usabilità

Di usabilità, pattern diffusi, famigliarità e furbizia

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Ho appena cliccato su un annuncio pubblicitario. Mi aspetto di arrivare su una pagina con maggiori dettagli che approfondiscano l’offerta e invece trovo una pagina opacizzata con un riquadro in sovra-impressione. Non riesco a leggere nulla dei contenuti in secondo piano (anche se li percepisco come di mio interesse), ma il riquadro è chiarissimo: per procedere devo inserire alcuni dati personali.

Ordinaria amministrazione? 🙂 Si tratta di una landing page coordinata con la campagna pubblicitaria, il cui obbiettivo è il lead, ovvero raccogliere i dati degli utenti. Per accedere ai contenuti ci sono due strade: 1) compilare il modulo 2) cliccare sul relativo pulsante “Chiudi” o sulla tradizionale icona “X” in maniera da rimuovere il riquadro.

Overlay pubblitario su: Dzineblog

Per convenzione, il pulsante di cui parlo viene posizionato in alto (di solito a destra e dentro il riquadro da chiudere) e se prevede un’etichetta testuale utilizza l’idioma corrente o un’icona rappresentativa dell’azione. Chi progetta l’esperienza utente online lo sa bene, e in alcuni casi ne approfitta. Così, l’utente poco pratico – che non ha voglia/pazienza di cercare il pulsante per chiudere – a volte compila il modulo o clicca sulla pubblicità. Per sfinimento.

Overlay pubblitario su: Smashinghub

Ottimo: un lead (o un clic) in più! Ma poi, parliamoci chiaro, quanto renderà nel tempo un utente che ha cliccato o si è iscritto forzatamente a causa di un trucchetto di bassa lega? E’ un po’ come relegare le informazioni di contatto in una zona poco visibile del sito, per evitare che i visitatori le utilizzino con frequenza. Già sentito, eh. 😉

Ironia a parte, tutto questo porta a pensare al proprio sito/shop e a porsi domande come: le funzionalità e le informazioni sono tutte al loro posto, cioè dove la gente si aspetta di trovarle? E quando non si trovano “al loro posto”, ho scelto di fare così o si tratta di un caso/errore?

e-Commerce: come le persone utilizzano gli smartphone

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Mobile Commerce

Uno studio di Google, “The Mobile Movement: Undestanding Smartphone Users” (di cui ho letto sul Tagliablog), fa luce su come le persone usano i loro smartphone in rapporto al web. Ecco qualche numero interessante anche per chi fa e-Commerce:

  • il 72% usa lo smartphone durante l’utilizzo di altri media (il 33%, in particolare, mentre guarda la TV)
  • infatti il 71% utilizza il telefono per cercare informazioni in seguito alla visione di un annuncio pubblicitario altrove: offline (68%), online (18%) o via mobile (27%)
  • il 50% di questi compie un’azione, come visitare il sito o effettuare un’acquisto
  • i motori di ricerca sono il sito più utilizzato, seguono i social network, i siti di negozi e di condivisione video
  • il 95% delle persone che accedono al web tramite smartphone ha cercato almeno una volta informazioni locali
  • di questi utenti, l’88% compie un’azione entro la stessa giornata, come ad esempio l’acquisto o la visita al negozio su strada
  • ben il 77% utilizza lo smartphone per contattare l’attività commerciale, principalmente tramite telefono o visita di persona
  • il 79% degli utenti sfrutta il telefono come strumento di supporto all’acquisto, raccogliendo informazioni sul negozio o verificando prezzi e caratteristiche del prodotto (il 70% lo fa direttamente dall’interno del negozio tradizionale)

Come sfruttare questi dati

Forse per i piccoli merchant è ancora presto per investire in una versione mobile del proprio e-Commerce (anche se, al solito, chi prima arriva…), tuttavia è possibile soddisfare gran parte delle necessità degli utenti con il minimo sforzo. Ad esempio realizzando una versione mobile del sito composta solo da una pagina contenente:
– le informazioni per contattare l’azienda via mail/telefono/fax/Skype
– le informazioni per raggiungere l’eventuale negozio su strada.

Un ulteriore consiglio è quello di posizionare l’esercizio commerciale anche su Google Places, in maniera da comparire tra i risultati delle ricerche geografiche su Google.

