariamente gli altri di se’? francesco risponde che e’ possibile, come fa lifegate. un sito americano di contenuti contro il clero e’ stato velocemente oscurato (48 ore) dal governo italiano, tempistica record, ma dall’america in 9 ore hanno risposto che il reato non sussiste, ed anche nel caso: dov’e’ il reato? si puo’ oscurare e chi deve farlo? segnala che le sorgenti di contenuti stanno cambiando e bypassano velocemente i vincoli. al jaziraa manda i video su youtube.

il panopticon e’ un carcere ideale progettato alla fine del 1700: ci sono sistemi di intercettazione di cui non possiamo sapere, ad esempio come facciamo a sapere se qualcuno legge il nostro traffico di mail? l’unico modo per reagire al panopticon e’ farne parte, ad esempio portando il piu’ possibile in pubblico. carrellata: world of warcraft, habbo hotel, second life, etc. una giocatrice molto famosa di world of warcraft e’ morta (nella vita reale, di tumore) e i suoi amici virtuali, elfi, gnomi etc le hanno fatto un funerale all’interno del gioco, per renderle omaggio… la gilda opposta ha teso un’imboscata e li ha uccisi tutti (nel gioco). loro avevano dedicato molto tempo al personaggio-account del gioco e quindi si pone il dilemma etico: e’ giusto? dov’e’ il limite? ci sono diversi siti e documenti online su questo evento e la discussione e’ ancora aperta. la vita virtuale (il termine “virtuale” e’ presente anche nell’antico testamento), o ti muovi tu o non succede niente, la dimensione non esiste finche’ non gli diamo valore: non ci sono differenze tra l’amore epistolare o un amore nato su second life, la critica allo sdoppiamento di personalita’ e’ quindi priva di senso. siamo noi a dare valore alle situazionie ed alle cose.

per la partecipazine democratica degli utenti serve: livello minimo di alfabetizzazione, codici culturali medio alti, creare gruppi di interesse, personalita’ con piu’ identita’, capacita’ multitasking, economie di scambio virtuali o reali, creare comunicazione virtuale o reale, attuare una crasi tra realta’ e fiction. la tv 2.0 lo spettatore cerca nelle reti contenuti di suo interesse e si frammenta in comunita’ tematiche basandosi sull’intelligenza collettiva: finisce la fiction (intesa come un prodotto del cinema) e la realta’ diventa piu’ importante. ad esempio ci sono comunita’ di chi mette la videocamera sulla moto e va in giro per le autostrade del mondo ai limiti della legalita’, se non illegali, dai quali e’ nato anche un dvd. di pietro rilascia le intervista su you tube, cioe’ l’intervista realmente com’e’: l’utente e’ all’origine delle notizie. di pietro ha un’isoletta su second life, ma dal pubblico qualcuno fa notare che c’e’ solo la bandiera e che e’ totalmente vuota, il relatore dice che l’importante e’ il passo.

francesco si scusa per essere andato molto veloce e conclude. personalmente direi che tutta la seconda parte dell’intervento e’ stata molto interessante, ma bisogna migliorare le slide e parlare decisamente piu’ piano: magari meno contenuti, ma piu’ tranquillita’ e approfondimenti. sono le 11.20: coffee break.

Che il marchio parli!

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In questi giorni si legge molto di Edelman e della sua classifica dei blog più influenti d’Italia: molti blogger hanno detto qualcosa a riguardo, perlopiù in comprensibili termini negativi, e fin qui nessun problema. Non capisco però il pensiero di Gaspar (che spero di aver bene interpretato), perché escludere a priori i “marchi” dalla conversazione? Io preferirei avere la possibilità di scegliere piuttosto che trovarmi davanti ad una situazione; il mio dubbio riguarda il momento, insomma la stessa domanda che si pone Totanus: perché ora si e prima no?

Io penso che questo iniziale, impalpabile, interesse delle aziende alla conversazione sia solo un bene. Il motivo che le spinge a relazionarsi con il pubblico parlante è secondario: c’è chi si accorge della reale necessità e chi, giocoforza, si deve adattare ad un mercato in mutamento di cui noi siamo gli artefici. E allora non mi stupisco se diventa vitale per l’azienda accorgersi e rinnovarsi. Se dimostrerà di essere in grado di avviare un processo di comunicazione adeguato al suo ambiente ed ai suoi “consumatori” allora saremo tutti contenti, viceversa si avvierà probabilmente una nuova piccola rivoluzione.

Miseria che pappone, non lo capisco nemmeno io! 😀 Tutto per dire che venerdì alle 11:30 farò un salto alla conferenza “Top of the blogs” presso Le biciclette in via Torti 1 a Milano per sentire cosa si dice in merito all’influenza (etciùm!) della blogosfera italiana ed al rapporto tra blog ed aziende.

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