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e-Commerce: spazio ai brand con i nuovi Site Link di Google

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Giusto ieri cercavo su Google il nome di un sito. Non l’URL, intendo proprio il nome, che in questo caso corrisponde anche al brand (il marchio).

Il risultato della ricerca per questa keyword mi ha lasciato interdetto: una lista di 16 sitelink occupava l’intero schermo, sfruttando anche la dimensione del carattere. D’accordo, ho un monitor 13 pollici a 800 pixel di altezza, ma ero abituato a una rappresentazione diversa. Per intenderci ecco il tradizionale site link, il recente mini site link e il nuovo “expanded” o mega site link:

1) Google SiteLinks
Google Site Link (esempio di Yoox)

 

2) Google Mini SiteLinks
Google Mini Site Link (esempio di Pixmania)

 

3)Google Mega SiteLinks
Google Mega Site Link (esempio di YouBuy)

Archivio uno screenshot e, curioso, inizio ad approfondire la cosa attraverso i S.E.O. blog di settore. Si tratta di una nuova caratteristica dei risultati di Google (già in sperimentazione all’estero e ora introdotta in Italia), attiva per le sole ricerche legate al brand.

Velocissima e marginale nota di colore: effettuando la stessa ricerca attraverso uno smartphone, quindi via mobile, i sitelink vengono mostrati con la rappresentazione tradizionale.

Cosa cambia per chi fa e-Commerce?

Questa novità potrebbe avere ripercussioni importanti per chi si occupa di e-Commerce e vendita online. In particolare nel caso dei reseller (i rivenditori) ovvero quei commercianti che trattano uno o più prodotti di terze parti.

Cosa cambia per i rivenditori

Chi ha investito tempo e denaro nel posizionamento organico del suo shop online potrebbe avere una brutta sorpresa, quantomeno per le keyword generiche che includono il marchio. Nonostante queste chiavi di ricerca offrano una scarsa performance di conversione alla vendita, sono pur sempre un’importante fonte di traffico verticale per siti e-Commerce. Una probabile conseguenza è l’aumento delle campagne a ritorno immediato, come il keyword advertising (es. Google AdWords), una maggiore concorrenza per chiavi generiche e quindi un costo più alto. Da prendere in considerazione un approccio analitico e profondo alla teoria della “coda lunga“.

Una situazione simile, sebbene dovuta ad altri fattori (legati ai risultati sponsorizzati più in vista di quelli naturali), la racconta Steve Chou nel post “Why ranking high in organic search doesn’t cut it anymore when it comes to online stores” .

Cosa cambia per i titolari del brand

Viceversa, i titolari di marchio che utilizzano il canale internet per la vendita diretta del prodotto potrebbero ottenere enormi vantaggi dai nuovi site link. In questo caso, una strategia da valutare è quella di rendere più profondo e strutturato il sito, anche attraverso l’introduzione di nuove sezioni e di informazioni approfondite. L’obiettivo è convincere l’algoritmo di Google a presentare i contenuti di valore in formato site link, monopolizzando di conseguenza la prima pagina dei risultati grazie a un accesso diretto alle pagine (potenzialmente) più interessanti per gli utenti.

Mr Wolf risolve problemi, la prima pagina di Google no

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Adoro la scena di Pulp Fiction in cui Harvey Keitel, nei panni di Winston Wolf, arriva sul luogo del misfatto e con un’invidiabile calma si presenta ai due casinisti: “Sono il signor Wolf, risolvo problemi“. Wow!

Quanto sarebbe bello se Google potesse fare lo stesso per il nostro business o per quello dei nostri clienti. Purtroppo però non è così, specie se l’interesse nel posizionamento sull’ormai mitica prima pagina è guidato dalla sola volontà di stare davanti ad un competitor o di esserci per una questione di immagine. Negli ultimi mesi mi è già capitato con tre clienti.

