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e-Commerce Mobile: scarica gratis i risultati della ricerca sul m-Commerce in Italia 2012

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Siamo finalmente riusciti a formalizzare i numeri della nostra ricerca sul mobile commerce in un report scaricabile. A ottobre 2012, io e Francesca Castelli, abbiamo presentato i risultati durante SMAU Milano, oggi rilasciamo un documento gratuito con 50 pagine di grafici, dati, screenshot e considerazioni personali.

Ricerca Mobile Commerce in Italia 2012 (approccio dei merchant al fenomeno)

Lo studio analizza come i merchant italiani sfruttano il canale mobile per l’e-Commerce, principalmente dal punto di vista dell’adozione, dell’interfaccia utente e del processo di acquisto. La modalità presa in esame è quella web, escludendo ogni genere di app nativa.

Tra le domande a cui abbiamo cercato risposta ci sono queste:

  • quali categorie merceologiche utilizzano maggiormente il mobile?
  • quanti sono i mobile commerce in Italia?
  • quale modalità viene preferita?
  • che tipo di layout è proposto agli utenti?
  • quali informazioni aziendali vengono rese pubbliche?
  • quali canali di contatto prediligono le aziende?
  • quali strumenti di fidelizzazione vengono utilizzati?
  • com’è composto e organizzato il catalogo?
  • quali modalità di ricerca sono state implementate?
  • quali informazioni vengono mostrate nella scheda prodotto?
  • come vengono gestite le fotografie?
  • com’è strutturato il carrello?
  • come vengono gestite login e registrazione?
  • quante informazioni vengono richieste durante il checkout?
  • qual è l’iter di acquisto più diffuso?
  • e molto altro.

Potete scaricare il report da questo indirizzo “Mobile Commerce in Italia 2012 – come i merchant approcciano il mobile“, dove trovate anche altri documenti utili sul tema e-Commerce. Mi aiutate a diffondere il link? 😀

Grazie a Jacopo Pasquini per la collaborazione nell’analisi di alcuni shop mobile e ad A.I.C.E.L. per aver supportato l’iniziativa anche attraverso i merchant associati.

Di usabilità, pattern diffusi, famigliarità e furbizia

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Ho appena cliccato su un annuncio pubblicitario. Mi aspetto di arrivare su una pagina con maggiori dettagli che approfondiscano l’offerta e invece trovo una pagina opacizzata con un riquadro in sovra-impressione. Non riesco a leggere nulla dei contenuti in secondo piano (anche se li percepisco come di mio interesse), ma il riquadro è chiarissimo: per procedere devo inserire alcuni dati personali.

Ordinaria amministrazione? 🙂 Si tratta di una landing page coordinata con la campagna pubblicitaria, il cui obbiettivo è il lead, ovvero raccogliere i dati degli utenti. Per accedere ai contenuti ci sono due strade: 1) compilare il modulo 2) cliccare sul relativo pulsante “Chiudi” o sulla tradizionale icona “X” in maniera da rimuovere il riquadro.

Overlay pubblitario su: Dzineblog

Per convenzione, il pulsante di cui parlo viene posizionato in alto (di solito a destra e dentro il riquadro da chiudere) e se prevede un’etichetta testuale utilizza l’idioma corrente o un’icona rappresentativa dell’azione. Chi progetta l’esperienza utente online lo sa bene, e in alcuni casi ne approfitta. Così, l’utente poco pratico – che non ha voglia/pazienza di cercare il pulsante per chiudere – a volte compila il modulo o clicca sulla pubblicità. Per sfinimento.

Overlay pubblitario su: Smashinghub

Ottimo: un lead (o un clic) in più! Ma poi, parliamoci chiaro, quanto renderà nel tempo un utente che ha cliccato o si è iscritto forzatamente a causa di un trucchetto di bassa lega? E’ un po’ come relegare le informazioni di contatto in una zona poco visibile del sito, per evitare che i visitatori le utilizzino con frequenza. Già sentito, eh. 😉

Ironia a parte, tutto questo porta a pensare al proprio sito/shop e a porsi domande come: le funzionalità e le informazioni sono tutte al loro posto, cioè dove la gente si aspetta di trovarle? E quando non si trovano “al loro posto”, ho scelto di fare così o si tratta di un caso/errore?

e-Commerce: è sufficiente una versione mobile?

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Ultimamente si parla molto di internet in mobilità e dell’impatto degli smartphone sulle abitudini online, in particolare su mobile-commerce e marketing geo-locale. Decine di articoli sui blog tematici, ampia copertura sulle riviste e un tema che sembra aver monopolizzato le conferenze di settore.

E’ un bene che sia così, ma la diretta conseguenza di ciò non dovrebbe essere la corsa alla realizzazione di una “versione mobile” dell’e-Commerce. Questo errore è già stato commesso qualche tempo fa (e ne portiamo i segni), quando si pensava che le piattaforme fossero l’unica risorsa necessaria per vendere online con profitto.

