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A che orario c’è maggiore interesse per i contenuti online in Italia?

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Il grafico mostra la percentuale media oraria del numero di clic veicolati dai contenuti in Italia e li confronta con gli stessi dati in USA. Sembra che nel Belpaese da una certa ora salga vertiginosamente l’interesse per la fruizione di contenuti online. Un comportamento che è bene tenere da conto quando si gestisce un e-Commerce, in particolare se lo shop è (come spesso dovrebbe) supportato da un piano editoriale strategico.

Qual è quindi l’orario migliore per pubblicare contenuti online in Italia? Outbrain suggerisce le 16, in base ai risultati della ricerca, Tagliaerbe riprende e pubblica una parte di questi dati e ne da’ una chiave di lettura. Vi risulta?

Facebook: la proprietà dei contenuti

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FacebookE’ importante far notare che il popolare social network abbia cambiato le condizioni d’uso dei suoi servizi, anche perché si tratta di testi noiosi, che quasi nessuno legge integralmente prima di iscriversi ad un sito.

Come spiega Giovy, la precedente versione concedeva a Mark e compagni il diritto di utilizzare i contenuti prodotti dagli utenti fino a quando questi non venivano cancellati da Facebook, quindi l’utente rimaneva di fatto proprietario di quello che pubblicava, nello specifico: “you retain full ownership of all your User Content“.

Le nuove condizioni invece non riportano più queste righe e di conseguenza l’utente cede a Facebook tutti i diritti di utilizzo di quanto carica sul sito: articoli, informazioni, fotografie, e così via. Nello specifico: “You hereby grant Facebook an irrevocable, perpetual, non-exclusive, transferable, fully paid, worldwide license (with the right to sublicense) to (a) use, copy, publish, stream, store, retain, publicly perform or display, transmit, scan, reformat, modify, edit, frame, translate, excerpt, adapt, create derivative works and distribute (through multiple tiers)…“.

La discussione nei commenti del post originale è accesa e vengono dettagliati alcuni punti interessanti.

Update: come dice Attivissimo, Facebook è tornata sui suoi passi, ma il fatto che possano modificare a piacimento, quando vogliono, le condizioni anche in maniera retroattiva… rimane una realtà.

Elucubrazioni sulle ricerche

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Un buon posizionamento del proprio blog sui motori di ricerca è certo un vantaggio, ma porta anche alcuni problemi. Uno dei miei post su Formentera ha raccolto 52.000 visite di cui 10.000 negli ultimi 20 giorni, infatti cercando la parola “formentera” su Google, il post compare nella prima pagina. Gli altri post sullo stesso argomento vivono di rendita generando qualche migliaio di letture per un totale di poco più di 100.000 contatti in un anno legati solo all’argomento vacanza a Formentera (cioe’ di media 277 al giorno o 8.300 al mese, ma in realtà ci sono dei momenti di picco). Ora, sicuramente è positivo avere un buon numero di accessi, ma questi nello specifico quanto sono interessati a me, al mio blog ed a quello di cui parlo? Quanti torneranno o si iscriveranno al feed? Quanti scriveranno un commento o una mail?

Da Google arriva il 75% delle visite di questo sito con determinate parole chiave, a seconda del periodo: c’è stato il momento di Hamachi (45.000 visite al post), del palmare Micat Mio A701 o del World Press Photo (entrambi 14.000 visite ai post), del cane più brutto del mondo (12.000 visite al post), del palmare Artemis HTC 3300 (7.000 visite), del Bzaarcamp (4.500 visite al post) ed ora è il momento del mare e delle spiagge. Sicuramente poi ne dimentico qualcuno… In linea di massima tutti i post citati contengono informazioni approfondite e, spero, interessanti tuttavia le principali pagine di uscita dal blog corrispondono grossomodo ai post più visitati: trovo quello che mi serve e scappo? Insomma se dicevo che su internet ci si va per due motivi: i contenuti e le persone, di certo qui la maggior parte della gente non passa per venire a trovare me! 🙁

E ancora, dBlog.it è posizionato nella prima pagina di Google anche per parole come “CMS” (su 157 milioni di risultati) o “Content Management System” (su 627 milioni di risultati) eppure non ricevo molte visite per queste due parola chiave. Che la maggior parte delle ricerche su Google siano legate ad eventi temporali: l’estate, l’uscita di un prodotto interessante, una mostra di fotografia o una conferenza di informatica, la morte di un animale particolare, etc? Cosa dite, sono i deliri di un neurone annebbiato dal sonno oppure risulta anche a voi?

