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WebA(p)Punti: nuovo algoritmo Google, Facebook vs ADSense, ricerca sul Mi Piace, + 4 bonus

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  • Algoritmo Google Farmer

  • I dettagli del nuovo algoritmo di Google in termini SEO e cosa significa per l’e-Commerce.
  • Facebook banna ADSense dalle applicazioni

  • Niente più annunci di Google ADSense nelle applicazioni sviluppate da terze parti, tutte le info.
  • The Like Log Study

  • Uno studio di YahooLab sulle reazioni (Facebook) alle notizie pubblicate online. Via @dotcoma
  • Statistiche sulla crescita di Facebook

  • I numeri (sempre aggiornati e filtrati per nazione) del social network più famoso al mondo. Via Infoservi
  • Social network: i legami forti e i legami deboli

  • Come le aziende possono relazionarsi con le persone online.
  • Simulatore browser iPhone4

  • Un servizio online che simula la navigazione attraverso iPhone.
  • Wisestamp, la firma nelle mail

  • Un servizio gratuito per creare/gestire le firme nelle mail.

…e spesso non è come lo progetti tu

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Un modo alternativo di usare i libriSi discuteva della pagina di Gary Vaynerchuk su Facebook. Gary è un ragazzo che, partendo dall’azienda del padre, ha sviluppato la passione per il settore del vino ed avviato un progetto online chiamato Wine Library TV. Un giochetto da 60 milioni di dollari. 😀

Qualche giorno fa sono incappato in un post che parlava della sua pagina, molto originale, sul noto social network: così sono andato a vederla e ne ho parlato con un amico. Certo, non è propriamente una pagina fan, ma la prima impressione che ho avuto è stata di positivo stupore (qui ce ne sono altre).

Da qui è partita la nostra discussione, chi da un lato chi dall’altro: snatura l’essenza di Facebook, non sfrutta a pieno i vantaggi che può offrire, è la bella copia di un sito web, non c’è interazione con i visitatori, è una forzatura dello strumento, etc. Ma quello su cui vorrei spostare l’attenzione è il fatto che le persone utilizzano un servizio per quello che occorre loro, indipendentemente dal motivo per cui questo è stato progettato. Se una cosa semplifica la vita o se offre dei vantaggi… bum! Viene usata così. Perde valore il “come dovrebbe essere” a favore di “come serve che sia“.

Gli utenti trovano sempre il modo più adatto a loro per utilizzare una funzionalità. Dai documenti Word che contengono solo uno screenshot alle pagine Flickr con 9 “tasselli” della stessa foto… Ti vengono in mente altri casi simili?

Facebook? Un covo di cioccolatai. Anzi, gelatai!

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Hai conferma che un fenomeno è diventato davvero di massa quando in un paesino della Valle d’Aosta trovi sulla porta di una pasticceria-gelateria questo cartello:

Cartello di invito ad iscriversi al gruppo della pasticceria, su Facebook

Mi sarebbe piaciuto sentire il parere di [mini]marketing a riguardo, in fondo questa foto sembra tratta dal suo “Il marketing insegnato (d)ai negozianti“.

I biscotti secchi ed il gelato, poi, sono buoni. 😀

Usabilità dei form

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In questi giorni mi è capitato di assistere ad un paio di curiose situazioni sull’utilizzo dei moduli (form) online, la prima riguarda un errore di comprensione mentre la seconda un errore di famigliarità.

Primo caso – Errore di comprensione

Qualche settimana fa ho aiutato un’amica a registrarsi su Facebook dato che il sito non voleva saperne di portare a termine con successo la procedura. Ora, dopo averle mostrato le funzionalità principali, mi richiama perché, a suo dire, Facebook non le permette più di entrare.

Al telefono facciamo qualche prova – con scarsi risultati – mentre dal mio computer riesco senza problemi ad entrare in Facebok utilizzando i dati del suo account. Insomma, tutto normale. Incuriosito decido di passare da lei per una verifica e…

Ci sediamo davanti al suo PC, chiudo tutte le applicazioni e le chiedo di effettuare passo per passo le stesse operazioni che compiva al telefono mentre io, al suo fianco, la osservo. Urca, effettivamente non riesce a collegarsi, anzi non ci riuscirà mai! Il motivo? Inserisce il nome utente e la password nello stesso form con il quale si è registrata.

Morale: il social network più famoso ed utilizzato al mondo ha ben 2 form sulla prima pagina e poco altro, così qualche utente alle prime armi (chissà quanti!) non comprende istintivamente che un modulo serve solo per la registrazione e l’altro solo per effettuare il login.

Secondo caso – Errore di famigliarità

Con un cliente ci troviamo davanti ad un sito di terzi, sul quale dobbiamo compilare un form per la richiesta di informazioni. Si tratta di una dozzina di campi che il cliente riempie piuttosto velocemente. Una volta inserito il valore nell’ultimo campo fa per cliccare sul pulsante di invio del form. I pulsanti presenti sotto il modulo sono due, ma l’utente non legge e nella fretta clicca sul primo ipotizzando che fosse quello per confermare ed inviare i dati.

Purtroppo invece si tratta del pulsante di “reset”, così tutte le informazioni introdotte fino a quel momento vengono perse. Bene, questa persona riprende a scrivere tutto e… nella fretta clicca ancora sul primo pulsante. Punto e a capo.

Morale: probabilmente alcuni utenti alle prime armi (chissà quanti!) non leggono le etichette dei pulsanti, quindi suppongono che il primo sia quello utile al loro scopo e cliccano. Inoltre, se posso permettermi una personalissima opinione alla Fantozzi, utilizzare il pulsante reset è davvero… “una cagata pazzesca“. 🙂

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