Contesti diversi, comportamenti diversi

Qui non differisce il mezzo, ma il bisogno. Il mezzo diventa un “semplice” abilitatore. Ecco cos’è successo lo scorso dicembre 2010 sulle ricerche per acquisti natalizi in ambito retail. Dati di Google:

Trend ricerche desktop vs mobile (settimana prima di Natale 2010)

L’andamento di sinistra mostra il volume di ricerche su desktop nel tempo, mentre il grafico di destra mostra il volume di ricerche effettuate tramite dispositivi mobile. Per entrambi c’è una crescita in vista del periodo più ricco dell’anno – dicembre – ma la situazione cambia radicalmente nella settimana di Natale (evidenziata con lo sfondo azzurro). Le ricerche su desktop diminuiscono rispetto alle ricerche su mobile, che aumentano: sembra che gli utenti si affidino al cellulare per gli acquisti dell’ultimo minuto e per la store location (quando diventa impossibile ricevere per tempo una spedizione… occorre andare di persona).

La versione mobile deve rispondere (almeno) a esigenze di mobilità

Le necessità e gli interessi, quindi, divergono in base al mezzo utilizzato (fisso vs mobilità) e occorre tenerne conto durante la progettazione dello spazio dedicato. Specie se l’obbiettivo è quello di offrire un’esperienza di qualità che contribuisca a generare il maggior numero di acquisti, diretti o indotti.

Versione mobile del sito e-Commerce: Trenitalia vs Mediaworld

La versione mobile dello shop diventerà presto il minimo sindacale (provate a navigare/acquistare su Trenitalia tramite smartphone, poi fate lo stesso su MediaWorld) e la battaglia per stimolare un acquisto si giocherà anche sulla capacità di rispondere alle esigenze specifiche dell’utente, di volta in volta.

e-Commerce: come le persone utilizzano gli smartphone

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Mobile Commerce

Uno studio di Google, “The Mobile Movement: Undestanding Smartphone Users” (di cui ho letto sul Tagliablog), fa luce su come le persone usano i loro smartphone in rapporto al web. Ecco qualche numero interessante anche per chi fa e-Commerce:

  • il 72% usa lo smartphone durante l’utilizzo di altri media (il 33%, in particolare, mentre guarda la TV)
  • infatti il 71% utilizza il telefono per cercare informazioni in seguito alla visione di un annuncio pubblicitario altrove: offline (68%), online (18%) o via mobile (27%)
  • il 50% di questi compie un’azione, come visitare il sito o effettuare un’acquisto
  • i motori di ricerca sono il sito più utilizzato, seguono i social network, i siti di negozi e di condivisione video
  • il 95% delle persone che accedono al web tramite smartphone ha cercato almeno una volta informazioni locali
  • di questi utenti, l’88% compie un’azione entro la stessa giornata, come ad esempio l’acquisto o la visita al negozio su strada
  • ben il 77% utilizza lo smartphone per contattare l’attività commerciale, principalmente tramite telefono o visita di persona
  • il 79% degli utenti sfrutta il telefono come strumento di supporto all’acquisto, raccogliendo informazioni sul negozio o verificando prezzi e caratteristiche del prodotto (il 70% lo fa direttamente dall’interno del negozio tradizionale)

Come sfruttare questi dati

Forse per i piccoli merchant è ancora presto per investire in una versione mobile del proprio e-Commerce (anche se, al solito, chi prima arriva…), tuttavia è possibile soddisfare gran parte delle necessità degli utenti con il minimo sforzo. Ad esempio realizzando una versione mobile del sito composta solo da una pagina contenente:
– le informazioni per contattare l’azienda via mail/telefono/fax/Skype
– le informazioni per raggiungere l’eventuale negozio su strada.

Un ulteriore consiglio è quello di posizionare l’esercizio commerciale anche su Google Places, in maniera da comparire tra i risultati delle ricerche geografiche su Google.

Poi, se c’è budget sufficiente, potrebbe essere utile un catalogo prodotti navigabile comodamente da smartphone. Questo è il primo vero passo in direzione del mobile commerce. Guarda quello di Amazon, secondo me è davvero ben fatto.

Google Chrome: il problema della chiocciola @ nei form in Flash

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Qualche tempo fa vi ho raccontato di un problema con Google Chrome e i web form in Flash. Nello specifico succedeva che, pur digitando correttamente sulla tastiera, il carattere chiocciola (at, @) non veniva riportato all’interno del campo, invalidando le iscrizioni che non passavano il controllo sui dati.

La soluzione

A futura memoria questa è una possibile soluzione del problema, pubblicata come issue aperto su Google Code. Utilizzando l’SWFObject per caricare il form in Flash dovremmo avere un codice simile a questo:

<script type="text/javascript">
    // <![CDATA[
        var so = new SWFObject("form.swf", "form", "200", "200", "7", "#ffffff");
        so.addParam("wmode", "transparent");
        so.write("form");
    // ]]>
</script>

per ripristinare la corretta visualizzazione del carattere chiocciola anche sul browser Google Chrome (e Safari) bisogna eliminare la riga “so.addParam(“wmode”, “transparent”);”.

 

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