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Strategia 2.0: motori di ricerca o passaparola?

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PassaparolaNegli ultimi anni sono venuti alla luce diversi servizi online che hanno raccolto un gran numero di utilizzatori, molti di questi siti hanno scelto la strategia del “nascosto”, dell’invito, della curiosità piuttosto che la più diffusa strategia di ottimizzazione per i motori di ricerca (e non sempre l’obiettivo è quello di generare grossi volumi di utenza). Insomma poche pagine pubbliche e quasi tutto il contenuto protetto da un login.

Parliamo di nomi altisonanti come Facebook, LinkedIN, BuyVIP e così via. Alcuni di questi pubblicano solo una piccolissima parte dei contenuti prodotti dalla loro comunità, altri lo fanno solo se espressamente richiesto dal singolo utente ed altri ancora scelgono di non rendere visibile proprio nulla ai visitatori occasionali.

La strategia è dunque sbilanciata sul passaparola/curiosità piuttosto che sull’ottimizzazione per i motori di ricerca. I “vecchi” forum ad esempio sono spesso ben indicizzati per ricerche specifiche e i contenuti generati dagli utenti sono pubblici, dunque la scelta è sicuramente ragionata. Ecco perché sarebbe interessante accedere a qualche numero: quanto funzionano meglio la curiosità ed il passaparola rispetto al contenuto interessante e facilmente trovabile?

IA Summit 2007: il pomeriggio

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Il pomeriggio è stato un po’ meno interessante per me. Bella l’idea degli speach brevi “Fifteen minute paper”, quasi modello Barcamp, ma seppur qualche domanda arrivi sempre dal pubblico il palco frena sempre l’interazione. Mi viene in mente un post che ho letto qualche giorno fa, dove si diceva che le aziende e chi fa PR inizia ad invitare i blogger perché sono gli unici che fanno tante domande, con poco timore reverenziale. Interessante il parallelo tra SEO e IA proposto da Alberto Mucignat e l’analisi per la UI di un caso reale che ha presentato Luca Mascaro. Le slide verranno rese pubbliche sul sito ufficiale della conferenza.

La sera poi, grazie agli sponsor, IA Summit ha offerto un aperitivo al centro Santa Chiara che ho raggiunto a piedi sfidando il freddo pungente di ieri: 1° secco. Poi un’ottima pizza in una birreria artigianale della zona, dove probabilmente pranzerò anche domani scegliendo qualcosa di tipico. Passeggiando per il centro di Trento si vedono i preparativi per i mercatini di Natale che apriranno settimana ventura.

Domani ultime presentazioni del summit e poi giro turistico.

Update: le slide di Alberto Mucignat e le slide di Luca Mascaro. E le slide di tutti.

IA Summit 2007: la mattina

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Primo post da Trento. Il viaggio è stato rapido ed indolore, poi grazie alle precise indicazioni sul sito ufficiale dell’evento sono arrivato in perfetto orario. L’organizzazione sembra ottima: registrazione, badge, password gratuita per per wi-fi (con richiesta di documento), documentazione informativa sui principali speaker, etc. Visto velocemente Luca Mascaro e Alberto Mucignat, poi forse qualche lineamento conosciuto, magari dopo provo a vedere di chi si tratta. Ora si entra nel vivo.

Il keynote “Innovazione, invenzione e futuro dell’architettura dell’informazione” di Eric Reiss è stato molto interessante, tanto da spingermi a chiudere il PC e concentrarmi sulle parole ei concetti: qual è la differenza tra innovazione e invezione? Sostanzialmente l’innovazione è ciò che risolve un problema (è un’attività sempre pianificata), mentre l’invenzione è la trasformazione dell’idea in realtà (e avviene anche per caso). Bella presentazione con buone slide – pubblicate sul sito dell’IA Summit nei prossimi giorni – un’ottima capacità comunicativa e di cattura dell’attenzione del pubblico.

