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e-Commerce e multicanalità: codici a barre per i coupon di OVS

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Una buona idea, quella dei codici a barre, semplice, che ti porta a esclamare: perché non lo fanno tutti?! Il canale web di una catena tradizionale soffre spesso di competizione con il retail su strada, questo perché i responsabili dei negozi interpretano l’e-Commerce come un avversario (invece che un alleato). Ma la multicanalità è valida per i merchant quanto per gli utenti.

OVS, marchio di abbigliamento leader in Italia, ha preso per fortuna un’altra strada. Grazie alla strategia del gruppo (Coin) e alle funzionalità di un tool per l’e-mail marketing, ha messo in piedi un sistema di couponing multicanale. Gli utenti iscritti al sito ricevono la promozione e possono usufruirne allo stesso modo sia online, tramite un codice alfanumerico da digitare, che in negozio, tramite la stampa di un apposito codice a barre.

I vantaggi sono molti, tra questi:

  1. offrire alle persone un’esperienza di acquisto/relazione multicanale davvero trasparente;
  2. misurare l’impatto di una campagna online sulle attività di vendita nei negozi tradizionali;
  3. sviluppare logiche sofisticate di CRM (dato che il codice a barre è personalizzato per utente).

Niente male, vero?

A/B test e split test nell’e-Commerce: quanto tempo per considerare affidabile il risultato?

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Sul blog di Visual Website Optimizer – uno strumento S.a.a.S. per gli split test – è comparso un articolo interessante sull’annoso problema dell’attendibilità di un test A/B (cos’è un A/B test?).

A/B test (split test) come funziona?

La domanda frequente è: quanto tempo occorre affinché i risultati di uno split test si possano considerare validi? In questo caso il tempo dipende dal traffico, ovvero quanti utenti passano ogni giorno dalla pagina contenente la modifica che vogliamo testare. In fondo si tratta di un ragionamento basato sulla statistica: i risultati saranno tanto più attendibili quanto più ampio sarà il nostro panel. Chiaramente nessuno ha un tempo infinito e, anzi, prima si ottiene la risposta meglio è.

Diventa importante definire una soglia oltre la quale il test si possa considerare concluso e i suoi risultati utilizzabili. Proprio ieri un amico mi ha chiesto se fossero sufficienti 6.000 utenti veicolati sulla pagina di test in 19 giorni di esperimento (con un +29% di conversione alla vendita). Si tratta di un valore certamente soggettivo, ma considerata la situazione e il bilanciamento automatico, secondo me sono più che sufficienti.

A/B test (split test) i risultati negli esperimenti in Google Analytics

La questione si fa spinosa per i siti a basso traffico. In questi casi, peraltro molto frequenti, verificare l’efficacia di una variante alla pagina diventa troppo impegnativo in termini temporali. Non possiamo attendere 400 giorni per scoprire quale headline funzioni meglio! Fortunatamente nel post “How to do A/B split testing on low traffic sites” l’autore raccoglie una serie di tecniche e consigli pratici per utilizzare gli split test in contesti con poco traffico, alla ricerca del tasso di conversione perfetto:

  1. ragionare per “micro-conversioni” (qui avevo segnalato un articolo interessante a riguardo);
  2. valutare modifiche che abbiano un forte impatto sulla psicologia delle persone;
  3. apportare modifiche radicali al layout;
  4. evitare i test multivariati;
  5. migliorare aspetti presenti nella maggior parte delle pagine;
  6. provare le due versioni in sequenza invece che bilanciando il traffico (su questa nutro qualche dubbio);
  7. provare anche test qualitativi.

E voi quali tecniche mettete in campo in questi casi?

Foto credit: 1 Robcubbon, 2 Marketingland.

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L’e-Commerce non serve per vendere, ma per far comprare.

Diego Vicamini – Country Manager Euroffice

Diego Vicamini Country Manager Euroffice

Per quanto gli acquisti online siano effettivamente in parte razionali e in parte emozionali, questa frase racchiude un po’ il senso dell’ottimizzazione delle conversioni e del web marketing persuasivo.

— L’e-Commerce non serve per vendere, ma per far comprare

Cosa guardiamo/escludiamo visivamente durante un acquisto online?

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I vecchi trucchi non funzionano più. O forse non hanno mai funzionato. Sta di fatto che EyeQuant (azienda tedesca specializzata nell’analisi con la tecnica “eye tracking“) mette in discussione diverse credenze di chi fa web design o web marketing e lo fa con uno studio molto interessante.

Alcuni spunti per un mea culpa professionale:

  1. lo sguardo delle persone non è attirato dalle zone che i visi altrui sembrano indicare. E’ molto più interessante un titolo o una funzionalità utile;
  2. un testo molto grande non attira l’attenzione, ma anzi viene automaticamente escluso dal nostro cervello che lo associa a un’headline pubblicitaria. Molto meglio destinare informazioni importanti ai testi con dimensioni intermedie;
  3. il gratis non tira più come una volta 🙂 Le persone fanno esperienza e sembrano prediligere un serio approfondimento.

Via Linkiesta.

Lead generation: 25.000 iscritti in due giorni, quasi gratis

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Groupon - Screenshot amuleti antisfiga (lead generation)

Chi fa lead generation sa bene quanto sia difficile trovare l’idea giusta che solleciti la motivazione dei visitatori e li spinga a iscriversi al sito. Groupon in soli due giorni ha generato (quasi gratis) 25.000+ iscritti facendo leva sulla psicologia delle persone e sulla viralità di un’idea nuova, coinvolgente e simpatica.

A costo zero è possibile acquistare 3 amuleti antisfiga in grado di proteggere dai problemi più comuni della giornata lavorativa: la mail urgente che arriva poco prima di uscire dall’ufficio, la chiamata del boss e il weekend di pioggia. Dove sta la furbata? Intanto il prodotto non ha costi per Groupon, ma l’acquisto – sebbene al prezzo di 0 € – segue lo stesso iter dei prodotti tradizionali e quindi necessita di registrazione. Un nuovo utente per Groupon al costo di un sorriso.

Qui il deal Grupon con gli “amuleti antisfiga”.

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