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Facebook: la proprietà dei contenuti

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FacebookE’ importante far notare che il popolare social network abbia cambiato le condizioni d’uso dei suoi servizi, anche perché si tratta di testi noiosi, che quasi nessuno legge integralmente prima di iscriversi ad un sito.

Come spiega Giovy, la precedente versione concedeva a Mark e compagni il diritto di utilizzare i contenuti prodotti dagli utenti fino a quando questi non venivano cancellati da Facebook, quindi l’utente rimaneva di fatto proprietario di quello che pubblicava, nello specifico: “you retain full ownership of all your User Content“.

Le nuove condizioni invece non riportano più queste righe e di conseguenza l’utente cede a Facebook tutti i diritti di utilizzo di quanto carica sul sito: articoli, informazioni, fotografie, e così via. Nello specifico: “You hereby grant Facebook an irrevocable, perpetual, non-exclusive, transferable, fully paid, worldwide license (with the right to sublicense) to (a) use, copy, publish, stream, store, retain, publicly perform or display, transmit, scan, reformat, modify, edit, frame, translate, excerpt, adapt, create derivative works and distribute (through multiple tiers)…“.

La discussione nei commenti del post originale è accesa e vengono dettagliati alcuni punti interessanti.

Update: come dice Attivissimo, Facebook è tornata sui suoi passi, ma il fatto che possano modificare a piacimento, quando vogliono, le condizioni anche in maniera retroattiva… rimane una realtà.

Facebook e le aziende

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Negli ultimi giorni mi è capitato più volte di parlare con aziende che sono presenti su Facebook oppure che stanno pensando di entrarci ufficialmente:

  • C’è chi si chiede se ha senso aprire un gruppo a tema, molto verticale, ragionando su quale tipo di ritorno potrà avere e sopratutto quanto tempo dovrà dedicare alla gestione ed alla cura di questo nuovo canale. Per poi scoprire che qualcuno, da privato, l’ha già fatto aggregando un discreto gruppo di partecipanti.
  • C’è chi è già entrato nella grande famiglia di Facebook buttandosi velocemente nella mischia, senza obiettivi specifici, raccogliendo di conseguenza pochissimi interessati. Ora si interroga su cosa può fare con questo strumento e su come mai non abbia generato in poco tempo introiti milionari.
  • C’è chi sperimenta, verifica, curiosa, analizza, generando iscritti e contatti, provando ad acquistare clic a pagamento sullo stesso canale (ora che i prezzi sono ancora molto bassi e le conversioni piuttosto alte) cercando di capire e studiare come funziona tutto l’ecosistema.

Sotto alcuni punti di vista si tratta decisamente di un buon segno, dall’altra parte invece è l’ennesima dimostrazione che un fenomeno viene preso in seria considerazione solo quando arriva sul mainstream. Insomma c’è fermento, avete esperienze simili?

Facebook e Myspace: relazioni

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