Poi, se c’è budget sufficiente, potrebbe essere utile un catalogo prodotti navigabile comodamente da smartphone. Questo è il primo vero passo in direzione del mobile commerce. Guarda quello di Amazon, secondo me è davvero ben fatto.

WhyMCA 2010 live blogging (appunti): dall’idea al design dell’interfaccia mobile

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Dall’idea al design dell’interfaccia mobile step by step, Ilaria Mauric

Esercizio di stile personale, analisi di un servizio online che utilizza (non realizzato da lei) e progetto di porting su mobile.

Ilaria fa’ una breve analisi dell’interfaccia web del servizio Monthlyinfo.com, per monitorare il ciclo. Mostra lo stesso sito su mobile: uguale, ma molto piu’ piccolo e quindi impossibile da utilizzare con le dita (tap). Utilizza il sito come utente, ma vorrebbe un’esperienza utente su mobile piu’ comoda per cui decide di progettarla.

Confronto tra web e applicazione. L’applicazione deve offrire risposte piu’ velocemente, avere funzionalita’ minime e semplici da utilizzare (per gli sviluppatori e’ svantaggioso perche’ bisogna riscrivere molto). Context is king. Il porting di alcune funzionalita’ non ha piu’ senso sul mobile, ad esempio i reminders diventano push notification.

Inizia a progettare con i wireframe tutte le varie schermate. Sceglie la piattaforma di sviluppo e quindi consulta le guidelines e l’SDK per ottenere le specifiche di progettazione (schermo, risoluzione, colori, etc). Poi interfaccia via PhotoShop con librerie.

Dubbi e discussioni con gli sviluppatori: c’e’ spazio nella schermata, aggiungiamo informazioni e funzionalita’? La scelta e’ stata negativa per non complicare l’interfaccia. Piu’ si aggiunge piu’ servono test con utenti. Altro dubbio: i colori aiutano davvero? Se la funzionalita’ e’ simile e porta alla stessa sezione dell’applicazione conviene mantenere lo stesso colore per una questione di usabilita’. Dubbio sulla risoluzione: 72dpi e 8bit e’ quella corretta? iPad ad esempio accetta 180dpi con profondita’ colore 16bit, ma per gli smartphone non ha trovato risposta.

Nuovi dispositivi = nuovi scenari = nuovi contesti = nuove interfacce.

Link incomprensibile? FAQ you!

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L’utilizzo di un registro adeguato è fondamentale in ogni genere di comunicazione, in particolar modo quando il pubblico appartiene ad un altro settore o, più semplicemente, le persone hanno competenze diverse: questo permette a tutti di comprendere e quindi controbattere. Credo che la capacità (e la volontà!) di essere chiari in maniera svincolata dal contesto sia una competenza di alto valore.

“Il buffer del bus e il tricker di Smith”

Utilizzare terminologia specifica ed acronimi è una pratica molto diffusa sul web, anche quando i principali destinatari del sito non sono certo anglofoni e informatici. Insomma credo che si possa tranquillamente parlare della classica supercazzula. 🙂

Parole come “login”, “logout”, “download” e “userid”, solo per citarne alcune, sono praticamente sconosciute ai più: in particolare quelle legate ad un’azione possono generare confusione e dubbi, riducendo l’utilizzo della funzionalità per incomprensione. Eppure vengono inserite ovunque. Ad esempio quante volte capita di trovare la parola “F.A.Q.” sui siti italiani? E quante volte viene erroneamente pronunciata “fac”? Bisogna solo sperare di non relazionarsi con un americano, perché sarebbe un vero disastro… 😀

La cosa interessante della pagina “FAQ” (di solito senza i puntini che identificano l’acronimo) è che risulta piuttosto visitata in alcuni siti che curo, target generalista. Non è la prima, non è l’ultima, ma viene consultata con buona frequenza. Va detto che si tratta di siti e-Commerce, dove la gente desidera approfondire il chi-dove-come prima dell’acquisto, ma mi sorge il dubbio che anche la curiosità e l’incomprensione spingano al clic. O magari le persone si sono abituate.

Un esperimento

Così ho deciso di fare un test. In un sito di nicchia, informativo, a target non informatico, provo a mettere un menu particolare chiamato “Extra”, senza nessun’altra spiegazione o differenza dagli altri. Sono proprio curioso di vedere se riceverà tanti clic diretti: tra qualche mese mi rifaccio vivo con i risultati.

Hai esperienze o idee a riguardo?

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