semplicità

Semplice e stupido

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Quante volte ho sentito questa frase! La diceva un responsabile marketing americano con cui ho avuto modo di lavorare per qualche anno in riferimento al fatto che i servizi online devono essere così trasparenti da risultare banali (“Don’t make me think“, dicono). Che poi, anche e soprattutto per motivi contingenti e personali, è diventata in un certo senso una filosofia di vita.

E allora quando nell’aggregatore è comparso il post di Tambu ho pensato che non ci fossero parole migliori per descrivere come la penso su quest’argomento:

Ora, il fatto saliente è questo: non sarò un Dio dell’hacking, ma so leggere cinque guide, capire quali sono buone e quali no e so seguire le istruzioni passo-passo: a montare una ROM non ufficiale (magari la famosa CyanogenMod) ci metto un paio d’ore, a star tranquillo. Epperò non ne ho voglia, non ne ho più tanta voglia. Non ho più 15 anni e il tempo di passare una nottata a capire perché un driver non si caricava o a settare gli IRQ della scheda audio per far partire un gioco. Non ho voglia di infilarmi in un gorgo che mi porta via tempo, voglio semplicemente un telefonino da pigri: lo usi e ogni tanto compare il messaggio “c’è una nuova versione, la installo?” (che poi è esattamente quel che fa da sempre Google: mica ti chiedono di configurare nulla – vabeh, il minimo necessario – ti dicono di usare i prodotti e basta. Pensate un po’ se rilasciassero Gmail 3 ma il vostro fornitore di connessione a internet vi costringesse a usare sempre la 2!! ). Ho già un lavoro, un’attività in proprio, una famiglia e altri interessi per dovermi anche preoccupare di aggiornare il telefono.

Niente da fare: il tempo è importante e molte cose diventano secondarie. Le funzionalità, e in generale gli oggetti, non dovrebbero richiedere impegno o fatiche inutili, ma essere studiati solo per incentivarne l’uso. Basterebbe ricordarsi che sono le cose a lavorare al nostro servizio, non il contrario.

La tecnologia è difficile!

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Per quanto mi sforzi di credere il contrario… beh, non c’è niente da fare: la tecnologia non è per nulla semplice o naturale. E me ne sono reso conto davvero solo qualche giorno fa, quando mio padre mi ha chiesto di fargli qualche lezione su come si utilizza il web.

Bene, partiamo dal presupposto che in casa mia si è sempre parlato di tecnologia ed internet. Non dico che ci sia competenza, quantomeno molti termini sono conosciuti e più o meno associati a qualcosa di vicino alla realtà (chat, mail, blog, palmare, webcam, etc). Tempo fa c’era stato un timido avvicinamento a cartelle, sistemi operativi e robaccia del genere, poi abbandonato per mancanza di tempo e scarsa applicazione del discente. Insomma, ci riproviamo, questa volta andando sul concreto e senza la minima nozione di base (ovvero si naviga senza sapere come si salva un file né cosa sia o a cosa serva). 😀

Vengo al dunque: abbiamo visto come si accende il PC e quali sono le 2-3 cose da fare per connettersi, poi come “aprire” internet e infine come raggiungere un sito o cercarlo.

Avete mai spiegato una cosa del genere a qualcuno che non ha mai avuto a che fare con un computer? E avete provato ad analizzare il suo comportamento e dar peso alle sue domande? Voglio dire, dopo il primo impeto di risata un minimo di ragionamento ci sta.

Ad esempio le barre di scorrimento. Per mio papà è stato naturale accedere alla parte inferiore della pagina (quella non visibile) facendo scorrere la barra di destra verso l’alto, mentre tutti noi sappiamo che bisogna scorrerla verso il basso. Idem con la rotellina del mouse. Forse dovuto al background della macchina da scrivere, ma questo è stato il suo primo impulso.

Oppure i link. Qualsiasi cosa che fosse minimamente formattato veniva interpretato come un link: dal testo colorato al grassetto, passando per il corsivo e le immagini. Poi siamo arrivati alla questione della “manina”, con le minime dovute eccezioni. Ed ecco la domanda retorica: ma non bastavano solo due possibilità? Principiante! 😛

Infine i motori di ricerca. Prima di tutto è complicato comprendere che inserendo due parole come chiave di ricerca si possano ottenere risultati in cui queste siano distanti tra loro nel testo (cercando “ciao peppe” voleva trovare “ciao peppe” e non “ciao questo è peppe”, mica una richiesta da niente!). Senza contare che si aspettava che il motore rispondesse alle sue domande, chiaramente espresse tramite la sintassi umana ed in lingua italiana. Ok, magari il mio papino è un caso estremo – le terminava con il punto di domanda!! – però è questa la direzione che stanno prendendo i motori di ricerca.

Sapete cosa stavo pensando? Credo che ne giro di qualche mese, se continuerà ad usare internet, diventerà il mio tester di fiducia: ho intenzione di studiare i suoi comportamenti in relazione alle modifiche di un sito, ad esempio il blog. Sarebbe interessante riuscire a raccogliere un gruppo di principianti del web e studiare la maniera in cui utilizzano le funzionalità, si spostano tra le pagine, effettuano ricerche e così via.

Qualcun altro è alle prese con un elemento simile? 🙂

Le leggi della semplicità (John Maeda)

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Le leggi della semplicità - John MaedaNei giorni scorsi letto “Le leggi della semplicità“, un libricino di John Maeda, professore del MIT nonché designer ed esperto di interfacce le cui peregrinazioni continuano online com’è ormai pratica comune. Va via in 3-4 serate, è scorrevole, filosofico-metodico ed interessante sotto alcuni punti di vista. E’ semplice, molto american style. Non è legato espressamente al web, ma può essere molto utile come spunto per esperimenti di ottimizzazione o più semplicemente per riflettere sul metodo di progettazione e miglioramento di un servizio online.

La citazione: “Semplicità significa sottrarre l’ovvio e aggiungere il significativo“.

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