Ho seguito poco invece l’intervento di Federica Longo sulla “Modellazione concettuale delle architetture orientate ai servizi” complici delle slide poco attraenti, ma anche la curiosità verso alcune applicazioni che Marco mi ha fatto vedere sul suo PC (ad esempio una sviluppata da un suo collega dell’Università di Lugano che permette di vedere quali applicazioni usi di più e quando).

Interessante la presentazione “Confusi e felici: il web 2.0 e le nuove sfide cognitive di internet” di Cristina Lavazza e Andrea Fiacchi. Si tratta di due laureati che hanno avviato una piccola ricerca basata sull’osservazione dei comportamenti e sulle risposte dirette di 20 persone, 10 junior e 10 senior. Oggetto della ricerca l’esperienza di navigazione di queste persone su tre siti considerati capisaldi del web 2.0: Twitter, Technorati e Flickr. Il primo ne esce distrutto sia per quanto riguarda i giovani che i più “anziani”, il secondo ottiene risultati positivi e negativi da entrambi gli insiemi, ma su punti diversi, mentre Flickr sembra essere tra questi il servizio più semplice, utile e comprensibile. Interessante come tipo di ricerca, forse su numeri troppo bassi.

Un gustoso coffee break e si siparte con Nicola Guardino che presenta l’intervento “Ontologies and classifications” che riesco a seguire davvero poco. Mi preparo all’intervento seguente di Mascaro sulla “UI per applicazioni web 2.0: facetag“.

IA Summit 2007, si parte

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Bene, baracca e burattini sono stati impacchettati e dopo 4 ore di sonno partirò alla volta di Trento per l’Information Architecture Summit 2007.

Vediamo un po’: ho riguardato il programma (sembra davvero interessante), mi sono iscritto al pranzo e alla cena, ho stampato tutte le indicazioni per arrivare e uno shot di Google Maps, segnato il numero di telefono dell’alloggio, stampato qualche link di cose da fare/vedere a Trento per il pomeriggio Sabato, sgranato gli occhi davanti alla previsione di un “-2°” di minima, caricato batterie varie… insomma dovrei essere pronto. Ora nanna, in attesa che canti il gallo alle 5 di mattina, je possino!

Spero ogni tanto di aggiornare il blog da lì, wi-fi permettendo.

The power to tag

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Disclaimer: post delirante. Nel ridisegnare mentalmente la nuova versione di dBlog mi chiedevo il motivo per cui i post e, più in generale, i contenuti creati da un blogger debbano essere taggati da lui. Va bene, la definizione di Tag – inteso come metadata – prevede sia l’associazione da parte dell’autore stesso sia quella da parte degli utenti. Ma lo scopo del tag qual è?

Il tag serve ad associare una o più parole chiave ad un’informazione, ad esempio un post, una foto, un link. L’obiettivo dovrebbe essere quello di portare l’utente al centro del processo di classificazione e migliorare la successiva esperienza di ricerca. Nonché di personalizzare l’organizzazione delle informazioni agevolandone il ritrovamento per un maggior numero di persone. E allora perche’ sui blog i tag sono sempre “asocial“?

Il concetto di folksonomy tanto caro al web 2.0 non viene mai applicato ai contenuti prodotti sui blog, o meglio, viene applicato solo quando questi contenuti passano dal blog sorgente ad altri servizi che aggregano e classificano. Questo fa si che tutti gli oggetti non aggregati/segnalati mantengano una classificazione basata sul singolo, l’autore. Non sarebbe più utile permettere il social-tagging all’origine, direttamente sul blog (a scanso di problemi di moderazione e partecipazione)?

Insomma penso che i tag creati unicamente dall’autore siano meno utili di quelli “completati” dagli utenti. Però non me la sento di dare tutta la colpa a Patti Smith, in fondo “people have the power, the power to tag” non suona poi così bene…  😀

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