Posizionarsi bene per determinate parole chiave (magari legate al nome generico dei prodotti) può avere molti scopi, l’ultimo dei quali – secondo il mio personalissimo parere – deve essere la semplice presenza o la diffusione di un brand. Mi piace essere concreto.

In un progetto il cui obiettivo è quello di invogliare le persone a compiere un’azione bisogna valutare le modalità, le keyword ed i messaggi che riescono a massimizzare la conversione desiderata. Posizionarsi per orgoglio, investendo ciecamente tempo e risorse, corrisponde semplicemente ad una perdita di focus.

Hai voglia poi a parlar di coda lunga e di risultati

Voglio essere in prima pagina su Google!

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Riflettevo da un po’ su questa cosa: ormai non c’è cliente che non concluda l’incontro con un “dobbiamo essere in prima pagina su Google” o un surrogato a piacere.

ClassificaIn pochi pensano agli obiettivi del sito, a quello che vorrebbero ottenere con i visitatori o alla qualità dei contatti. Credo che questo sia indice di un approccio superficiale, poco orientato ai risultati e più votato allo sterile apparire migliori degli altri. Non si tratta di scegliere tra brand, vendita, presenza… bensì di un banale disguido la cui chiave di volta è lì, in bella vista, ancorata a quella semplice parola: “primo”.

Posizionarsi in prima pagina non può essere lo scopo, ma al massimo il mezzo (uno dei tanti, peraltro). La richiesta di un buon imprenditore, secondo me, dovrebbe essere simile a “voglio ottenere 1.000.000 di visite in un mese” oppure “voglio ricevere 5.000 mail all’anno di persone interessate a” o ancora “voglio raddoppiare le vendite online di”. Il resto vien da se’.

Probabilmente alla base di tutto ci sono anche le mirabolanti promesse delle agenzie, ma dopo l’iniziale offuscamento una mente pensante può e deve uscire da questa logica. O no?

Google Suggest: la F di…

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Mentre parlo con Mafalda inizio una ricerca su Google: digito la prima lettera poi, soprappensiero, rispondo alla sua domanda e successivamente guardo il monitor. La F di… Facebook!

I suggerimenti di Google per le keyword che iniziano per F

Da circa un anno Google ha inserito nella sua home page la funzionalità “Suggest” grazie alla quale un menu a tendina suggerisce come completare la parola che stai digitando con i termini statisticamente più popolari.

Ai suoi tempi la cosa destò non poche perplessità tra gli addetti ai lavori, specialmente da parte dei professionisti di web marketing e i SEO. Argomenti condivisibili per quel che mi riguarda.

Tuttavia la schermata che ho davanti suscita in me qualche considerazione di altro tipo:

  • Più clic, meno caratteri

  • La maggior parte delle persone, e questo lo riscontro anche tra i professionisti del web, trova più semplice digitare l’URL o il brand su Google piuttosto che scriverlo direttamente nella barra degli indirizzi del browser (vedi le proposte: Facebook, Ford, Fiat, Fastweb, etc).
  • Una shortcut per domarli

  • Il suggerimento è definitivo per gli utenti “meno scafati”, infatti una volta selezionato con il mouse non è possibile affinare ulteriormente la keyword dato che Google mostra subito la pagina con i risultati. Al contrario utilizzando la tastiera è possibile selezionare il suggerimento ed aggiungere altre parole prima di avviare la ricerca.
  • Per ritrovare la sua coda che ha perso un dì…

  • Provando l’intero alfabeto si nota che il primo suggerimento proposto da Google.it è nell’80% dei casi un brand, di cui il 43% un marchio che parte dall’offline. Su quale base vengono ordinati i 10 suggerimenti (cfr il caso “Beppe“)? Di certo non per il numero di risultati indicizzati e probabilmente nemmeno per il numero di ricerche effettuate dagli utenti. E poi chissà quante ricerche vengono deviate rispetto l’idea iniziale.

Arrivo tardi? 🙂

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