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Come usare i Social Network

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Leggo da Stefano che il New York Times ha stilato una serie di regole e consigli per i propri collaboratori, nel tentativo di aiutarli ad utilizzare correttamente le reti sociali (es. Facebook). Eccone qualcuna, non tradotta letteralmente:

  • non scrivere nulla che non scriveresti nel tuo profilo pubblico professionale o sul tuo blog
  • fai attenzione a chi è tuo “amico”, i suoi contenuti potrebbero causarti imbarazzo di vario tipo
  • comunica con le persone di cui trovi l’indirizzo mail sulla rete sociale, ma fallo con educazione e discrezione

A prescindere dall’aspetto professionale sembrano i consigli della nonna: tutte chiacchiere, indicazioni scontate e comunemente accettate? Falso! Purtroppo molte persone – spero non la maggior parte – utilizzano male i social network, dove con “male” intendo semplicemente in un modo che potrebbe causare loro piccoli e grandi problemi in un futuro più o meno prossimo. E in un certo senso sono contento di sentire, ogni tanto, le stesse cose in TV.

Parlo della superficialità con la quale diversi utenti rendono pubbliche informazioni personali: dal dove vivi al cosa fai, dalla vita sentimentale agli amici ed alle relazioni, dall’organizzazione della serata fino a qualsiasi attività privata. Credo che esista uno strumento opportuno per comunicare/relazionarsi con i propri contatti, in base a quello che hai da dire (newsgroup, mail, chat, reti sociali, etc), ed è importante imparare a scegliere quello giusto per ogni occasione.

Anche in questo caso lo strumento è fantastico e indubbiamente ricco di vantaggi, per capirci io sono “pro”: ognuno deve però trovare il modo di usarlo al massimo delle sue potenzialità con il minimo rischio per sè stesso e per i propri contatti.

My two cents.

Facebook: la proprietà dei contenuti

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FacebookE’ importante far notare che il popolare social network abbia cambiato le condizioni d’uso dei suoi servizi, anche perché si tratta di testi noiosi, che quasi nessuno legge integralmente prima di iscriversi ad un sito.

Come spiega Giovy, la precedente versione concedeva a Mark e compagni il diritto di utilizzare i contenuti prodotti dagli utenti fino a quando questi non venivano cancellati da Facebook, quindi l’utente rimaneva di fatto proprietario di quello che pubblicava, nello specifico: “you retain full ownership of all your User Content“.

Le nuove condizioni invece non riportano più queste righe e di conseguenza l’utente cede a Facebook tutti i diritti di utilizzo di quanto carica sul sito: articoli, informazioni, fotografie, e così via. Nello specifico: “You hereby grant Facebook an irrevocable, perpetual, non-exclusive, transferable, fully paid, worldwide license (with the right to sublicense) to (a) use, copy, publish, stream, store, retain, publicly perform or display, transmit, scan, reformat, modify, edit, frame, translate, excerpt, adapt, create derivative works and distribute (through multiple tiers)…“.

La discussione nei commenti del post originale è accesa e vengono dettagliati alcuni punti interessanti.

Update: come dice Attivissimo, Facebook è tornata sui suoi passi, ma il fatto che possano modificare a piacimento, quando vogliono, le condizioni anche in maniera retroattiva… rimane una realtà.

Facebook e le aziende

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Negli ultimi giorni mi è capitato più volte di parlare con aziende che sono presenti su Facebook oppure che stanno pensando di entrarci ufficialmente:

  • C’è chi si chiede se ha senso aprire un gruppo a tema, molto verticale, ragionando su quale tipo di ritorno potrà avere e sopratutto quanto tempo dovrà dedicare alla gestione ed alla cura di questo nuovo canale. Per poi scoprire che qualcuno, da privato, l’ha già fatto aggregando un discreto gruppo di partecipanti.
  • C’è chi è già entrato nella grande famiglia di Facebook buttandosi velocemente nella mischia, senza obiettivi specifici, raccogliendo di conseguenza pochissimi interessati. Ora si interroga su cosa può fare con questo strumento e su come mai non abbia generato in poco tempo introiti milionari.
  • C’è chi sperimenta, verifica, curiosa, analizza, generando iscritti e contatti, provando ad acquistare clic a pagamento sullo stesso canale (ora che i prezzi sono ancora molto bassi e le conversioni piuttosto alte) cercando di capire e studiare come funziona tutto l’ecosistema.

