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Twitter attraverso FriendFeed: niente privacy

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Twitter - Problema di privacy sugli account protettiSu Twitter Alexiaco dice che utilizzando la ricerca interna al sito è possibile leggere gli aggiornamenti delle persone che hanno protetto i loro account rendendoli privati.

Ho provato, ma la risposta di Twitter mi pare corretta: “Either [NOMEUTENTE] has set twitter to private mode (hiding all messages from public view), or the messages between these users were so far apart in time that we couldn’t connect them.” Alex come posso riprodurre il problema?

Forse però non ho seguito la stessa procedura. Intanto aggiungo che sottoscrivendo un account su Friendfeed di qualcuno che ha protetto il suo feed su Twitter si riescono comunque a leggere tutti i suoi interventi dal sito FriendFeed usando la tab “Friends”…

Io sono collegato su Friendfeed con una persona che ha scelto di tenere gli aggiornamenti di Twitter privati. Su Twitter però non siamo collegati, eppure in FriendFeed leggo tutti i suoi twit.

Occhio! 🙁

Social network: le dinamiche delle relazioni

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Volevo condividere una personalissima impressione sui social network, più che altro basata sulla mia esperienza dell’ultimo periodo.

All’interno dei network dove vengono prodotti contenuti (es. Flickr, Del.icio.us, mySpace, Technorati, Youtube) o dove un automatismo aiuta l’offerta di relazioni (es. Last.fm) gli insiemi di “amici” di ogni utente si popolano nel tempo di persone prevalentemente sconosciute. Invece dove i contenuti cambiano poco (es. LinkedIN) o dove riguardano prevalentemente la vita del singolo (es. Twitter, Facebook) le persone nel proprio network sono pressoché le stesse, tra network sociali simili. Fanno eccezione i siti per “pasturare”.  😀

Inoltre cominciano a diventare parecchi e le differenze si assottigliano sempre di più. Probabilmente chi partecipa a molte reti sociali suddivide il proprio tempo per ogni profilo riducendo il livello di attività (che decresce in maniera inversamente proporzionale al numero di siti da seguire) e le persone/contenuti che si trovano sono a volte gli stessi che altrove. Personalmente preferisco centralizzare: poche cose, ma molto usate, in attesa magari di un sistema in grado di tracciare/gestire/aggregare tutto (sulla scia di Friendfeed).

E’ probabile che questo non valga per tutti i social network né per tutte le persone, ma sono curioso di scoprirlo: qual è la tua esperienza?

Live blogging @ Web 2.0 upload to business 2/8

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Il web 2.0: l’onda visibile del nuovo internet
Alberto D’Ottavi (Giornalista, blogger ed esperto Web 2.0 & Social Media)

alberto ad un’azienda: xche’ nono pubblicate le slide su slideshare?
azienda: che target ha slideshare?
alberto: su slideshare non si va piu’ dalla home page, che e’ lo strumento per definire il target!

parla di mash-up e dice che in italia non ci sono servizi che permettono mash-up mentre sono sempre le aziende americane a permetterlo, cioe’ sono aziende piu’ aperte (es. forniscono api). mostra slideshare e parla di embedding. alberto mostra il video di michael werch, quello che girava poco tempo fa nella blogosfera. rethink ourselves!

si parla di delicious, prima alberto ha mostrato gli utilizzi e le funzionalita’ di alcuni altri classici servizi web 2.0 e spiega la logica dell’intelligenza collettiva, la navigazione “per utenti”, una logica alternativa (anzi complementare) ai motori di ricerca. mia considerazione: alla fine sul web si cercano due cose 1) persone 2) contenuti. quindi non solo questo metodo e’ complementare a google, per esempio, ma anzi e’ migliorativo perche’ arriva a contenuti che ti interessano attraverso relazioni sociali che scegli tu per te stesso.