Live blogging @ Web 2.0 upload to business 6/8

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Dal download all’upload: ricerca, accesso, produzione e distribuzione dell’informazione
Stefano Hesse (Corporate Communications & Pubblic Affairs Google Italia)

nel 2007 ci sono 1,3 miliardi di persone online, tanta gente e ce ne sara’ sempre di piu’: ed avranno bisogno di tante cose. la banda larga aumenta, il costo di storage (tenere i dati in un determinato posto, vedi l’ipod e’ passato da 5gb a 40gb diminuendo il costo) e’ diminuito drammaticamente, democratizzazione dei mezzi di produzione edistribuzione (solo pochi anni fa produrre un video era costosissimo). oggi godiamo di piu’ contenuti e possiamo anche produrne. spendiamo molto piu’ tempo online e molto di questo su applicazioni (mail, news, social networking, im, streaming, blogging). il tempo dedicato ai media tradizionali sta diminuendo ma questo non significa che le persone non siano interessati ai loro contenuti: vedi l’esempio del sole 24 ore che sta portando parte del contenuto online in modalita’ web 2.0. passiamo dalla comunicazione di massa con fruizione passiva al one to one con un alto tasso di interazione (from push to pull). mostra la copertina del time della persona dell’anno 2007, quella che mette “you” al centro del monitor del pc.

i 4 punti chiave della comunicazione: integrazione tra online e offline (i media si devono parlare ed avere contatti, la strategia online deve essere pensata in relazione con quella offline, da tutta l’azienda), misurabilita’ e focus su roi, nuova organizzazione interna (per integrare le competenze) branding (cnsumer engagement). se io parlo e non ascolto do’ un’immagine fissa dell’azienda, se invece mostro all’utente che accolgo il suo feedback e lavoro su queto do’ un’immagine nuova e vitale dell’azienda.

comunicare 2.0: mettersi in gioco, ecco come fare: corporate blog (l’italiano e’ il primo ad aprire i commenti, non tutte le aziende hanno bisogno di questo strumento, bisogna valutarlo. per google e’ servito avere feedback dall’utente, gratuito ed efficace), nuovi strumenti per la comunicazione del brand (es. google earth, come ha fatto british airways creando un layer con informazioni simpatiche sul prezzo all’interno del cielo delle citta’), strategia di integrazione (es. come ha fatto la produzione del film 007 con le mappe geografiche ed i video delle location del film, interviste, effetti speciali: interesse in tutto quello che non e’ solo il prodotto finale), integrazione offline-online (es. come ha fatto pontiac con uno spot televisivo breve che terminava con uno screenshot di google che invitava l’utente a verificare digitando la parola “pontiac” per vedere come ne parla bene la gente. chiaramente c’e’ una logica perche’ i rischi sono grandi e la gente online puo’ parlarne male, ma in questo caso l’online e’ parte integrante della strategia), rinnovarsi per raggiungere il proprio target (es. come ha fatto rai.tv con un canale brandizzato con you tube).

la community crea i contenuti (es. red hot chili peppers con un fan che ha vinto 10.000 dollari e la possibilita’ di fare il tour con la band in cambio di un bel video che ora il gruppo sta utilizzando sui canali televisivi). express yourself (video su you tube di due ragazzi coreani che prendevano in giro i back street boys, hanno avuto cosi’ tante visite che motorola gli ha chiesto di partecipare ad uno spot per il mercato orientale). lascia che siano loro a commentare (es. come ha fatto il milan sul proprio sito permettendo di commentare e di caricare video in risposta ai commenti). domanda dal pubblico sulla presenza di immagini protette da diritti nei video prodotti dagli utenti, stefano risponde che normalmente il proprietario del canale prende la distanza dai contenuti degli utenti con un disclaimer e i contenuti non adatti vengono segnalati dagli utenti o da terzi al team di you tube che elimina il video. istituzioni 2.0 (es. blair che dice che non c’e’ mezzo come you tube dove comunicare e dove capire cosa i tuoi elettori vogliono e pensano).

le chiavi del web 2.0: gli utenti creano contenuti, bisogna mettersi in gioco, i messaggi viaggiano molto piu’ velocemente, il target non e’ piu’ lo stesso, ascoltare i feedback degli utenti. buone le slide di stefano e la sua capacita’ comunicativa, le informazioni fornite sono state di livello base, ma gli esempi reali proposti per ogni situazione molto interessanti. stefano fornisce anche la sua mail privata per opinioni, richieste, insulti e contenuti da condividere con lui: grande!

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