Sotto alcuni punti di vista si tratta decisamente di un buon segno, dall’altra parte invece è l’ennesima dimostrazione che un fenomeno viene preso in seria considerazione solo quando arriva sul mainstream. Insomma c’è fermento, avete esperienze simili?

Facebook e Myspace: relazioni

Terremoto: cip cip cip

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ConnessioniOggi verso le 16:25 sento muoversi un po’ l’ufficio e penso che un collega abbia spinto qualcosa contro il muro. Lo stesso ha pensato lui di me, ridiamo. Poi sposto lo sguardo verso il monitor e vedo la chat di un’amica su MSN che scrive “terremoto!“. Lancio un twit e dopo pochissimo tre messaggi: jtheo (Milano), tambu (Genova), gluca (Bologna). Sicché la terra ha tremato: è ufficiale e, per me, più che autorevole.

Potenza di internet.

Il sito aziendale è morto? Risorgerà!

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Reti socialiOggi ho letto un post su [mini]marketing dove Gianluca si pone questa domanda “Il dubbio è: fino a quando servirà un sito scollegato dalla conversazione in corso? E perché continuare a usare i social media per portare traffico al proprio sito quando le persone vogliono rimanere nelle zone sociali della rete?“.

Io penso che i siti aziendali rimarranno per molto tempo delle isole a parte, però questo non vuol dire che siano scollegate dal resto. Secondo me l’evoluzione permetterà semplicemente una migliore e più alta integrazione dello strumento sito con gli strumenti sociali: per l’azienda la sorgente sarà sempre il proprio sito, ma la destinazione diventerà irrilevante.

Da questo punto di vista anche le aziende più evolute dispongono di un sito e questo è per loro il centro nevralgico delle attività online o quantomeno la versione ufficiale dell’immagine che l’azienda deve avere sulla rete. L’orticello privato, indipendente e personalizzabile al massimo secondo le proprie necessità. Probabilmente invece nasceranno nuove e più sofisticate possibilità per la distribuzione di contenuti (magari uno standard di comunicazione tra piattaforme), questo permetterà una relazione trasparente tra sistemi/tecnologie diverse permettendo il dialogo cross-platform tra utenti.

Lo scenario potrebbere essere qualcosa di simile a questo: l’azienda apre la selezione per la ricerca di una figura professionale e pubblica un articolo a tema sul proprio sito, automaticamente viene effettuato un broadcast su tutti i sistemi a cui partecipa (es. Facebook e LinkedIN). Le persone in relazione con l’azienda trovano il nuovo contributo sui servizi social di riferimento a cui sono iscritti e decidono di commentare oppure di proporre la propria candidatura sfruttando le funzionalità dei siti sociali stessi. Quindi scriveranno un commento direttamente su Facebook ed invieranno il proprio curriculum tramite LinkedIN. L’azienda riceverà queste informazioni direttamente nello strumento che utilizza come principale, cioé il proprio sito, e potrà decidere cosa rendere pubblico e cosa no, oltre ovviamente a continuare la conversazione con le persone in questione. Insomma, lato azienda, un solo posto dove produrre/fruire contenuti e relazioni..

I sistemi sociali si moltiplicano a vista d’occhio e nonostante si possano identificare dei leader ci sono comunque grosse fette di utenza irraggiungibili a causa della difficoltà a seguire tutto. Il problema principale sarà quindi il tempo (e i costi): è già così adesso per i privati e gli addetti ai lavori, a maggior ragione potrebbe esserlo per le aziende in futuro.

Probabilmente nasceranno soluzioni per agevolare la gestione delle identità sociali e delle conversazioni online, abbiamo visto gli esempi di Co.comment, Friendfeed, etc ma secondo me siamo ancora lontani dal coprire le reali necessità e c’è molto spazio di azione.

Voi cosa ne pensate: il sito morirà? Le aziende si sposteranno sui social network?

Foto da Wisetome.com

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