ora parla di video blogging, del blog di zoro e dei numeri che ha fatto con i video del grande fratello, di viralita’ ed emulazione (esempio del video “frangetta” che prende in giro un certo tipo di ragazza milanese, ma che poi e’ stato ripreso da altre citta’ e rifatto sulla loro realta’). attraverso bloglines guardiamo il blog di antonio sofi spiegando come si vede attraverso l’aggregatore. alberto fa vedere twitter e myspaces.

alberto mostra alcuni grafici che analizzano cosa succede con l’adozione di strumenti social netork: come cambia l’uso dei media, lo spostamento dell’attenzione, gli user generated content, (commenta: gli analsti fanno previsioni poco affidabili sull’evoluzione della tecnologia perche’ e’ troppo veloce), curva di diffusione dei blog tramite technorati (28 milioni l’anno scorso, ad aprile 40 ora 80 milioni). si parla della ricerca diario aperto e sembra che la 4° lingua della blogosfera sia propro l’italiano, con 2 milioni di blog. Alberto analizza alcuni dati risultanti dalla ricerca di diario aperto: i blogger danno piu’ fiducia ai blog che alla tv, i blogger diminuiscono quindi il tempo che spendono davanti alla televisione. alberto ha raccolto dei dati da cui si vede che il mainstream ha un trend in discesa mentre i blog in ascesa.

web 2.0 significa una serie di cose: disintermediazione. forniscono la piattaforma per pubblicare contenuti da parte degli utenti, danno quindi la possibilita’ di agire. questa scelta obbliga a rinunciare al controllo (tema clou per il marketing). le aziende devono non solo ascoltare, ma anche partecipare e scoprire nuovi argomenti per contribuire alla conversazione. i contenuti delle conversazioni devono essere liberi, modificabili ed aperti al resto dell’utenza. pensare ai media come un sistema integrato e non un sistema formato da tante isole. i siti di contenuti non dovrebbero piu’ essere pensati come “destinazione finale” degli utenti, ma dovrebbero invece mandare verso l’esterno per conquistare gli utenti, integrarsi ed aumentare la partecipazione. il web 2.0 e’ anche un insieme di metodologie, modelli, idee e fa una carrellata con alcuni esempi italiani: first generation network (associazione per l’imprenditoria giovanile informatica), saldi privati (last minute prodotti di moda, solo su invito: anche l’ecommerce puo’ essere ripensata), my minutes (per 1 euro si compra 1 minuto di visibilita’ in home page e il sito rimarra’ fermo quando i minuti di un anno saranno tutti venduti, anche qui c’e’ massima relazione tra utenti), due spaghi (recensioni di ristoranti e pareri), photoshakr (prende le tue foto da flikr e ti permette di usare il quadrato con le foto shakerate sul tuo blog, insomma un mashup, piu’ alcuni richiami a funzionalita’ esterne di siti di ecommerce come amazon per l’acquisto della macchina fotografica con cui e’ stata scattata la foto), mobango (startup, user generate content gratuito per telefoni cellulari), zooppa (startup, user generated advertising: fanno un contratto con un brand, dicono alla community di inventare uno spot, la community poi lo vota e il vincitore viene pagato).

il web 2.0 e’ qui, e’ in corso. bisogna presidiare la tecnologia come attori non come utenti. buone le slide e bravo alberto per il carattere divulgativo dell’intervento. 🙂

Su Linkedin

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Interlocutore: “…Ah no, cioè solo se è nella tua lista di contatti diretti. In pratica vedi i contatti della tua prima linea. Per capirci, io tra i miei contatti ho Tizio e vedo i suoi 100 contatti in chiaro. Mentre per chiunque altro vedi solo il numero dei contatti.

Marlenek: “e’ proprio questo che non ha senso, far vedere i propri contatti a cani e porci!!

Interlocutore: “Babbazzo! E’ il motivo fondante l’idea, altrimenti non si chiamerebbe LinkedIn.com, ma MyDicks.com 😉

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